Dipendenza da cibo, arriva l’indagine Enpab

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L’indagine, la prima in Italia, presentata oggi a Milano, tenta di intercettare, tra gli individui che si recano dal nutrizionista, chi presenta maggiori criticità nel rapporto con il cibo.

Un progetto che nasce dalla Rete ENPAB-Fondazione BRF e che prevede – oltre la diffusione dei risultati e dell’interpretazione degli studi – la preparazione di corsi, seminari, convegni e quant’altro potrà rivelarsi utile nella comprensione del comportamento alimentare e alla crescita scientifica, culturale e professionale dei biologi nutrizionisti, grazie all’interdisciplinarietà con la medicina e la psichiatria.

La Rete – i cui responsabili sono la Dottoressa Tiziana Stallone, Presidente Enpab e il Prof. Armando Piccinni, Presidente della Fondazione BRF – è costituita essenzialmente dagli studi libero-professionali dei nutrizionisti che contribuiranno ad arricchire gli altri componenti del network con le proprie esperienze.

Nello specifico il network ENPAB-BRF ha le seguenti finalità:

  • Favorire l’aggiornamento professionale sui temi del comportamento alimentare, della psiconutrizione, sulla correlazione tra alimentazione e disturbi della condotta alimentare, disturbi dell’umore, struttura temperamentale, e più genericamente sui temi correlati alla nutrizione e alla condizione psicologica dei soggetti.
  • Contribuire alla interdisciplinarietà nel campo della nutrizione e del comportamento alimentare, favorendo il confronto tra diversi professionisti quali: biologi nutrizionisti, psichiatri, psicologi, bioingegneri, esperti della comunicazione.
  • Promuovere delle indagini all’interno degli studi libero professionali, volte allo studio del comportamento alimentare.
  • Curare pubblicazioni scientifiche derivate dalle indagini della Rete ENPAB – Fondazione BRF.
  • Promuovere la stesura di linee guida pratiche e scientificamente validate, che sosterranno i biologi nutrizionisti e gli altri specialisti, nello svolgere la loro professione con l’arricchimento di nuove competenze.
  • Creare un “modus operandi” scientificamente validato nell’ambito della nutrizione alla luce di parametri di ordine psicologico-comportamentali.

Pasti principali e spuntini

Una delle evidenze più interessanti riguarda la colazione la mattina. La tendenza è abbastanza evidente sul comportamento alimentare. Infatti la totalità dei soggetti (100%)con diagnosi di food addiction fa colazione ogni mattina contro l’88% del soggetti senza diagnosi. Il 67% di essi mangia merendine, biscotti, cereali zuccherati o dolciumi (contro il 44% dei senza diagnosi) ed è solito zuccherare le bevande della prima colazione (54% contro il 38% dei senza diagnosi).

Sul consumo di zucchero c’è una controtendenza. Il 15% dei soggetti con diagnosi dichiara di consumare nella giornata più di tre cucchiaini di zucchero (contro il 29% dei senza diagnosi)

L’85% fa abitualmente uno spuntino di metà mattina o metà pomeriggio contro il 73% dei soggetti senza diagnosi dei quali il 69% mangiano frutta contro il 74% dei senza diagnosi. Il 38% dichiara di mangiare abitualmente dolciumi, biscotti e merendine agli spuntini (contro il 13%) mentre il 15% mangia abitualmente pizza o prodotti di rosticceria agli spuntini (contro l’8%).

Altro elemento interessante è il comportamento alimentare prima di andare a dormire. Il 62% dei soggetti con diagnosi da food addiction fa uno spuntino (contro il 20% dei senza diagnosi) consumando perlopiù dolciumi e merendine (31% con d. /15% senza d.) oppure patatine, noccioline e alimenti salati (15% con d. /6% senza d.).

 

Comportamento alimentare

Il 62% dei soggetti con diagnosi da food addiction è solito spiluccare durante il giorno (contro il 38% dei senza diagnosi) solitamente quando guarda gli schermi (tv, videogiochi, internet) (38% contro il 25%) ed è solito mangiare solo (46% contro 29%).

 

Dieting

Il 100% dei soggetti con diagnosi da food addiction (contro l’89% dei senza diagnosi) ha già provato a perder peso, praticando il “fai da te” o il “passaparola” (62% contro 41%) oppure affidandosi ad internet (38% contro 16%). Il 92% dei soggetti con diagnosi si è affidato a un professionista (biologo, medico, dietista) mentre lo ha fatto solo l’85% dei soggetti senza diagnosi.