Protezione sociale per gli autonomi. Ci pensa la Ue

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Il Consiglio d’Europa dalla parte dei lavoratori, siano essi subordinati siano autonomi. Con una raccomandazione, inviata agli Stati membri, si chiede di fornire a tutti i lavoratori subordinati e autonomi “accesso a un livello adeguato di protezione sociale, fatte salve le facoltà degli Stati membri di organizzare i propri sistemi di protezione sociale” nonché di “stabilire norme minime nel settore della protezione sociale dei lavoratori subordinati e autonomi, in linea con la presente raccomandazione”.

Una decisione che segna un ulteriore passo nell’attuazione del Pilastro europeo dei diritti sociali. D’altronde i dati parlano chiaro.   4 lavoratori su 10 nell’Unione operano con contratti non standard o sono lavoratori autonomi.

“La presente raccomandazione – si legge nel documento – non impedisce agli Stati membri di mantenere o adottare disposizioni in materia di protezione sociale più avanzate rispetto a quelle di cui alla presente raccomandazione. La presente raccomandazione non limita l’autonomia delle parti sociali ove esse siano responsabili dell’istituzione e della gestione dei sistemi di protezione sociale”.

Ed ancora “A tal fine: le norme che disciplinano i contributi (ad esempio per quanto riguarda periodi contributivi e periodi lavorativi minimi) e i diritti a prestazioni (ad esempio in relazione a periodi di attesa, criteri di calcolo e durata dei diritti a prestazioni) non dovrebbero ostacolare la possibilità di maturare o esercitare i diritti alle prestazioni a causa del tipo di rapporto di lavoro o della condizione lavorativa. Le differenze tra le norme che disciplinano i sistemi di protezione sociale in relazione a condizioni lavorative o tipi di rapporti di lavoro dovrebbero essere proporzionate e rispecchiare la specifica situazione dei beneficiari”.

“Si raccomanda agli Stati membri di garantire, conformemente alle circostanze nazionali, che i diritti a prestazioni – siano essi acquisiti mediante sistemi obbligatori o volontari – possano essere preservati, accumulati e/o trasferiti in tutti i tipi di lavoro subordinato e autonomo e in tutti i settori economici, nel corso dell’intera vita lavorativa di una persona o durante un determinato periodo di riferimento e da un sistema all’altro all’interno di un determinato settore di protezione sociale”.

Agli Stati è chiesto anche di semplificare tutti gli adempimenti amministrativi dei sistemi di protezione sociale .

Nel corso del prossimo anno, La Commissione supporterà gli Stati membri e le parti interessate per “tagliare il traguardo” attraverso tavoli di confronto e le attività di mutual learning (apprendimento reciproco).

Ma non solo. Nella raccomandazione si legge “Gli Stati membri e la Commissione dovrebbero collaborare per migliorare la portata e la pertinenza della raccolta di dati a livello dell’Unione sulla forza lavoro e sull’accesso alla protezione sociale, con l’obiettivo di disporre di informazioni rilevanti per l’elaborazione delle politiche in materia di protezione sociale in relazione alle nuove forme di lavoro. In tale contesto si raccomanda agli Stati membri di raccogliere e pubblicare, ove possibile, statistiche nazionali affidabili sull’accesso alle diverse forme di protezione sociale, ad esempio, suddivise in base alla condizione lavorativa (lavoratori autonomi/subordinati), al tipo di rapporto di lavoro (a tempo determinato o indeterminato, a tempo parziale o pieno, forme di lavoro nuove o standard), al sesso e all’età.