Luciano “Tutela della professione tra diritti negati e nuove sfide”

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“La questione dei diritti si pone in modo drammatico in alcuni Paesi dove il livello di democrazia è scarso, se non assente. Qui l’avvocato è protagonista in contesti ove l’esercizio dell’attività difensiva si espone a rischi concreti per l’incolumità fisica se non, addirittura, per la vita”, così il Presidente di Cassa Forense, Nunzio Luciano, ha aperto, questa mattina, il XXXIV Congresso Nazionale decidendo di sottoporre alla platea innanzitutto il tema della tutela della professione quando è strettamente collegata alla violazione di alcuni diritti fondamentali.

“Di drammatica e stringente attualità è la storia della collega iraniana, Nasrin Sotoudeh, condannata dal regime iraniano, con una sentenza dello scorso 6 marzo, a 38 anni di carcere e 148 frustate. L’attivista iraniana ha subito un processo controverso ed è detenuta in un carcere tra i più duri del paese e si teme per la sorte di questa avvocatessa che si batte contro la pena di morte e per il diritto delle donne a non indossare il velo. Penso anche al nostro collega Tahir Elci, vittima nel 2015 di un agguato in Turchia a Dyiarbakir quando aveva appena finito di tenere un intervento pubblico in difesa dei lavoratori curdi. Questi sono solo alcuni esempi di rappresentanti dell’avvocatura internazionale che ogni giorno, in qualche luogo del mondo, scelgono di dedicare la propria vita ai diritti e, attraverso essi, perseguono l’obiettivo della non belligeranza in nome dei più alti valori della democrazia a tutela delle libertà fondamentali di ogni uomo”.

“In tale scenario caratterizzato da un clima di intimidazione crescente nei confronti dell’avvocatura simbolo della giustizia ed espressione di una funzione fra le più delicate ed importanti, il cui fondamento sta nella rappresentanza di legittime istanze e di rilevanti aspettative individuali e collettive, in contesti giurisdizionali e non – ha continuato Luciano – credo sia necessario lo sforzo comune di tutti, istituzioni, associazioni e singoli perché il diritto di difesa sia garantito fattivamente e senza restrizioni”.

E il Presidente di Cassa Forense, citando l’Osservatorio internazionale degli avvocati nato a Parigi nel 2015 su iniziativa anche del Consiglio Nazionale Forense, ha sottolineato come “In virtù della nostra funzione sociale abbiamo il compito di sostenere tali iniziative e di attivarci per pervenire ad un rafforzamento della democrazia, dello stato di diritto e della tutela dei diritti umani condannando con fermezza e decisione ogni tentativo di rovesciare l’ordinamento democratico attraverso l’uso della forza. Importante è, quindi, la coesione in Europa non solo fra gli Stati, ma anche nell’avvocatura per assicurare il più alto standard di tutela dei diritti fondamentali”.

Da qui la decisione della Cassa presieduta da Luciano di diventare un vero e proprio punto di riferimento a tutela e garanzia della funzione sociale dell’avvocato che si forma anche come professionista europeo in un contesto integrato e in sinergia con le altre categorie professionali.

Ma il Presidente Luciano, durante il suo lungo intervento, ha affrontati temi quale la tutela della giurisdizione e il ruolo sociale nonché le trasformazioni in atto da quella digitale all’intelligenza artificiale affrontando il delicato tema della formazione continua.

“Il mondo delle professioni – ha detto il numero uno di Cassa forense – si sta muovendo verso l’era digitale e lancia un segnale forte: attraverso l’innovazione tecnologica gli studi forniscono anche un sostegno fondamentale per la crescita del sistema imprenditoriale nazionale. Occorre, tuttavia, ridurre il gap tra velocità del cambiamento dovuto alla rivoluzione digitale e velocità dei processi di adattamento dal punto di vista organizzativo. La rivoluzione digitale rende obsolete alcune professioni, ne crea delle nuove e aumenta quelle esistenti (hard e soft skill). La tecnologia non accompagna il cambiamento sociale, ma lo determina (scuola di Toronto). Dobbiamo assolutamente porci il problema di studiare l’impatto dell’intelligenza artificiale sul mercato del lavoro, compreso il lavoro forense. Con l’auspicio che l’intelligenza artificiale non sostituisca l’uomo ma lo “aumenti”.

Il panorama legale italiano degli ultimi anni ha avuto una importante e rapida evoluzione diventando sempre più complesso. In questo quadro il ruolo tradizionale dell’avvocato ha lasciato spazio ad una visione più ampia rispetto alla quale è richiesta una professionalità particolare, che coniughi competenze giuridiche, in termini di approfondimento di informazione e formazione, idoneità personale ad affrontare il percorso giudiziale e stragiudiziale associando capacità relazionale di empatia col cliente con i propri consulenti e con le controparti”.

E anche qui si collocano le numerose, e sempre nuove, azioni di welfare che la Cassa ha messo e vuole mettere in campo, anche perché, come sottolineato durante la relazione, c’è un avvocato ogni 250 abitanti.

“Negli ultimi anni abbiamo assistito ad una femminilizzazione della professione – ha denunciato Luciano – le donne avvocato hanno quasi raggiunto numericamente i loro colleghi uomini (iscritti Cassa nel 2018, il 52% sono uomini e il 48% sono donne). Non si può affermare, tuttavia, la stessa parità per i loro redditi. A fronte, infatti, di un reddito medio Irpef dichiarato dagli iscritti al 31.12.2017, pari a 38.620 euro, rimane marcata la differenza di guadagno tra i due sessi (reddito medio Irpef uomini €52.777 a fronte di un reddito medio Irpef donne di €23.500).

 “Abbiamo deciso – ha concluso il Presidente di Cassa forense – di associare agli interventi finalizzati alla sostenibilità del sistema dal punto di vista previdenziale, l’efficacia di misure di welfare integrato a sostegno di tutta l’avvocatura, stanziando nel 2018 circa 66 milioni di euro (che hanno consentito, tra l’altro, di pubblicare e portare a compimento 14 Bandi). Cifra che salirà a circa 67 milioni di euro entro fine dicembre 2019. Quello che abbiamo realizzato e che verrà implementato nel corso del 2019, è un modello sviluppato e in continua evoluzione di welfare attivo che, in una visione innovativa, moderna, performante, introduca misure a sostegno della professione, della famiglia, del reddito. Si tratta di misure da erogare in stato di bisogno, ma anche come presupposto dello sviluppo professionale. Da non dimenticare l’ampio numero di convenzioni utili a favorire un corretto e più efficiente svolgimento dell’attività legale”.