“Io sono dove si parla di lavoro”

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Così la Presidente dell’Inpgi Marina Macelloni, durante la conferenza stampa svoltasi nei giorni scorsi davanti il Ministero del lavoro, rispondendi a chi l’accusa di protestare “sui marciapiedi” invece che nelle stanze dei Ministeri.

“Io sto dove si parla di lavoro, di sviluppo del settore, di crescita, di rinascita – ha ribadito la Presidente dell’Inpgi –  Se di questo non si discute nelle stanze del governo ma sui marciapiedi, allora sto sul marciapiede”.

Parole dure, chiare, indirizzate verso chi ha la “totale assenza di interesse per un settore così cruciale per il tesduto democratici del paese”.

L’intervento della Presidente Macelloni

“E’ sconcertante vedere e toccare con mano la totale assenza di interesse per un settore, l’editoria e l’informazione, così cruciale per il tessuto democratico del paese. Nel frattempo quello che si vede con estrema chiarezza è il ricorso massiccio da parte degli editori a stati di crisi pesanti che hanno un unico grande effetto: quello di aggravare ulteriormente la crisi dell’Inpgi. Abbiamo editori che chiudono testate storiche incassando i denari del finanziamento pubblico, e l’Inpgi paga le casse integrazioni. Abbiamo editori che fanno ricorso ai prepensionamenti e al posto dei giornalisti in uscita assumono tecnici del web, figure professionali che non versano i contributi all’Inpgi. Come di può pensare in queste condizioni che l’Istituto venga risanato?”
“Il Cda dell’Inpgi, responsabilmente e nel pieno rispetto della legge, ha individuato una serie di misure che concorrono al riequilibrio della gestione. Noi sappiamo bene che non sono sufficienti, lo abbiamo sempre detto: l’unica cosa che riporta i conti in ordine è un ingresso stabile di nuovi contribuenti nell’istituto. Abbiamo consegnato al Governo diverse proposte di allargamento della platea ma evidentemente non c’è interesse a prenderle in considerazione seriamente. Evidentemente non c’è la volontà politica  di fare tutto il possibile perché l’Inpgi resti dove deve restare: nell’ambito della previdenza privata, varata nel 1994 quando il presidente del consiglio Draghi era direttore generale del Tesoro. Le nostre proposte consentono all’Istituto di restare autonomo e di continuare a fare il suo lavoro senza intervento da parte dello stato, cosa che però evidentemente non interessa visto che sembra preferibile l’assorbimento dell’Inpgi nell’Inps per il quale il presidente Tridico ha già chiesto finanziamenti pubblici”.
“Abbiamo anche appreso, sempre da Tridico, dell’esistenza di una interlocuzione per l’assorbimento dell’Inpgi nell’Inps: non saprei con chi visto che l’Inpgi non è invitato a questo tavolo. Ho letto che il presidente dell’Inpgi dovrebbe entrare al ministero dalla porta principale e non stare sul marciapiede del ministero del Lavoro: io sto dove si parla di lavoro, di sviluppo del settore, di crescita, di rinascita. Se di questo non si discute nelle stanze del governo ma sui marciapiedi, allora sto sul marciapiede. Solo affrontando il problema finalmente nel suo complesso troveremo la soluzione per l’Inpgi: altrimenti non sarà una soluzione, sarà solo la cancellazione definitiva di uno dei presidi fondamentali dell’autonomia dei giornalisti, sarà la cancellazione della professione. E forse è questo il vero obiettivo”.