Dodici miliardi in fumo…. aspettando il 2014-2020

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Due dati da mettere sul tavolo e sui quali aprire una riflessione. Il primo riguarda la spesa complessiva certificata all’UE al 31 dicembre 2014 che è pari a 33,0 miliardi di euro, con un incremento di 3,8 miliardi rispetto alla precedente scadenza intermedia del 31 ottobre 2014 e di 7,9 miliardi dall’inizio dell’anno. Il secondo dato, invece, chiama in causa il nostro Paese. Secondo la Cgia, l’Associazione artigiani piccole imprese di Mestre,  l’Italia ha utilizzato 35,4 miliardi di euro dei 47,3 messi a disposizione dai fondi strutturali. Pertanto, ne dobbiamo ancora utilizzare 12 miliardi. Due numeri che vanno di pari passo. La spesa certificata all’UE, infatti, corrisponde alle richieste di rimborso dei costi sostenuti che vengono presentati alla Commissione Europea dalle Amministrazioni titolari dei Programmi cofinanziati dai Fondi Strutturali. Le risorse che non risultino certificate alla Commissione entro i termini prestabiliti sono soggette a disimpegno automatico, cioè alla riduzione del finanziamento comunitario e del corrispondente cofinanziamento nazionale del Programma.

“Per non perdere 12 miliardi di fondi europei e nazionali – ha sottolineato durante la conferenza stampa di presentazione dei dati il segretario della Cgia, Giuseppe Bortolussi – dovremo spenderli e rendicontarli entro la fine del 2015, scadenza che difficilmente l’Ue prorogherà. Alla luce del fatto che nel 2013 abbiamo rendicontato 5,7 miliardi e nel 2014 attorno ai 7,5, appare difficile che nei pochi mesi che rimangono alla fine di quest’anno riusciremo a spendere e a contabilizzare tutta questa dozzina di miliardi”.

Ma non solo. Nei dati elaborati dalla Cgia risulta che nel periodo 2007-2013, l’Italia, ad esempio, ha versato a Bruxelles 109,7 miliardi di euro e ne ha ricevuti, attraverso i programmi comunitari, 71,8. Dunque il saldo per l’Italia registra un meno 37,8 miliardi di euro. “Nel rapporto dare/avere con l’Ue – denuncia Bortolussi – in questo settennato abbiamo registrato un saldo negativo di 37,8 miliardi di euro. Dopo la Germania, il Regno Unito e la Francia, siamo il quarto contribuente a garantire l’azione dell’Unione. Se, invece, prendiamo come parametro di riferimento il dato pro-capite, sono i Paesi nordici a guidare la graduatoria, mentre l’Italia scivola all’undicesimo posto, con uno sforzo economico per residente pari a soli 623 euro”.

E se vogliamo proprio infierire, basta guardare la graduatoria che mette a confronto il saldo dare/avere degli altri Paesi. Quasi tutti hanno ottenuto più di quanto hanno versato a Bruxelles. Se gettiamo invece uno sguardo al futuro, ossia ai bandi 2014-2020, in campo ci sono novità che potrebbero farci tornare il sorriso poiché la nuova programmazione vede l’introduzione di varianti sostanziali rispetto alla gestione precedente. Secondo l’analisi dei primi 11 POR (Programmi Operativi Regionali) che l’Unione Europea ha approvato e posto in atto nel FESR (Fondo Europeo  di Sviluppo Regionale), le risorse dovrebbero alimentare un circuito complessivo pari a 5,518 miliardi. Le linee di investimento riguardano Ricerca & Sviluppo, Agenda Digitale e competitività , non più finanziamenti a pioggia, ma obiettivi strategici con l’attenzione rivolta all’attrazione di capitali privati.

Secondo le nuove direttive, ogni Regione avrà una strategia di specializzazione intelligente (definita Smart Specialization Strategy), a cui sarà in capo la funzione di favorire l’aderenza dei bandi al tessuto economico e produttivo di riferimento, così da collegare la domanda all’offerta di finanziamento: solo in questo modo potrà attuarsi l’integrazione tra le varie tipologie di fondi, dal Fondo Sociale Europeo al Fondo Europeo agricolo di sviluppo rurale, fino a quelli diretti, come Horizon 2020, e a quelli strutturali. All’interno di questo processo, le Regioni si occuperanno di rappresentare l’autorità di gestione e per far ciò dovranno possedere tre requisiti: un efficiente modello organizzativo, una quota adeguata di cofinanziamento fornito dal Governo centrale, un valido sistema di gestione e monitoraggio della spesa. Il nuovo corso fa ben sperare visto che sono già 11 i progetti ammessi ai POR 2014-2020 promossi da 11 enti diversi (gli importi sono ripartiti tra R&S, Agenda Digitale, sviluppo, competitività e accesso al credito delle PMI). Amministrazioni tutte del centro nord, si va dalla Valle d’Aosta al Lazio, dalle Marche alla Lombardia.

Per ora “Cristo si è fermato a Eboli”.