Report AdEPP. Sabbadini, Istat “Rifondare il welfare”

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Sulla demografia – i giovani – le donne ha incentrato il proprio intervento la dottoressa Linda Laura Sabbadini, direttore centrale dell’Istat, durante la presentazione del IX Rapporto annuale dell’Adepp.

Per la dottoressa Sabbadini, innanzitutto, “non è adeguato l’investimento in formazione, infatti i giovani in media sono meno skillati di altri Paesi europei. C’è una scarsa valorizzazione del capitale umano giovanile tanto che è evidente la forte difficoltà del giovane a ostruirsi una vita indipendente”.

Cosa è accaduto?

“L’aspettativa di vita – ha spiegato Linda Laura Sabbadini – ha avuto una grossa crescita e di questo non possiamo che non esserne felici ma con tute le conseguenze che questo comporta, la mortalità infantile è praticamente crollata, per l’Ocse siamo uno dei Paesi più avanzati, il numero dei matrimoni è assolutamente crollato anche per i cambiamenti e i stili di vita e culturali che sono sopraggiunti, l’età media del primo figlio è ormai arrivata ad un’età molto avanzata, una dato che è assolutamente collegabile a quei gap di genere di cui parlerò in seguito. Queste tendenze che sono in atto da moltissimo tempo hanno innestato problemi strutturali profondi”.

Cosa accadrà allora da qui al 2050?

“Avremo le generazioni del baby boom che diventeranno ultra settantenni, ci sarà quindi un incremento fortissimo dei 65nni e +. Ci saranno 6milioni di anziani a fronte di una diminuzione di popolazione intorno ai 2milioni. Qui sta il cuore del problema. Ovviamente a fronte di queste tendenze e per contrastarle ci sono state risposte dalla politica che ha messo in campo riforme (Dini, Tremonti, Fornero etcc…) che hanno posto le basi per avere avanzamenti sul fronte della sostenibilità economica. Sostenibilità sociale che insieme all’equità generazionale costituiscono il problema serio”.

“Siamo un Paese con sempre meno giovani – ha continuato la dottoressa –  a questo si è affiancata anche una diminuzione dell’occupazione giovanile. I tassi di occupazione sono ancora di 8 punti sotto il livello pre crisi. I professionisti, soprattutto gli under 30, sono quelli che non sono riusciti a recuperare nulla di quanto perso durante la crisi, a differenza di altre categorie. La povertà assoluta è triplicata dal 2012 e non è mai più tornata ai livelli pre crisi, soprattutto nel sud del nostro Paese”.

E se parliamo di contribuzione, per la dottoressa Sabbadini “il rischio di accumulare montanti insufficienti è reale ed è dovuto a frequenti periodi di non lavoro, bassi salari, part-time involontari, anni con versamenti ad aliquote ridotte (come quelle della gestione dei parasubordinate fino al 2018)”.

I problemi segnalati riguardano trasversalmente tutte le categorie, comprese le donne. Ecco alcuni dati presentati dalla dottoressa Sabbadini:

  • 1 milione 436 mila sono i liberi professionisti nel 2018 di cui 504 mila donne
  • L’incidenza delle donne è in crescita e passa dal 28,2% del 2008 al 35,1% del 2018
  • Nell’arco di 10 anni circa 300 mila liberi professionisti in più, di questi i due terzi sono donne.
  • Le donne che si definiscono a part time sono il 26,8%, gli uomini l’11,6%. La metà di queste donne è a part time involontario.
  • La metà delle libere professioniste vive nel Nord e solo il 22% nel Mezzogiorno. La struttura per età è simile nelle varie zone del Paese
  • Il 42,8% delle libere professioniste ha fino a 40 anni quindi in una età con figli piccoli
  • Il gender gap non è elevato sotto i 30 anni . Ma balza tra 31 e 40 anni.
  • Dopo il balzo la differenza non si recupera più perché gli svantaggi si cumulano. Un quarto delle donne lascia il lavoro dopo la gravidanza. Le donne spesso scelgono il part time per conciliare tempi di vita.
  • Ciò è ancora più grave per le libere professioniste. La perdita della propria clientela a seguito di interruzione rende difficile il rientro e il conseguente recupero salariale.

Che cosa fare? Per la dottoressa Sabbadini “A tutto ciò si può rispondere con un welfare assolutamente allargato e pianificato sulle necessità. E’ molto importante centrare l’attenzione sul welfare della cura, di conciliazione, di investimenti in servizi, non ci servono più bonus, non c’è bisogno di una singola misura, c’è bisogno di rifondare seriamente il welfare altrimenti i giovani e le donne del nostro Paese saranno sempre più penalizzati”.

In allegato la presentazione della dottoressa Sabbadini