Economic and Budgetary Outlook for the European Union 2023

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Il Servizio di ricerca del Parlamento europeo (EPRS) ha pubblicato a fine gennaio il rapporto sulle prospettive economiche e di bilancio nell’Unione europea per il 2023. Il rapporto, il settimo di una serie annuale, riassume i principali indicatori economici dell’Unione e dell’area dell’euro e le tendenze biennali. In sette capitoli, gli autori della pubblicazione analizzano il bilancio annuale dell’UE e forniscono una panoramica delle sue rubriche per il 2023, il tutto nel più ampio contesto di bilancio del quadro finanziario pluriennale dell’UE per il settennio 2021-2027 e dello strumento di ripresa Next Generation EU.

Il “focus economico” speciale di quest’anno è dedicato al quadro di governance economica dell’UE e sulla sua imminente revisione, prendendo in esame dapprima il quadro attuale e, quindi, la proposta di revisione della Commissione europea e, in particolare, il modo in cui questo quadro potrebbe sostenere maggiori livelli di investimento in tutta l’Unione europea.

Di seguito si riporta la sintesi introduttiva del volume, nella traduzione italiana.

Sintesi

Le prospettive economiche per il 2023 sono caratterizzate da un ampio grado di incertezza, dalla prospettiva di una recessione poco profonda e probabilmente di breve durata all’inizio dell’anno, da un’inflazione a livelli elevati e da un mercato del lavoro notevolmente solido. Tuttavia, i dati economici prospettici, come gli indicatori di produzione e di previsione, fanno sperare che la recessione possa essere scongiurata nonostante le fosche prospettive.

Mentre all’inizio dello scorso anno lo slancio economico per la ripresa dalla pandemia COVID-19 era forte, sostenuto da politiche fiscali e monetarie decisive, l’invasione russa dell’Ucraina nel febbraio 2022 ha frenato prematuramente la ripresa economica. Oltre alla tragedia umanitaria della guerra, l’Europa è stata colpita da un forte shock dei prezzi delle importazioni che ha gravemente intaccato le prospettive economiche e aggravato l’aumento dei prezzi dell’energia che ha spinto l’inflazione dell’UE a livelli mai toccati sin dall’avvento dell’Unione economica e monetaria. Nel 2022, l’inflazione media annua ha raggiunto il livello record del 9,2%.

Con l’attenuarsi delle pressioni esercitate dai prezzi dell’energia e con le misure di politica monetaria adottate dalla Banca centrale europea (BCE) che hanno ottenuto i risultati desiderati, si prevede che l’inflazione complessiva scenda significativamente nel 2023. Tuttavia, negli anni successivi si prevede che resterà al di sopra dell’obiettivo del 2%, poiché le proiezioni ipotizzano una ripresa dei salari e il successivo ritiro delle misure fiscali, che attualmente frenano i prezzi dell’energia, che spingeranno l’inflazione verso l’alto, con un effetto di trascinamento fino al 2025. Quest’ultimo effetto ha spinto la BCE a rivedere al rialzo le sue ultime proiezioni sull’inflazione (Capitolo 2).

Ciò spiega il crescente divario tra gli obiettivi di politica fiscale e monetaria, in quanto le autorità monetarie combattono l’inflazione mentre la politica fiscale cerca di attutire l’impatto degli alti prezzi dell’energia su famiglie e imprese.

Mentre le traiettorie della crescita economica e dell’inflazione vanno in direzioni opposte – a differenza degli shock del prezzo del petrolio degli anni ’70, che portarono a un periodo di stagflazione – i mercati del lavoro si sono dimostrati particolarmente resilienti. I tassi di disoccupazione sono ai minimi storici e la domanda di lavoro rimane elevata. In un contesto di rallentamento della crescita, inflazione elevata, alti livelli di debito post-pandemia ed erosione dei redditi reali, le prospettive economiche sono fortemente influenzate dall’evoluzione della situazione geopolitica e dai suoi riverberi sui mercati delle materie prime; le previsioni sono quindi circondate da un significativo grado di incertezza. In un simile contesto, le risposte politiche devono essere attentamente calibrate, poiché il coordinamento delle politiche nell’Unione europea rimane limitato.

Per garantire la disciplina di bilancio e la pianificazione finanziaria in modo ordinato, le finanze dell’UE si basano su una struttura a medio termine, della durata di sette anni. L’attuale quadro finanziario pluriennale (QFP) – il sesto dagli anni Ottanta – è stato deciso alla fine del 2020 (capitolo 3). La pandemia ha avuto un forte impatto sulla sua progettazione e ha portato all’adozione di un pacchetto di bilancio senza precedenti che combina il QFP da 1.210,9 miliardi di euro per gli anni dal 2021 al 2027 con lo strumento del NGEU da 806,9 miliardi di euro.

