Partite Iva, arriva l’anno zero

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La nuova Legge di Stabilità ha cambiato regole e requisiti per accedere al cosiddetto regime fiscale dei minimi possibile per liberi professionisti e lavoratori autonomi che decidono di avviare una propria attività e aprire la partita Iva. Se il vecchio regime prevedeva, per cinque anni o fino al compimento del 35esimo anno di età, un’aliquota di tassazione al 5% per ricavi fino a 30mila euro, il nuovo, invece, aumenta la tassazione al 15% per coloro che ricevono compensi compresi tra i 15 e i 40mila euro, a seconda dell’attività professionale che si svolge.

Si è subito mossa l’Agenzia delle Entrate che ha pubblicato sul proprio sito il primo vademecum.  Per aderire al nuovo regime dei minimi basterà barrare la casella prevista per l’adesione al precedente “Regime fiscale di vantaggio per l’imprenditoria giovanile e lavoratori in mobilità, previsto dall’art 27, commi 1 e 2 del Dl n. 98/2011”. E’ prevista un’unica imposta, in sostituzione di IRPEF, addizionali regionali e comunali e IRAP, con un’aliquota fissa pari al 15% sul reddito imponibile, determinato forfettariamente in ragione dei ricavi o dei compensi; non è contemplata alcuna ritenuta d’acconto da applicare, così come è stabilito l’esonero dal pagamento dell’IVA e dai principali adempimenti, come la registrazione e la tenuta delle scritture contabili; non sono stabiliti limiti di età per aderire o limiti di tempo per quanto riguarda la permanenza nel regime; ci sarà una riduzione di 1/3 del reddito imponibile per i primi 3 anni per i contribuenti che si avvarranno del nuovo regime per avviare una nuova attività.

Tutto positivo quindi? Non sembra visto che lo stesso Presidente del Consiglio,  Matteo Renzi, ha tenuto a precisare, in un’intervista rilasciata a RTL 102,5: “Non possiamo non inserire nei prossimi mesi un provvedimento ad hoc per i giovani professionisti che non hanno avuto vantaggi dalla legge di stabilità: un intervento correttivo è sacrosanto e mi assumo la responsabilità di farlo nei prossimi mesi».  «La legge di stabilità – ha spiegato Renzi – ha un punto problematico sui temi delle partite Iva: abbiamo ridotto al settore le tasse di circa 1 miliardo per 1 milione di destinatari ma il meccanismo ha un effetto che fa molto arrabbiare i giovani nella suddivisione di questi soldi. Il giovane avvocato o architetto ha qualche difficoltà in più essendo stato alzato il contributo sociale».

I giovani professionisti, ricordiamo, potranno usufruire del nuovo regime dei minimi se resteranno sotto la soglia  di 15 mila euro di reddito annuo. Una cifra, secondo l’osservatorio Adepp, al di sotto del compenso medio (18.640 euro lordi, pari a 723 euro al mese netti) delle partite Iva iscritte all’Inps. Questo significa che sforerà anche chi avrà redditi non degni di essere chiamati tali. In questi casi, Confprofessioni Lazio ha calcolato un incremento della tassazione dei giovani professionisti stimata intorno al 500%. L’aliquota passerà dal 5% al 22,48% per l’area tecnica, del 23,77% per l’area economico-sociale, del 24,58% per l’area sanitaria e del 25,11% per l’area giuridica.
“I nostri giovani professionisti, secondo l’ultimo studio del centro studi dell’Associazione, guadagnano  in media poco più di 18mila euro lordi all’anno – sottolinea il Vice Presidente dell’AdEPP, Giampiero Malagnino – questo significa che la stragrande maggioranza dei under 35enni non potrà ricorrere al nuovo regime di minimi. Serve una riflessione attenta”.