“UnโItalia consumata e ferma. Generazioni divise dal virus e nella sorte futuraโ รจ il titolo dello studio pubblicato da Sofia Felice, ricercatrice del Centro studi di Confcommercio, sulle pagine dellโIstituto Bruno Leoni. 12 pagine per affrontare ed analizzare lโemergenza sanitaria che ha travolto anche lโItalia, la portata degli effetti, economici ma non solo, consapevoli perรฒ cheโ Lโessere parte dellโUnione Europea ci consente di cogliere piรน opportunitร per la ripresa e di essere credibili sui mercati nonostante i nostri fondamentali siano tra i peggiori delle economie avanzateโ.
โNon capirlo e promuovere uno schema di intervento autarchico significa, invece, chiedere piรน soldi agli italiani (solo i 35 miliardi messi a disposizione dal MES senza condizioni peserebbero circa 7 miliardi in piรน in dieci anni se reperiti attraverso emissioni nazionali), intaccarne i risparmi ed ipotecarne ulteriormente il futuro. Oggi gli interessi sul debito pesano il 3,5% del PIL italiano e per il 7,5% della spesa pubblica. Una cifra enorme, improduttiva, sottratta ad allocazioni piรน efficienti in termini di creazione di ricchezza e, soprattutto, rappresentazione di un danno il cui prezzo sarร pagato inevitabilmente dalle generazioni future che ricostruiranno il Paese
โSi รจ perso tempo prezioso โ scrive la ricercatrice – e ci si รจ trovati impreparati ad una crisi esogena e devastante come quella attuale. Il tempo perso non puรฒ essere recuperato chiedendo agli altri partner di farsene carico โ come sembra suggerire una certa parte del dibattito mediatico-politico โ ma sfruttando in maniera efficiente gli strumenti che ci sono offerti dal framework euroยญpeo e che consentono almeno in parte di finanziarci ad un minor costo rispetto a quello che sconteremmo stand-alone sul mercatoโ.
Up and Down
Lโimmagine di unโItalia che invecchia trova in parte il suo riflesso nellโattuale crisi epidemica che mette in luce, forse piรน che altrove, la vulnerabilitร di una popolazione sempre piรน anziana.
Un dato importante per descrivere lโinvecchiamento della popolazione รจ rappresentato dal rapporto che mette in relazione il numero di persone over 65 rispetto agli under 5. Se nel 1971 il rapporto tra i due era quasi unitario, oggi i dati rivelano una proporzione di quasi 5 a 1. Perchรฉ il quadro possa essere ancora piรน chiaro, basti pensare che lโetร media attuale รจ di 44,5 anni, esattamente 10 in piรน rispetto a quellโanno. Un recente articolo dellโEconomist evidenzia come, in un quadro generale di invecchiamento della popolazione che interessa in maniera piรน o meno forte tutti i paesi OCSE, il trend demografico italiano sia perรฒ uno dei piรน sofferenti. La dinamica demografica italiana si รจ rivelata essere sempre piรน debole in termini di inciยญdenza della popolazione giovanile. In generale, lโinvecchiamento della popolazione trainato da un significativo aumento del numero di anziani rispetto ai giovani, ha reso lโItalia uno dei paesi piรน esposti ad una profonda transizione demografica.
Emblematico in tal senso รจ il dato relativo allโindice demografico di dipendenza strutturale โ rapporto fra popolazione non attiva (<14 e >65 anni) e popolazione di etร 15-64 โ che supera il 55,5% e quello, in particolare, di dipendenza degli anziani, che misura quindi il rapporto fra popolazione > 65 anni e popolazione di etร 15-64, che รจ al 34%. Questo risultato mostra come oggi, mediamente, siamo in presenza di un individuo over 65 per ogni per ogni tre individui in etร compresa tra i 15-64 anni. Solo cinquanta anni fa tale rapยญporto era 1 a 7 (Grafico 1), a prova del fatto che la longevitร esercita ormai una pressione sociale ed economica nei confronti degli attivi piรน che doppia rispetto a mezzo secolo fa. Intuitivamente, questo risultato ci dice quanti anziani, e potenzialmente pensionati se si considera semplicemente la caratteristica anagrafica, un lavoratore รจ chiamato a sostenere. Non a caso tale rapporto รจ noto come old-age dependency ratio, nel senso che un maggior numero di persone di 65 anni ed oltre non rappresenta soltanto una potenziale contrazioยญne della forza lavoro, ma si tratta anche di una fetta di popolazione inevitabilmente โdipenยญdenteโ dagli attuali, potenziali e teoricamente futuri lavoratori. Questi ultimi, infatti, oltre che lavorare per sostenere il proprio fabbisogno, fronteggiano economicamente anche un terzo del reddito di unโaltra persona e nel 2045 questo carico diventerร lโintero reddito. Il total economic old-age dependency ratio, che misura appunto il rapporto tra anziani inattivi e occupati, sarร allora pari a 0,83 secondo lo scenario mediano. In altre parole, la prospettiva per il nostro paese รจ quella che vede nel 2050 piรน italiani over 50 fuori dalla forza lavoro che lavoratori di qualsiasi altra fascia di etร .
Salvare un patto
La capacitร di trovare soluzioni credibili richiede, quindi, coraggio e responsabilitร . Lโesiยญgenza di questi due elementi, che dovrebbero sempre guidare le azioni di governo, รจ oggi ancor piรน indispensabile per via dellโemergenza che stiamo vivendo, ma dovrebbe restare caratteristica fondante di tutte le scelte per gli anni a venire. Coraggio perchรฉ, plausibilยญmente, con la volontร di impegnarsi a mantenere saldo il patto intergenerazionale anche per le generazioni future e superata la crisi sanitaria, alla nostra societร viene chiesto anche di ripensare e reinventare alcuni concetti cardine dellโeconomia.
ร imยญportante che per le generazioni future vengano attuati dei meccanismi di redistribuzione che riequilibrino le politiche verso le coorti piรน giovani e non solo quelle elettoralmente piรน influenti. La pandemia divide oggi le generazioni, ma rischia di farlo ancor piรน nella sorte futura. Ne consegue lโesigenza di riscattare un paradigma che sappia giocare dโanticipo e che, quindi, incida in profonditร sulla ricomposizione di spesa. Parliamo di un futuro da consegnare ai giovani, che favorisca unโinversione di tendenza rispetto alla dinamica attuale e riparta proprio da quelle Missioni che, come rappresentazione politico-istituzionale del bilancio dello Stato italiano, definiscono e guidano gli obiettivi delle politiche economiche.
Fare un passo avanti, lasciare spazio a nuove forme di intervento che consentano alle geยญnerazioni attuali, e a quelle future, la libertร di scegliere, di riformare e, soprattutto, la possibilitร di non essere irrimediabilmente legate agli eccessi del passato e allโereditร di questo presente che, nella sua eccezionalitร e temporaneitร , rischia perรฒ di limitare molto piรน a lungo le nostre opportunitร e di non salvare quel legame tra generazioni che giร oggi ci costringe a rimanere distanti.





