Donne, tecnologie e quel gap che ancora pesa sull’Universo femminile

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Il divario tra donne e uomini in ambito lavorativo continua a crescere e in Italia il dato appare preoccupante, soprattutto nel settore STEM (Science, Technology, Engineering, Arts and Mathematics). I dati emersi dalla ricerca condotta da CA Technologies “Innovazione al femminile: tecnologia, cultura umanistica e creatività” (in allegato due infografiche) evidenzia, ancora una volta, come il gap di genere non corrisponda al ruolo sempre più determinante delle donne in tutti i settori.

L’indagine fotografa un contesto in cui appare  evidente la centralità delle tecnologie digitali nelle strategie delle aziende: il 42% dei Direttori dei Sistemi Informativi coinvolti le sta introducendo per migliorare i processi, il 14% per rendere più competitiva l’offerta di prodotti e servizi e il 38% per portare l’innovazione in entrambe le aree.

I risultati della ricerca confermano, inoltre, che le tecnologie digitali stanno accelerando anche la trasformazione dei modelli organizzativi delle aziende, oggi orientate soprattutto a ricercare una maggiore interazione tra la divisione Information Technology e le linee di business e una collaborazione più integrata ed efficace con fornitori e partner. In altre parole, si sta mettendo in pratica il concetto di “azienda aperta”, di cui si discute da tempo, anche in termini di creazione di team interdisciplinari e multifunzionali (45%) e di nuove figure professionali (45%).

A questo proposito, ben il 32% delle realtà coinvolte ha istituito una funzione espressamente dedicata all’innovazione che, nel 67% dei casi, risiede all’interno della struttura Sistemi Informativi, dimostrando ancora una volta che la tecnologia è il vero motore dell’innovazione.

Una fetta di “futuro” che registra, ancora una volta, una scarsa presenza di donne visto che, secondo lo studio, il rapporto tra la presenza di uomini e quella delle donne è di  9 a 2.

Eppure, secondo i risultati dell’indagine di CA Technologies, chi si occupa di risorse umane riconosce il ruolo delle donne nel cammino verso l’innovazione: l’83%, per esempio, si dice molto o abbastanza d’accordo sul fatto che, all’interno dei team di sviluppo, possano dare un significativo valore aggiunto alla creazione di prodotti e servizi in grado di cogliere maggiormente e indirizzare meglio le esigenze dell’utenza femminile. Ancora più importante il fatto che l’84% degli stessi intervistati ammetta che una maggiore presenza di donne negli ambiti tecnico-scientifici potrebbe avere un impatto sulla crescita del business aziendale.

Le donne inoltre possiedono alcune delle competenze maggiormente richieste nei processi di innovazione. Secondo i risultati dell’indagine, per i Direttori dei Sistemi Informativi le soft skill più ricercate per abilitare i processi innovativi sono l’apertura al cambiamento, la capacità di problem solving, la propensione alla collaborazione e al team working e il pensiero laterale. Il 72% dei Responsabili delle Risorse Umane riconosce alle donne particolari attitudini proprio nei primi due ambiti, e gli stessi Direttori dei Sistemi Informativi ritengono l’universo femminile particolarmente portato per il problem solving (77%) e per il pensiero laterale (64%).

Insomma un mondo che soffre della classica dicotomia: da una parte le competenze femminili che risponderebbero perfettamente alla necessità dell’uso di ICT, dall’altra un mercato del lavoro dove il gender gap che non cessa di esistere.

Lo stesso Parlamento Europeo ha voluto mettere al centro del dibattito proprio il ruolo delle donne nello sviluppo e nell’uso delle ICT. “Donne media e tecnolgie, quale futuro nell’era digitale” è il titolo del seminario, organizzato dal Parlamento europeo, che si è tenuto, oggi, venerdì 9 marzo, alla Casa del Cinema di Roma.

In Europa, solo il 9% degli sviluppatori, il 19% dei capi nei settori comunicazione e il 20% dei laureati in Informatica e nuove tecnologie sono donne – è stato sottolineato durante il convegno –   Non va meglio nel settore dei media: nel servizio pubblico dell’Unione europea la rappresentanza delle donne risulta bassa, sia nelle posizioni strategiche e operative di alto livello (36%) che nei consigli di amministrazione (33%). In generale, nei mezzi di comunicazione soltanto il 37% circa delle notizie è riportato da donne, una situazione che non ha mostrato prospettive di miglioramento negli ultimi dieci anni; le donne sono per lo più invitate a fornire un’opinione popolare (41%) o un’esperienza personale (38%) e sono raramente citate in qualità di esperti (soltanto nel 17% delle notizie).

Una situazione che aveva già spinto il Parlamento europeo, oltre un anno fa, ad approvare una risoluzione che tra le altre cose esortava la Commissione e gli li Stati membri a  “sfruttare appieno il programma “Europa per i cittadini” per rivolgersi in modo specifico alle associazioni femminili e alle organizzazioni della società civile che operano in ambiti relativi alla digitalizzazione e alle TIC, allo scopo di migliorare le condizioni della partecipazione civica e democratica delle donne e di accordare un’attenzione particolare agli obiettivi specifici di genere nelle prossime valutazioni dell’attuazione.

Durante il seminario i relatori hanno anche sottolineato l’importante ruolo che i nuovi media possono svolgere nel rafforzare la partecipazione delle donne ai processi democratici, invitando “la Commissione e gli Stati membri a promuovere la piena partecipazione delle donne nei media, anche a livello di organi di gestione, regolamentazione e monitoraggio, onde assicurare una maggiore parità di genere nei media e contrastare la stereotipizzazione e la rappresentazione impropria delle donne”.