Salario minimo. La ricerca del Centro studi di Itinerari Previdenziali

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L’ipotesi di introdurre, anche nel nostro Paese, un salario minimo legale è da tempo oggetto di discussione politica e mediatica e, recentemente, anche contenuto di una specifica proposta di legge. Sul tema si è “concentrato” anche il centro studi di Itinerari previdenziali che ha pubblicato dati, analisi, domande e possibili risposte. Ne riportiamo alcuni stralci mentre in allegato potrete leggere tutto lo studio pubblicato.

…Per capire se l’Italia ha davvero bisogno di una retribuzione al di sotto della quale nessun lavoro e nessun lavoratore possa essere pagato – si legge nello studio – diventa allora fondamentale provare a rispondere a quattro diverse domande:

  1. Si tratta di un’operazione in linea o fuori dal contesto delle democrazie industriali?
  2. Avrebbe effetti concreti e misurabili sulle retribuzioni, e in quale misura?
  3. A quanto potrebbe ammontare il salario minimo orario in Italia?
  4. Con quali percorsi giuridici e politici potrebbe essere introdotto?….

 

Questo l’intento dell’ultimo Osservatorio sul mercato del lavoro (in allegato) del Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali che, dopo aver analizzato la platea di potenziali beneficiari e i possibili effetti concreti dell’introduzione di un salario minimo orario anche alla luce del confronto internazionale, ne ipotizza anche gli ambiti di attuazione, non senza trascurare infine una riflessione sul ruolo delle organizzazioni sindacali nella contrattazione collettiva nazionale.

Guardando i primi dati pubblicati salta all’occhio che, oltre all’Italia, mancano in questo elenco Danimarca, Finlandia, Svezia e Austria. Si tratta, è bene ricordare, di Paesi in cui la sindacalizzazione si avvicina al 100% e non è frazionata e, quindi, la copertura data dal CCNL è sostanzialmente universale. In termini di salario minimo mensile, queste retribuzioni orarie producono (dati 2017) cifre tra i 1.400 e i 1.600 euro per le economie di fascia alta (UK, Germania, Francia, Olanda, Irlanda, Belgio). Seguono molto distaccata la Spagna (800 euro) e via via gli altri.

Ma quanti sono i lavoratori che percepiscono il salario minimo legale? Le percentuali più alte sono relative alle economie meno forti, come era verosimile aspettarsi (con l’eccezione del Lussemburgo), tuttavia anche Olanda e Regno Unito  presentano un 4% e la Francia addirittura si avvicina all’8%.

E L’Italia? Il nostro Paese si colloca al confine tra i Paesi più sviluppati e ad alta retribuzione e quelli più deboli. Pertanto, è presumibile che la percentuale di persone che potrebbero avvalersi di un salario minimo garantito si collochi nella stessa zona: più o meno intorno all’8% della Francia.

Il salario minimo legale serve realmente, e a chi?

Nel 2015 il salario minimo orario lordo fissato nei contratti collettivi (cioè il livello più basso, includendo eventuali tredicesime e quattordicesime) era in media di 9,41 euro Si tratta di cifre relativamente alte rispetto al salario mediano di fatto che era di 11,77 euro lordi. Il rapporto minimo/mediano in Italia è di circa l’80%, quando in Francia il salario minimo nazionale lordo – che, in molti casi, equivale ai minimi negoziati negli accordi settoriali – è circa il 60% e in Germania è intorno al 50%. Incrociando i dati ISTAT su minimi tabellari e salari, si scopre che circa il 10% dei lavoratori dipendenti riceve un salario orario mediamente del 20% in meno rispetto al minimo settoriale fissato per contratto. Vale a dire, a dati 2018, circa 2.300.000 persone sottoretribuite, la cui distribuzione non è omogenea né a livello territoriale né di dimensione aziendale.

A quanto potrebbe ammontare il salario minimo orario?

Per individuare un valore medio accettabile del salario minimo orario medio può essere utile fare riferimento alla situazione di Germania e Francia, i due Paesi più simili al nostro per dimensioni di mercato e struttura produttiva. Nel 2017, in Germania il salario minimo orario è stato pari a 8,50 euro rappresentando il 54% della retribuzione media mensile corrente (2.719 euro). In Francia è di 9,61 euro e il salario minimo rappresenta il 70% di quello medio (2.356 euro). In Italia, la retribuzione mediana oraria è di 11,37 euro e il salario medio 2.033 euro. Se l’Italia dovesse prendere a riferimento il dato della Germania, quindi mirare a un salario legale che copra il 54% della retribuzione media, dovrebbe garantire un minimo orario di 6,35 euro, che genererebbe una retribuzione mensile di 1.098 euro. Se si prende a riferimento la Francia, il 9 minimo orario rappresenta il 70% del salario medio: l’Italia dovrebbe cioè istituire un minimo orario di 8,22 euro, che genererebbe un mensile di 1.423 euro4 . Con tutte le cautele del caso, si potrebbe allora pensare a un minimo orario compreso tra i 7 e gli 8 euro, muovendo dalla consapevolezza che più si superano gli 8 euro più si esce al di fuori degli standard europei. La proposta di 9 euro formulata dal Movimento 5 Stelle genera un mensile di 1.584 euro, copertura pari al 77,9%. In termini monetari, quindi sarebbe tra le più alte d’Europa5 , praticamente alla pari con la Germania e immediatamente successiva alla Francia (e al Lussemburgo che, per ovvie questioni, è fuori gara). Per non parlare poi dell’ipotesi dei 9 euro netti, che equivalgono a circa 12 euro lordi…