Ricerca Osservatorio Talents Venture. L’Analisi Enpap e Enpab

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Tra gli studenti insoddisfatti del futuro a loro riservato dopo anni di studio ed investimenti ci sono quelli appartenenti all’area geobiologia e quelli laureati in psicologia. A sostenerlo la ricerca pubblicata dall’Osservatorio Talents Venture dal titolo “Studiare per passione o studiare per lavoro?” che potete leggere nell’area Professioni della Newsletter AdEPP.

Al Presidente dell’Ente di previdenza dei Psicologi, Felice Torricelli, e alla Presidente della Cassa Biologi, Tiziana Stallone, abbiamo chiesto un’analisi, un commento su quanto sottolineato nello studio che nasce da un’elaborazioni dei dati raccolti da Almalaurea, il consorzio universitario che si definisce “Un ponte tra Università e il mondo del lavoro e delle professioni”.

Presidente Torricelli, la ricerca sottolinea come sia difficile per gli psicologi neo laureati entrare nel mercato del lavoro e trovare una soddisfazione reddituale

“Le professioni devono fare i conti con un cambiamento radicale della loro stessa natura che sempre di più, oggi, le avvicina alla dimensione imprenditoriale. Questa trasformazione, in divenire da anni, è ormai irreversibile, in un contesto dei servizi socio-sanitari in cui lo Stato fatica a garantire anche solo il recupero del turn over ed in un libero mercato sempre più affollato e concorrenziale. I cambiamenti continui nelle relazioni economiche e sociali cui assistiamo necessitano non solo di aggiornamento professionale continuo ma anche di competenze utili ad intercettare i bisogni emergenti nei cittadini, sulla base dei quali ridefinire in continuo i servizi offerti”.

A proposito di formazione, i neo laureati lamentano una scarsa preparazione professionale

“Almeno per quanto riguarda Psicologia, abbiamo contezza del fatto che, spesso, i percorsi di studio universitari e post universitari ancora non preparino adeguatamente ad accogliere questi cambiamenti. Il risultato è che nei primi anni di avvio della professione ci si ritrova a fare i conti con una realtà economica a volte molto più complessa di quella per la quale ci si è preparati, le idealità e le competenze vengono frustrate e in tanti, purtroppo, desistono”.

Presidente Stallone da dove nasce, secondo lei l’insoddisfazione espressa dai giovani neo laureati?

“Nello studio si evidenziano due diversi tipi di insoddisfazione: da una parte quella economica/reddituale, dall’altra quella occupazionale. Rispetto alla prima ci sono poi due differenti problemi che vanno sottolineati. Il primo riguarda l’abusivismo della professione e l’atro la mancanza di un equo compenso. Due problematiche complesse e legate tra loro”.

Quando parla di abusivismo cosa intende

“Quando pensiamo a un “abusivo” ci viene in mente un “non laureato”, un non conoscitore della materia. Ma esiste una folta schiera di laureati che si presentano come esperti ma non hanno alcun titolo o riconoscimento per svolgere determinate professioni che comunque svolgono”.

Come nel campo della nutrizione ad esempio. Abusivismo che lei collegava anche all’equo compenso?

“Noi professionisti soffriamo per la mancanza di un orientamento, come poteva rappresentare bene il vecchio tariffario. La mancanza di un orientamento certo fa sì che la parcella diventi assolutamente soggettiva. Su questo tessuto si innesta “l’abusivo” che pone in atto una concorrenza sleale anche per quanto riguarda la tariffa richiesta per la propria prestazione”.

Dalla ricerca emerge anche un altro aspetto che riguarda la formazione

“Nella formazione della nostra categoria ha un ruolo fondamentale la ricerca e sappiamo bene quale siano le carenze dei fondi destinati proprio alla ricerca. Fondi che spesso vengono recuperati, vedi Telethon, grazie alla generosità degli italiani, delle singole persone. Ci troviamo di fronte ad una grande dicotomia: grandi potenzialità a fronte di poche risorse. D’altro canto il mercato del lavoro è in continua evoluzione per le rapide scoperte, per il ruolo della digitalizzazione nei laboratori di analisi, per cui è facile che si verifichi una rapida obsolescenza delle competenze che determina un non incontro tra domanda e competenze.

Soluzioni?

“Per quanto riguarda le tariffe credo che bisogna orientare gli sforzi innanzitutto sull’equo compenso, sull’educazione alla consapevolezza di quanto sia importante il collegamento tra parcella e riconoscimento di una professionalità acquisita. Spesso non c’è contezza del rapporto esistente tra contributi e compensi o tra volume d’affari netto o lordo. Su questo aspetto, come sul contenimento dell’abusivismo, dobbiamo operare concertando un’azione condivisa con i nostri Ordini professionali di riferimento”.

“Tornando alla formazione è indispensabile che sia continua e operata sul campo. La stessa visione che abbiamo in Enpab, proponendo iniziative di work up professionali o le borse lavoro. Attività che portano i biologi a confrontarsi – e quindi a formarsi – continuamente con chi, e tra chi, il lavoro lo svolge. Il mondo del lavoro è difficile, per tutti ancor di più per la nostra professione. La necessità impellente risiede nell’accompagnamento, nell’educazione all’autoimprenditorialità, a diventare un professionista adulto”.