13 Gennaio 2016

Luigi Pagliuca "Fare massa critica"

Garantire sostegno nei momenti di difficoltà fisica o lavorativa degli iscritti,  ristabilire l’equità tra le generazioni, continuare il dialogo con quella classe politica che “ha recepito il nostro appello”, sono alcuni dei punti che il Presidente della Cassa dei ragionieri e, dopo l’emendamento approvato e contenuto nella Legge di Stabilità, degli esperti contabili, ha evidenziato durante la nostra “chiaccherata”.

E alla domanda di come si sia arrivati a mettere al centro dell’attenzione del Parlamento la situazione irrisolta degli esperti contabili,  Pagliuca non fa fatica a riconoscere che: “Nell’ultimo anno abbiamo ricevuto una significativa attenzione da parte della politica. Abbiamo avuto la fortuna di incontrare esponenti politici che hanno recepito il nostro appello e si sono attivati per risolverlo. Credo che il risultato degli esperti contabili sia frutto del lavoro che abbiamo portato avanti in questi 18 mesi, per il quale dobbiamo ringraziare anche il nostro Consiglio nazionale, che ci è stato vicino, e la Cassa Dottori, con cui è stato fatto un lavoro di squadra. Detto questo, c’è ancora molto da fare, nella speranza che possa esserci una svolta anche sul fronte dei diritti acquisiti e della tassazione sulle rendite finanziarie”.

Senza tralasciare il welfare: " Si può e si deve fare massa critica - sostiene il Presidente Pagliuca -  garantendo sostegno nei momenti di difficoltà fisica o lavorativa degli iscritti. Per ristabilire l’equità tra le generazioni, la Cassa dei ragionieri ha varato una riforma previdenziale che ha introdotto l’istituto della riduzione d’equilibrio. Sempre a sostegno dell’equità tra generazioni, è stato esteso il contributo di solidarietà a scaglioni. Come ultima misura di sostenibilità ed equità intergenerazionale è stata rimodulata la perequazione”. 

Anche perché, sostiene Pagliuca: " Il mondo delle professioni vede gli iscritti aumentare, ma il dubbio è se stiano crescendo il numero dei professionisti e la corrispondente fetta di economia, oppure se la mancanza di lavoro stia riversando sacche di inoccupazione nel mondo degli iscritti agli ordini professionali e quindi la torta debba essere tagliata a spicchi individuali sempre più risicati. Temo che la risposta sia la seconda”.

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