Ddl Riforma codice appalti. Si dal Parlamento italiano e da Bruxelles arriva il Dgue

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Mentre è stato approvato in via definitiva dal Senato, con 170 voti favorevoli, 30 contrari e 40 astenuti, il DDl per la riforma del Codice Appalti  da Bruxelles arriva il Documento unico di gara europeo.  La Commissione Europea ha adottato il modello cui i Paesi membri dovranno attenersi per elaborare, appunto,  il DGUE e dovranno farlo entro il 18 aprile data che  coincide con quella per il recepimento delle Direttive sugli appalti pubblici.

Come si legge nella relazione illustrativa del regolamento, il DGUE è un’autodichiarazione dell’operatore economico sulla mancanza di cause di esclusione e possesso dei requisiti richiesti nella selezione.  L’obiettivo che si vuole raggiungere con il DGUE è quello di ridurre gli oneri amministrativi necessari per produrre tutti i certificati richiesti relativi ai criteri di esclusione e di selezione.

Quando predispongono i documenti di gara, le amministrazioni aggiudicatrici e gli enti aggiudicatori dovranno indicare quali informazioni sono richieste agli operatori economici. Gli operatori potranno riutilizzare  le informazioni fornite in un DGUE già utilizzato in una procedura di appalto precedente, purché queste risultino ancora valide.

Ma torniamo a casa nostra.  E vediamo a grandi linee i cardini della Riforma degli appalti. Innanzitutto cresce il potere di controllo dell’Autorità nazionale anticorruzione (ANAC). L’autorità dovrà tenere un albo dei commissari di gara, vigilare sulla qualificazione delle Stazioni Appaltanti, contribuire alla semplificazione del sistema AvcPass, redigere atti di indirizzo quali linee guida, bandi-tipo, contratti-tipo ed altri strumenti di regolamentazione flessibile. L’Anac sarà coinvolta, insieme al Ministero delle Infrastrutture, nella redazione delle linee guida per l’attuazione del nuovo Codice Appalti.

I servizi di ingegneria e architettura e tutti i servizi di natura tecnica non potranno più essere affidati basandosi solo sul criterio del prezzo o del costo, ma su quello dell’offerta economicamente più vantaggiosa. Non sarà possibile affidare in base al criterio del massimo ribasso gli appalti in cui il costo della manodopera è pari ad almeno il 50% del valore del contratto. Per i bandi di servizi ad alta intensità di manodopera saranno usate regole speciali da definire. Il testo prevede inoltre una clausola sociale per garantire la stabilità occupazionale del personale impiegato nell’appalto. La fase progettuale e la qualità architettonica saranno valorizzate con l’introduzione dei concorsi di progettazione. Le gare non potranno essere bandite solo sulla base del progetto preliminare. I progetti dovranno essere pubblicati online per garantire la ponderazione delle offerte.

Il ricorso all’appalto integrato dovrà essere radicalmente limitato tenendo conto in particolare del contenuto innovativo o tecnologico delle opere da appaltare in rapporto al valore complessivo dei lavori. Bisognerà inoltre prevedere la messa in gara del progetto esecutivo.  Saranno cancellati gli incentivi alla progettazione (2%) per i dipendenti pubblici. Le risorse saranno destinate ad attività di programmazione e controllo.

Per la qualificazione delle imprese sarà fondamentale la “buona condotta” tenuta negli appalti precedenti. Negli appalti dovrà essere garantita la sostenibilità energetica e ambientale legando il criterio di aggiudicazione ai costi del ciclo di vita dei prodotti e prevedendo un punteggio maggiore per i lavori, i beni e i servizi con un minore impatto sulla salute e sull’ambiente.

Soddisfatto il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Graziano Delrio. A suo avviso “fare buone opere pubbliche significa non solo dare lavoro, ma creare fiducia”. La riforma consentirà quindi di snellire le procedure e di effettuare una forte lotta alla corruzione.

Secondo l’on. Pd Ermete Realacci, presidente della Commissione Ambiente della Camera, l’approvazione della delega “apre in Italia una nuova stagione di trasparenza, efficienza, qualità, partecipazione, tempi e regole certe nei lavori pubblici”. Fra le novità più qualificanti, sottolinea Realacci, il superamento della legge obiettivo, l’archiviazione del massimo ribasso e delle varianti in corso d’opera, l’introduzione del débat public, ma anche il ruolo dell’Anac come garante della trasparenza e della legalità e la maggiore attenzione alla sostenibilità ambientale.

Il sì arriva anche dal Consiglio nazionale degli Architetti: “Finalmente una svolta nel settore dei lavori Pubblici che premia la qualità e la centralità della progettazione. La qualità dell’architettura rappresenta l’unica arma contro la cattiva sorte delle opere pubbliche per avere opere realizzate bene e al giusto costo e che rispondono concretamente ai bisogni dei cittadini. Ora ci aspettiamo che si predispongano al più presto le conseguenti norme chiare e semplici in modo che il nuovo Codice sia al più presto operativo”.

Soddisfazione è stata espressa anche da Fondazione Inarcassa. Il presidente, Andrea Tomasi, considera la legge “un passo importante attraverso il quale sono riconosciuti la professionalità la natura intellettuale del lavoro dei professionisti”.