Casse. Legittimo fissare un contributo minimo

Il contributo minimo previsto dalla Cassa forense è legittimo e dovuto. È quanto ha deciso il tribunale di Roma che ha, inoltre, sancito che l’adesione alla Cassa non è un ostacolo alla concorrenza né crea discriminazione tra i professionisti della stessa categoria in quanto l’iscrizione è obbligatoria per tutti.

“Nella sentenza giustamente si afferma che la contribuzione minima assicura una pensione adeguata al libero professionista – sottolinea il Presidente Nunzio Luciano – e serve inoltre, soprattutto mediante la contribuzione dei redditi più elevati, a garantire anche a chi oggi impugna il regolamento tutta una serie di prestazioni assistenziali. Pensare alla copertura previdenziale significa guardare non soltanto al domani ma anche al futuro e proprio a questo serve accantonare il risparmio previdenziale, a garantirsi un futuro migliore”.

“I contributi sono obbligatori perché alla base c’è un patto tra generazioni – ricorda il presidente dell’Adepp Alberto Oliveti -. Infatti chi lavora mantiene con i propri contributi le prestazioni di chi ha lavorato. Così sarà anche in futuro: chi lavora oggi avrà la propria pensione grazie ai lavoratori di domani”.

“Il sistema previdenziale forense – spiega il Presidente Luciano – prevede anche numerose prestazioni di welfare, perché siamo una Cassa che punta molto e sempre di più sul welfare in favore degli iscritti, offrendo riduzioni e agevolazioni per l’inizio della carriera, sostegno alla genitorialità, alla formazione e alle startup. Il nostro è un sistema fortemente solidaristico”.

La sentenza è stata accolta con soddisfazione dalla Cassa dei dottori commercialisti,  il cui presidente, Walter Anedda, ha sottolineato come: “Nella riconosciuta autonomia normativa si sostanzia la autonomia gestionale, amministrativa e contabile enunciata nel Dlgs 509/1994 che, assieme alla autonomia finanziaria, completano il perimetro di responsabile ed efficiente gestione degli Enti” .