Rapporto Censis. Luciano “Un futuro migliore”

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Sud batte Nord. Nel meridione sempre più avvocati.  107mila sono, infatti, gli avvocati “meridionali” (il 44,4% sul totale iscritti), oltre 80mila quelli presenti nelle regioni settentrionali (33,1%) e i circa 55mila quelli che esercitano la professione nelle regioni del Centro (22,5%).

Positivo il dato sul gap di genere che si riduce. Le toghe, infatti,  si tingono anche di rosa visto che il 52,1% è costituito da uomini, mentre le donne raggiungono la quota del 47,9%, approssimandosi, quindi, alla metà del totale.

Questa, in parte, la fotografia scattata dal rapporto Censis sull’avvocatura, presentato a Roma.

Un focus che racconta anche come gli under 50 rappresentino i due terzi del totale (64.9%), di questi il 38,7% hanno un’età compresa tra i 40 e i 49 anni mentre il 26,2% non ha superato la soglia dei 40.

“Dal rapporto Censis 2019 emergono alcuni elementi che lasciano sperare in un futuro migliore per quanto riguarda la professione forense. Positivi sono gli indicatori relativi a un miglioramento del reddito, sia pure in misura molto contenuta, di giovani e donne, due categorie che hanno rappresentato nel recente passato gli elementi di maggiore vulnerabilità del sistema. Importante è anche la percezione positiva del futuro da parte dell’intera categoria, a riprova dell’importante lavoro svolto da istituzioni e associazioni forensi – ha detto il presidente di Cassa Forense, Nunzio Luciano. – Per quanto concerne lo scenario di riferimento, quello relativo al funzionamento dell’intero sistema giustizia, appare evidente la permanenza nella sfera pubblica mediata di questioni ataviche come la durata dei processi, la debole penetrazione della cultura della legalità, elementi di fragilità della coesione sociale per ragioni culturali ed economiche”.

“Un punto quest’ultimo ‒ ha concluso Luciano ‒ rispetto al quale Cassa Forense continua a svolgere la sua attività nella doppia direzione della previdenza e dell’assistenza, consapevole del ruolo che può esercitare ed esercita a tutela degli avvocati italiani e nell’interesse della crescita economica di un Paese da troppo tempo in stagnazione”.

I GAP PERMANGONO ANCHE SE…

Ma quanto guadagna in media un avvocato? Il primo dato da sottolineare è ancora una volta il gender pay gap e l’age pay gap. Ossia gli uomini continuano a guadagnare più delle donne (il report calcola che tra i due generi ci sia una differenza di 28mila e 470 euro) e gli “anziani” hanno un reddito più alto dei giovani…. e molto di più visto che, secondo il Censis, supera l’80%.

Inoltre, se il valore di riferimento per l’insieme degli iscritti è di 38mila 620 euro, chi ha meno di trent’anni dichiara un reddito che è pari al 30,1% di quello medio.

E poteva mancare il gap regionale. “Ampia è anche la distanza che separa i valori medi di reddito riferiti alle regioni del Nord (con un reddito superiore del 44,4% rispetto al dato nazionale) rispetto a quelli del Mezzogiorno (il 60,1% del dato nazionale) – si legge nello studio – In termini assoluti, la differenza supera i 32mila euro. A conferma di ciò intervengono le indicazioni che si riferiscono alle regioni a più alto reddito e a più basso reddito: nel primo caso si fa riferimento alla Lombardia con un importo di 67mila 523 euro e, nel secondo caso, alla Calabria, con meno di 18mila euro di reddito dichiarato”.

IERI E OGGI

Dal 2000 in poi, il numero degli iscritti agli albi forensi è sempre cresciuto, sebbene con tassi d’incremento via via più contenuti: se nel 2000 la variazione degli iscritti rispetto all’anno precedente era stata pari all’8,7%, l’ultimo dato registrato – fra il 2017 e il 2018 – vede un incremento pari allo 0,3%.

Nello stesso periodo le variazioni del reddito medio degli avvocati hanno cominciato a conoscere variazioni negative, specie intorno al 2010 e al 2014. Fra il 2016 e il 2017, la variazione è stata positiva e pari allo 0,5%.

Il numero degli iscritti e il corrispettivo reddito medio, nei diciotto anni considerati, mostrano linee di tendenza con un’inclinazione costantemente negativa, segno di un fenomeno di saturazione della dinamica quantitativa dell’accesso alla professione e, dell’indebolimento delle opportunità di crescita economica che condiziona in maniera specifica alcune componenti della professione, ma che riguardano, in generale, la professione nel suo insieme.

Sfiora il 30% la componente della professione che ha dichiarato, per il 2018, un fatturato in crescita. Per il 34,8% il risultato economico è rimasto invariato rispetto all’anno precedente, mentre il restante 35,6% rappresenta la parte “in sofferenza” e che ha subito una riduzione del fatturato.  Condizione leggermente positiva per le donne, per le quali la quota in sofferenza è del 34,1% contro il 36,7% degli uomini. In sostanza, la condizione di stabilità o di miglioramento riguarda il 65,9% delle professioniste.

Più evidente la relazione inversa che lega andamento del fatturato e anni di esercizio della professione: le percentuali più elevate fra chi ha ottenuto un risultato in crescita sono riconducibili agli avvocati che esercitano da meno tempo, mentre al contrario chi ha una maggiore anzianità di professione è più esposto a una condizione di peggioramento del fatturato del 2018 rispetto al 2017.

GLI AVVOCATI VEDONO ROSA

Ed infine, per gli avvocati il proprio futuro lavorativo sarà tinto di rosa o peggiorerà? Per il 31,0% prevale una percezione positiva e per il 42,1% domina una maggiore prudenza, con un’aspettativa di stabilità della propria condizione. L’orientamento all’ottimismo caratterizza in particolare le donne (il 32,7% prevede un miglioramento, contro il 29,7% degli uomini), gli avvocati del Nord Est (34,9% in miglioramento) e gli avvocati più giovani, sia in termini di anzianità professionale (50,4% in miglioramento fra chi ha meno di 10 anni di attività) che di età anagrafica (49,9%).