Redditi in calo ed ancora age pay gap e gender pay gap. Ce lo dice il V Report AdEPP

“Sei anni fa, alla presentazione del primo rapporto sulla previdenza privata, lanciammo lo slogan “non c’è previdenza senza lavoro”, oggi ne traiamo le conseguenze, preoccupati dai dati materiali, impegnati nella battaglia del cambio di paradigma. I nostri giovani, i giovani professionisti, giovani cittadini italiani, si sentono disorientati. Rischiano di sviluppare anticorpi negativi rispetto ad un sistema che ha un solo lampante difetto: non offre sufficienti opportunità di ingresso, non appare sufficientemente paritetico, fa scomparire il tema della protezione sociale in un orizzonte considerato lontanissimo e irraggiungibile. In ultima analisi i giovani sentono di essere stati danneggiati dai diritti delle generazioni precedenti, da un mercato del lavoro asfittico in cui la domanda è molto inferiore all’offerta e il prezzo da pagare è alto e ingiusto”, inizia così la prefazione del Presidente Andrea Camporese al Quinto Report sulla Previdenza privata e privatizzata, oggi affinato nella dimensione regionale, elaborato dal Centro Studi AdEPP.

E i numeri parlano chiaro. Ancora un segno negativo sul fronte redditi, – 18,35% dal 2007 al 2014, Biologi, Consulenti del lavoro, Notai, psicologi, Avvocati, Infermieri e Architetti le professioni più colpite. Ancora un age pay gap drammatico: un giovane professionista guadagna in media 12.469 euro lorde all’anno, poco più un trentacinquenne (17.852 euro lorde all’anno), si deve arrivare alla fascia 45/50 anni per trovarsi di fronte ad uno stipendio che ha la dignità di chiamarsi tale, poco più di 40mila euro lorde all’anno. E poi ancora il gender pay gap che registra picchi del 50% in meno di reddito tra una professionista donna e un collega uomo. Un quadro complessivo che racconta non solo come la crisi stia ancora impattando sulle professioni ma quanto il nostro Paese sia diviso in due.

“Quelle tremende distanze di reddito tra giovani e meno giovani e tra uomini e donne che emergono per l’ennesima volta da questo rapporto – denuncia il Presidente Camporese – ci gettano addosso una responsabilità fortissima che non può essere evitata. Un professionista in Calabria guadagna il 65% in meno di un collega in Lombardia. E’ evidente che la vivacità e la storia del tessuto economico influiscono, la distanza resta comunque inaccettabile, frutto di dinamiche che nulla hanno a che fare con l’esercizio di una responsabilità di prestazione che vale per il suo contenuto intrinseco”.

Un valore pienamente riconosciuto e ribadito a più riprese in Europa ma che fa fatica ad essere ancora stimato in Italia. “Abbiamo cercato di sfondare una porta, e ci siamo riusciti, per trasmettere un concetto: chi fa libera professione non è un privilegiato, è un soggetto che assume grandi rischi sul mercato e spesso funziona da ammortizzatore sociale assumendo altre persone nel proprio studio. Bruxelles se ne è accorta – sottolinea Camporese –  l’Italia un po’ meno, ma il processo è oltre il punto di ritorno. 260 milioni di euro di finanziamenti tramite bandi europei ai liberi professionisti italiani sono un segno chiaro e distinto della linea futura. Lo spazio unico delle professioni in Europa è realtà, votata dal Parlamento, foriera di rischi e opportunità. Non capirlo sarebbe ottusamente antistorico, subirlo, con i secoli di storia che abbiamo alle spalle, sarebbe semplicemente buttare dalla finestra un pezzo del patrimonio della civiltà continentale”.

Un Sistema, quello delle Casse, che è in crescita, qui il trend positivo si conferma, + 65,19% di entrate dal 2005 al 2014, così come si confermano le azioni di welfare che gli Enti aderenti all’AdEPP continuano a mettere in campo per i propri iscritti: +251% ammortizzatori sociali, + 30% Indennità di maternità, + 50% agevolazioni contributive per i giovani, + 30% per long term care.

“La crescita della protezione sociale, del tutto autofinanziata e non gravante sulla collettività – spiega il Presidente dell’AdEPP –  è stata impetuosa nell’ultimo decennio. Siamo stati attori di una reazione forte e costante mentre il contesto economico del Paese andava deteriorandosi non certo per nostra scelta. In questo quadro la decisione di aumentare la tassazione della rendita dei nostri patrimoni, prima al 20 per cento (Governo Monti) poi al 27 per cento (Governo Renzi) lascia senza parole i colleghi di mezza Europa (non tassati) e insigni economisti non accusabili di simpatie. Un  grave errore di analisi e strategico, una palese ingiustizia che verrà sicuramente al pettine nella disamina sull’omogeneità dei trattamenti fiscali e, in questo caso sociali, in corso in Europa”.

E per chiudere con i numeri: 8 miliardi di euro investiti in titoli di Stato, 64,6 miliardi di euro il Patrimonio, 9 miliardi di euro le entrate,   5,6 miliardi di euro le prestazioni erogate.

E’ stato fatto tutto il possibile? si chiede Camporese. “No. Il sistema delle Casse privatizzate ha fatto molto – risponde Camporese – non si tratta di un giudizio viziato dal ruolo, ma di un semplice confronto di dati. Nel lasciare la presidenza di Adepp dopo sei anni, mi auguro che il gravame che sentiamo sulle spalle possa essere condiviso che i nostri giovani, sempre più consapevolmente chiamati alla governance di settore, e con una classe di decisori politici che sappia andare oltre la prossima elezione”.