In questa nuova architettura finanziaria, il bilancio dell’UE e il NGEU svolgono un ruolo fondamentale nella strategia dell’Unione per il rilancio dell’economia. Oltre a sostenere la ripresa dalla pandemia, il bilancio dell’UE per il 2023 (capitolo 4), fissato a 186,6 miliardi di euro in impegni, fornisce finanziamenti aggiuntivi per diversi programmi e politiche volti a contribuire a far fronte alle conseguenze della guerra di aggressione della Russia contro l’Ucraina, compresa la crisi energetica, sostenendo al contempo la transizione verde e digitale e la biodiversità. Tuttavia, di fronte alle molteplici sfide, in particolare la guerra contro l’Ucraina e le sue ripercussioni, la Commissione europea verificherà, nel secondo trimestre del 2023, se le finanze dell’UE sono sufficienti per far fronte al contesto in evoluzione.

Il Parlamento europeo ha ripetutamente espresso la preoccupazione che il bilancio a lungo termine dell’UE (Capitolo 5) abbia già raggiunto i suoi limiti e ne chiede una revisione ambiziosa per aumentarlo e renderlo più flessibile. Il Parlamento è favorevole al fatto che il bilancio dell’UE sia soggetto al rispetto dello Stato di diritto, un prerequisito essenziale per una sana gestione finanziaria e per l’uso efficace dei finanziamenti dell’UE. Inoltre, il Parlamento sostiene il rafforzamento del controllo parlamentare e della trasparenza sulla spesa dell’UE, anche attraverso il NGEU e altri strumenti di finanziamento dell’UE, in particolare gli strumenti fuori bilancio. Alcune di queste questioni saranno esaminate in relazione all’imminente modifica delle norme finanziarie dell’UE.

Il NGEU (Capitolo 6) è un’innovazione importante, ma temporanea, nelle finanze dell’UE. Nel complesso, rafforza in modo significativo le risorse convogliate attraverso gli strumenti di bilancio dell’UE fino al 2026, sostenendo pacchetti ambiziosi di investimenti e misure di riforma volti a rendere l’economia dell’Unione più sostenibile, innovativa e inclusiva. Nel 2023, secondo le proiezioni, il NGEU finanzierà sovvenzioni aggiuntive per un valore di 113,9 miliardi di euro in impegni e 130,7 miliardi di euro in pagamenti, mentre il suo principale strumento di spesa, lo strumento di ripresa e resilienza (RRF), entra in una fase cruciale del suo ciclo di vita dopo il primo anno di piena operatività. I piani nazionali di ripresa e resilienza finanziati dal RRF concentrano la loro azione su sei aree prioritarie di rilevanza europea che sono state identificate come vitali per rafforzare la resilienza dell’UE, tra cui la transizione verde (almeno il 37% di ogni piano nazionale) e la trasformazione digitale (almeno il 20%).

Inoltre, il RRF dovrebbe diventare il principale strumento di finanziamento del piano “REPowerEU”, che mira a porre fine alla dipendenza dell’UE dai combustibili fossili russi e ad accelerare la transizione verde. Questo sviluppo è destinato a rafforzare ulteriormente la già forte dimensione energetica del piano di ripresa. Il Parlamento europeo ha ripetutamente sottolineato l’importanza dell’attuazione e del monitoraggio del NGEU e del RRF, data l’entità e la natura strategica della loro spesa. Gli insegnamenti tratti dal RRF stanno confluendo nel dibattito sulla revisione del quadro di governance economica dell’UE.

Il focus economico dell’edizione delle prospettive economiche e di bilancio per il 2023 è “il quadro di governance economica dell’UE” e la sua imminente revisione (capitolo 7). Il capitolo si compone di due parti. La prima esamina l’attuale struttura del quadro di bilancio dell’UE e la sua efficacia, in particolare, attraverso il monitoraggio degli indicatori di finanza pubblica e della conformità nazionale alle norme di bilancio dell’UE. La parte prospettica fa il punto sui principali orientamenti per la revisione del quadro di bilancio presentati dalla Commissione europea. Questa sezione si sofferma sulla questione di come si possano sostenere maggiori livelli di investimento nell’UE, sia attraverso regole di bilancio ben concepite sia attraverso una capacità di bilancio dell’UE, o combinando le due cose.

I politici e gli accademici concordano sul fatto che il quadro di governance economica dell’UE è complesso, rigido e incline a favorire la prociclicità delle politiche fiscali nazionali. Inoltre, le regole non hanno contribuito alla sostenibilità del debito degli Stati membri con rapporti debito/PIL particolarmente elevati, a maggior ragione dall’inizio della crisi pandemica. In particolare, l’attivazione della clausola di salvaguardia generale, con la sospensione temporanea dell’applicazione delle regole di bilancio comuni, ha evidenziato la necessità di una revisione del quadro fiscale dell’UE per rafforzare le prospettive di crescita e di investimento.

La Commissione europea dovrebbe presentare proposte legislative nel 2023 con l’obiettivo di riformare il quadro di governance economica. Gli elementi principali delle prossime riforme includono una migliore sostenibilità del debito, una sorveglianza fiscale più rigorosa da parte della Commissione nell’ambito del semestre europeo, lo sviluppo di piani di bilancio nazionali (evocando analogie con i piani nazionali di ripresa e resilienza nell’ambito del RRF) e una maggiore titolarità nazionale attraverso istituzioni fiscali nazionali indipendenti dotate di poteri.

 

E’ possibile consultare il report al seguente link

https://www.europarl.europa.eu/RegData/etudes/STUD/2023/739313/EPRS_STU(2023)739313_EN.pdf