Demografia e lavoro. Le proiezioni del Centro studi AdEPP

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Il continuo aumento della sopravvivenza in età avanzate e la diminuzione delle nascite hanno reso l’Italia uno dei paese più vecchi del mondo. Ed ancora. L’indice di vecchiaia, dato dal rapporto tra la popolazione di 65 anni e oltre e quella con meno di 15 anni al 1 gennaio 2018 è pari a 168,9% in crescita rispetto all’anno precedente.

E’ quanto emerge dalle slide elaborate dal centro studi AdEPP (in allegato), su base dati Istat pubblicati lo scorso maggio, che “azzarda una stima attuariale al 2019 ossia “L’indice di vecchiaia è passato dal 132% del 2002 al 173% del 2019 (stimato)”.

E se per l’Ocse, come riportato in apertura della newsletter, nel 2050 il rapporto inattivi/lavoratori 1 a 1 verrà superato, per il centro studi AdEPP “il rapporto percentuale tra la popolazione in età non attiva (0-14 anni e 65 anni e oltre) e la popolazione in età attiva (15-64 anni) raggiungerà l’85% nel 2048 per poi attestarsi introno al’83% nel 2066”.

Inoltre “L’indice di dipendenza anziani, rapporto tra popolazione di 65 anni e più e popolazione in età attiva (15-64 anni), supererà il 50% già nel 2035” e “L’indice di vecchiaia (rapporto tra la popolazione di 65 anni e oltre e quella con meno di 15 anni) arriverà a valori prossimi al 250% secondo lo scenario mediano”.