Itinerari Previdenziali. Per le Casse il bilancio è positivo

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E’ stato presentato, nei giorni scorsi al Senato, il nono rapporto “Il Bilancio del Sistema Previdenziali Italiano” targato Itinerari Previdenziali, redatto sulla base dei bilanci consuntivi degli Enti di Previdenza analizzati. E i dati non lasciano dubbi: per le Casse di previdenza private il saldo, nonostante la pandemia, resta positivo, 3.877 milioni, grazie anche ad un buon rapporto attivi/pensionati.

“A oggi il sistema è sostenibile e lo sarà anche tra 15 anni, nel 2035, quando le ultime frange dei baby boomer nati dal Dopoguerra al 1980 – in termini previdenziali assai significative, data la loro numerosità – si saranno pensionate” ha spiegato il Presidente del Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali Alberto Brambilla, precisando però che: “Perché si mantenga la sostenibilità pensionistica, sarà indispensabile intervenire su 4 ambiti fondamentali: le età di pensionamento, attualmente tra le più basse d’Europa (62 anni l’età effettiva in Italia contro i 65 della media europea), nonostante un’aspettativa di vita tra le più elevate a livello mondiale;  l’invecchiamento attivo dei lavoratori, attraverso misure volte a favorire un’adeguata permanenza sul lavoro delle fasce più seniordella popolazione; la prevenzione, intesa come capacità di progettare una vecchiaia in buona salute;  le politiche attive del lavoro, da realizzare di pari passo con un’intensificazione della formazione professionale, anche on the job”.

Casse di previdenza. Il focus

Il numero dei contribuenti agli enti previdenziali privatizzati è di 1.340.672 professionisti,
aumentati nel periodo di analisi 1989-2020 del 161,47%.

Il numero dei contribuenti differisce da quello degli iscritti  per la possibilità concessa da Enpab ed Enpapi ai propri iscritti di rimanere tali anche senza esercitare la libera professione; per Enpapi il fenomeno è rilevante in quanto riguarda ben 46.000 unità su 89.000 iscritti ed è principalmente dovuto al fatto che molti infermieri abbandonano la libera professione a seguito dell’assunzione presso Enti privati e, soprattutto, pubblici pur mantenendo la propria posizione presso la Cassa.

Da segnalare anche che per i medici sono stati considerati contribuenti i 3.725 studenti dal V° anno di corso di laurea cui viene concesso di non versare la propria quota per 3 anni.

Il numero delle pensioni per queste gestioni, non essendo previste tipologie di rendita diverse dalla pensione ordinaria, coincide in genere con quello dei pensionati con l’eccezione di ENPAM che ha una struttura assimilabile a quella dell’INPS con diverse categorie che portano ad avere più prestazioni in capo al singolo medico.

Il numero delle pensioni erogate nel periodo 1989-2020 è aumentato da 145.325 a 449.654 (+209,41%), superiore di 88 punti percentuali rispetto all’incremento registrato dal numero degli iscritti; i 103, stante la loro recente costituzione, rappresentano solo il 15,3% del totale dei contribuenti e hanno erogato nel 2020 21.068 pensioni (6,3% del totale Casse).

Nel 2020 si conferma il trend di maggiore crescita del numero delle pensioni erogate, 19.386, pari a 2,5 volte i 7.786 nuovi contribuenti. Percentualmente i contribuenti aumentano dello 0,6% rispetto al 4,5% del numero delle pensioni; per i 509 gli incrementi dei contribuenti e del numero delle pensioni sono stati rispettivamente 0,3% e 4,3%, mentre per i 103
troviamo 2,1% e 9%.

Le entrate contributive degli enti previdenziali privatizzati nel 2020 sono pari a 9.555 milioni di euro con un aumento del 3,36% rispetto al 2019 (+3,6% lo scorso anno).

Il saldo tra le entrate contributive e la spesa per pensioni è rimasto sostanzialmente stabile rispetto al 2019, attestandosi su un valore di circa 3,670 miliardi di euro con un incremento di circa 1 milione pari a +0,02% (-0,2% lo scorso anno).

Le Casse privatizzate fin qui analizzate, al 31 dicembre 2020 registrano complessivamente un attivo patrimoniale di 81.486.555.531 euro. Prosegue, quindi, la crescita delle risorse di questi investitori istituzionali, anche se in misura inferiore al 2019, con un aumento in assoluto di 3,7 miliardi (3,2 per i 509 e 0,5 per i 103) ed in percentuale del 4,78% (4,51% i 509 e 7,47% i 103).

Le prestazioni di welfare assistenziale
Tutti gli enti erogano, accanto alle prestazioni pensionistiche tradizionali, una serie di prestazioni di  tipo assistenziale a sostegno dei propri iscritti, delle loro famiglie oltre che a sostegno della  professione avendo preventivamente individuato i fabbisogni e le necessità dei propri iscritti in  modo da adattare l’offerta di welfare. Considerata l’ampia tipologia di queste prestazioni  assistenziali AdEPP ha raggruppato in 4 tipologie gli interventi per un “welfare assistenziale e strategico”:
• Salute: assistenza di tipo economico agli iscritti (in alcuni casi e circostanze anche ai pensionati) e ai loro familiari che si trovano in difficoltà e stato di bisogno, in caso di malattia, invalidità.
• Famiglia: contributi per la maternità e interventi in favore di portatori di handicap nonché
sussidi per le spese dell’asilo nido o babysitter, sussidi a titolo di concorso per il pagamento di
rette in case di riposo (se non incluso in polizza assicurativa).
• Professionista: convenzioni “ad hoc” per permettere agli iscritti di sostenere le spese per
contratti di affitto non solo dello studio ma anche di spazi di co-working oltre all’acquisto di
nuove attrezzature per offrire alla clientela un servizio più efficiente in ambienti di lavori
adeguati e sicuri.
• Accesso al Credito: attivazione di servizi e strumenti finanziari per facilitare l’accesso al credito e l’avvio dell’attività professionale.

Da ultimo va segnalato come alcune Casse, in aggiunta a questi provvedimenti hanno deliberato ulteriori specifici aiuti ai propri iscritti: ENPAM con 176 milioni, INARCASSA con 108 milioni, CASSA FORENSE con 40 milioni e CONSULENTI DEL LAVORO con 16 milioni.