Equo compenso. La Camera dice sì

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L’Aula di Montecitorio ha approvato il disegno di legge sull’equo compenso per i professionisti con alcuni “aggiustamenti” al testo iniziale del ddl recante “Disposizioni in materia di equo compenso delle prestazioni professionali”, sopprimendo, ad esempio, lo stanziamento di 150 milioni di euro a partire dal 2022.

Il ddl, inoltre, fa riferimento alla facoltà degli Ordini professionali di applicare sanzioni deontologiche nei confronti dei professionisti che abbiano accettato un compenso non equo.

Spetterà al Senato dare il via libera definitivo o migliorarlo come ha dichiarato, subito dopo l’approvazione, il senatore Andrea de Bertoldi (FdI), segretario della commissione Finanze e Tesoro di Palazzo Madama.

“Dobbiamo concentrare la nostra attenzione su due aspetti centrali del disegno di legge: individuare un’ulteriore copertura finanziaria, dopo che alla Camera è stata limitata a causa della carenza di fondi, e universalità dell’applicazione della norma – ha detto de Bertoldi – Sarà questo il leit motif dell’iter dell’equo compenso in Senato, che dev’essere applicato a tutti i rapporti dei liberi professionisti, come emerge dal proficuo confronto con Confprofessioni”.

Ma cosa prevede il provvedimento? La legge mira a rendere i compensi delle prestazioni professionali proporzionali alla quantità e qualità del lavoro svolto, così come al contenuto della prestazione stessa.

La disciplina riguarda in particolare i rapporti professionali basati su apposite convenzioni, che interessano le imprese bancarie, assicurative, e quelle imprese caratterizzate da ricavi annui superiori a 10 milioni di euro o con più di 50 dipendenti, nonché la Pubblica Amministrazione.

Saranno i parametri stabiliti dai decreti ministeriali a cadenza biennale, su proposta egli Ordini professionali a stabilire quando si potrà parlare di “equo compenso”.

In caso contrario, sarà il Tribunale a stabilire l’effettiva proporzionalità del dovuto, condannando il cliente a versare la differenza tra quanto stabilito dal contratto e quanto previsto secondo i paramenti ministeriali.