Macelloni: “Il mio faro? Misure efficaci non punitive”

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La Presidente dell’Inpgi lo ha ripetuto più volte ai colleghi intervenuti alla conferenza stampa organizzata per illustrare l’ordine del giorno, approvato all’unanimità dal Cda, che fissa un calendario di riunioni a partire dal 31 luglio, “perché la norma ci dice che dobbiamo verificare la possibilità di varare misure che abbiano effetto sulla stabilità dei conti nel medio-lungo periodo”.

“Il lavoro sarà ingente e stringente – ha detto la Presidente – e tutto ciò che faremo sarà sempre comunicato a tutti, iscritti compresi. Analizzeremo ogni virgola, ogni rigo, ogni dato contenuto nel Bilancio alla ricerca di qualsiasi efficientamento possibile ma è indubbio che la soluzione per la sostenibilità dell’Inpgi sia nell’allargamento della platea degli iscritti, come contenuto nel Dl Crescita”.

E’ una Presidente concentrata e determinata quella che si presenta di fronte ai colleghi, non alza la voce, non risposte sgarbata nonostante alcuni attacchi “gratuiti”, non fa polemiche neanche quando in piena conferenza stampa una giornalista legge al microfono le dichiarazioni appena rilasciate dal sottosegretario all’editoria, Vito Crimi secondo il quale sulle sedie della governance dell’Istituto siedono renziani e si “impedisce al Governo di essere presente nel Cda”. Ribadisce, quello sì, che nonostante quanto ancora dichiarato da Crimi “L’Inpgi non ha chiesto nulla né allo Stato né ai Ministeri vigilanti”.

La Presidente ringrazia, invece, il sottosegretario al lavoro, Claudio Durigon, perché in lui ha trovato “un interlocutore ministeriale attento e sensibile” e il legislatore perché ha riconosciuto che “il problema non è legato ad una buona o cattiva amministrazione e gestione ma ad una professione che è cambiata profondamente”.

“La crisi si è abbattuta con una violenza inaudita sulla nostra professione. Il cambiamento in atto dobbiamo capirlo, analizzarlo perché è la prima volta, da quando le Casse sono state privatizzate, che il modello professionale è cambiato, la previdenza è cambiata. Dobbiamo riflettere noi per capire e trovare la soluzione, devono riflettere i colleghi. Noi cercheremo di individuare misure ulteriori. Siamo la prima Cassa che affronta questo percorso ma è un percorso che riteniamo rilevante”.

“Voglio assicurare e rassicurare che non si parla di Commissariamento né di trasferimento dell’Inpgi nell’Inps. Non è intenzione del Governo, lo dimostra la norma approvata e il contenuto nella norma stessa. Ci paghiamo da soli, senza alcun aiuto dallo Stato, gli effetti della crisi. 7mila colleghi, solo grazie all’Inpgi, ogni anno riescono a sopravvivere anche se hanno perso il lavoro. Un eventuale assorbimento dell’Istituto costerebbe all’Inps, e quindi alla finanza pubblica, 600 milioni di euro, perché questo è il costo che affrontiamo per garantire le prestazioni pensionistiche, contro i 150 milioni che lo Stato ha previsto per la copertura del passaggio dei comunicatori dall’Inps all’Inpgi”.

“Non toccheremo i diritti – ha concluso la Presidente Macelloni – ma non garantiremo i privilegi. Vogliamo garantire le prestazioni e continueremo a garantire gli ammortizzatori sociali. L’istituto è l’unico soggetto che ha investito denari propri nell’editoria. Grazie a noi alcune aziende sono ancora in piedi e tutto questo ha un valore”.