Istat. Noi-Italia

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Ogni anno l’Istituto di ricerca pubblica, all’indirizzo http://noi-italia.istat.it ,una selezione di oltre 100 indicatori statistici del nostro Paese, delle differenze regionali che lo caratterizzano e della sua collocazione nel contesto europeo.

Gli indicatori, articolati in sei aree e 19 settori, offrono una lettura dei fenomeni analizzati nel tempo e nello spazio. Corredati di sintetici commenti, si possono consultare in modo interattivo grazie a semplici strumenti di visualizzazione grafica. Cliccando sull’icona Dati posta nella homepage è possibile esportare i grafici e scaricare le informazioni dell’intera base di dati, corredata da Fonti, Definizioni, Pubblicazioni e Link utili di tutti i 19 settori.

Nell’edizione 2019 sono presenti alcuni nuovi indicatori. Nel settore Strutture produttive si trovano i dati relativi alle Istituzioni non profit, gli ultimi risultati sulle strategie di innovazione nelle imprese sono invece inseriti in Scienza, tecnologia e innovazione. Infine, il settore Condizioni economiche delle famiglie è arricchito con l’indicatore relativo alla spesa media mensile familiare nelle sue componenti, alimentare e non alimentare.

Quest’anno è inoltre disponibile una nuova rappresentazione grafica interattiva (sia per desktop sia per mobile) che permette il confronto tra l’Italia e gli altri Paesi europei. In particolare, per una selezione di indicatori è possibile visualizzare sia la graduatoria del 2010 sia quella relativa all’anno disponibile più recente, ottenendo una lettura immediata del posizionamento dell’Italia nella classifica europea.

Prendiamo su tutto in esame due indici, quello che riguarda il mondo del lavoro e quello inerente la salute e il welfare (in allegato la nota completa)

MERCATO DEL LAVORO

Nel 2018 il tasso di occupazione dei 20-64enni sale al 63,0%, un valore di poco superiore a quello del 2008. Si conferma lo squilibrio di genere a sfavore delle donne (72,9% gli uomini occupati, 53,1% le donne), così come il divario territoriale tra Centro-nord e Mezzogiorno.

L’incidenza del lavoro a termine raggiunge il 17,0% nel 2018 e risulta più alta nelle regioni meridionali rispetto al Centro-nord.

Rimane sostanzialmente stabile la quota di occupati a tempo parziale: più elevata per le donne (32,4% contro 8,5%) ma uniforme nella distribuzione sul territorio nazionale. In calo il lavoro sommerso che però nel 2016 coinvolge ancora il 13,1% degli occupati. A eccezione di Emilia-Romagna, Marche e Molise tra il 2015 e il 2016 tutte le regioni registrano una diminuzione dell’incidenza del lavoro non regolare. Il Mezzogiorno presenta il valore più elevato, pari al 18,6%, con un massimo del 22,3% in Calabria.

Nel 2018 il tasso di disoccupazione si riduce per il quarto anno consecutivo, attestandosi al 10,6%, più alto di 4,5 punti percentuali rispetto al minimo del 2007. Forti le differenze territoriali, con un valore del Mezzogiorno superiore di oltre tre volte a quello del Nord-est.

Il tasso di disoccupazione giovanile (15-24 anni) scende al 32,2% nel 2018, due punti e mezzo in meno rispetto all’anno precedente. Il valore più alto si registra nel Mezzogiorno, in particolare in Sicilia e Campania dove tocca il 53,6%. Anche il tasso di mancata partecipazione, che tiene conto di quanti sono disponibili a lavorare pur non cercando attivamente lavoro, diminuisce per il quarto anno consecutivo (19,7%). Il valore del Mezzogiorno rimane più che doppio rispetto a quello del Centro e oltre tre volte quello del Nord-est. La distanza tra Italia e media Ue è vicina ai 10 punti, ma sale a 13 punti per la componente femminile.

SALUTE E WELFARE

Sanità e salute

In Italia nel 2016 la spesa sanitaria pubblica supera di poco i 2.500 dollari pro capite (in PPA) a fronte degli oltre 3.000 spesi in Francia e Regno Unito e dei 4.000 in Germania.

Nel 2017 le famiglie italiane hanno contribuito alla spesa sanitaria complessiva per il 26,0%, in una posizione intermedia rispetto ai 21 Paesi europei considerati.

I tumori e le malattie del sistema circolatorio sono le patologie per cui è più frequente il ricovero ospedaliero, che tuttavia si riduce nel tempo per la cura in contesti assistenziali diversi dagli ospedali (day hospital o ambulatori).

Anche se con una popolazione più anziana rispetto a molti Paesi della Ue, l’Italia ha livelli di ospedalizzazione più bassi della media europea per tumori e malattie del sistema circolatorio.

Protezione sociale

In Italia la spesa per la protezione sociale nel 2017 è il 29,3% del Pil, incidenza superiore a quella media dell’Ue. I valori pro capite sono invece sostanzialmente allineati, poco sopra gli 8 mila euro.

Nel 2016 la spesa dei comuni per i servizi sociali si attesta allo 0,42% del Pil e aumenta leggermente in termini pro capite (circa 116 euro annui). Nel Mezzogiorno (a eccezione della Sardegna che ha una spesa di 235 euro) i livelli pro capite sono decisamente inferiori a quelli del Centro-nord (74 euro circa a fronte di quasi 139), con un livello minimo in Calabria (circa 22 euro).

La spesa per prestazioni sociali – pari al 18,8% del Pil, quasi 5.251 euro pro capite – è solo in parte coperta dai contributi sociali (14,2% del Pil): l’indice di copertura previdenziale risulta, infatti, del 75,1%. Si riduce la spesa per le pensioni in rapporto al Pil (16,6%), con il Mezzogiorno unica delle quattro ripartizioni a registrare un’incidenza più elevata della media nazionale.

Nell’anno educativo 2016/2017, il 56,7% dei comuni italiani ha offerto almeno un servizio tra asili nido, micronidi e altri servizi socio-educativi per la prima infanzia ma solo il 13% dei bambini è accolto nelle strutture pubbliche o finanziate dal settore pubblico.

Forti le disparità territoriali nella diffusione di servizi per l’infanzia, con il Centro-nord in posizione più favorevole rispetto al Mezzogiorno.