Luci e ombre, il ‘600 napoletano dopo Caravaggio

64

(ANSA) – PRATO, 13 DIC – Un Cristo con barba e cappello chesfiora gentile i capelli rossi della Maddalena eppure non latocca e non la guarda, quasi non la vedesse, ormai lontano, comegli occhi di lei, bellissimi, non riescono a incontrare quellidi lui. C’è tanto del Caravaggio, almeno nella.luce e nelleombre, nella carnalità dei protagonisti di Noli me tangere delnapoletano Giovanni Battista Caracciolo, detto il Battistello,e c’è già la consapevolezza del ‘dopo’ di una pittura che ilgenio del Merisi rompendo le regole aveva ormai cambiato. A questo ‘dopo”, allo spartiacque che nella pitturanapoletana del ‘600, epoca d’oro dell’arte, creò il passaggio diCaravaggio, è dedicata a Prato una piccola, preziosa esposizione- dal 14 dicembre al 13 aprile 2020 a Palazzo Pretorio – cheindaga il dialogo tra due collezioni, quella ricchissima diPalazzo Pretorio appunto e quella più raccolta, ma infinitamenteraffinata, messa insieme nell’ultima metà del secolo scorso daGiuseppe De Vito, e insieme racconta, proprio attraverso leraccolte di opere d’arte, la storia e le ricchezze, i rapporticon Roma, con Napoli e con i protagonisti dell’arte di allora,di alcune famiglie di Prato. Due sale in tutto nelle quali l’intimo allestimento tende aricreare l’atmosfera di un salotto, come sottolineanole.curatrici Rita Iacopino e Nadia Bastogi, ricche però diopere molto poco conosciute, in alcuni casi mai viste, accanto atele seicentesce di grande notorietà e suggestione del museopretorio, per una mostra accompagnata da un ricco catalogo e dauna serie di studi che hanno portato a novità per la storia delterritorio e che offrono ai visitatori una finestra raffinata einteressante su un momento fondamentale della pittura italiana.(ANSA).