Fare meglio con meno

50

di Alberto Oliveti *

Il bilancio di previsione dell’Enpam per il 2023 era accompagnato dal titolo “Fiducia ai professionisti della salute”. Il concetto era che non ci può essere buona previdenza se non c’è buon lavoro. Esortavamo a essere pre-videnti di fronte ai “bilanci grami” attesi, causati dagli effetti congiunti di Covid, conflitti, transizioni varie (demografica, economica, energetica, ecologica, tecnologica) e dai costi conseguenti.

Identificavamo nel “fieno in cascina” del nostro patrimonio, frutto di dieci anni di gestioni e accantonamenti previdenti, la riserva su cui far conto per passare questa fase di gobba previdenziale prevista e di accadimenti mondiali imprevedibili.

Le linee strategiche menzionavano la difesa della qualità della professione medica, l’approccio globale One Health, la necessità di prepararsi al futuro della sanità digitale (Tech2doc). Rilanciavano l’obiettivo di assicurare il massimo sostenibile agli iscritti, confermando la collaborazione per il Paese.

Per il 2024 il concetto chiave è “Fare meglio con meno”.

La dipendenza pubblica manifesta i suoi problemi, la medicina convenzionata vede rinnovati i contratti a scoppio ritardato, e la libera professione medica e odontoiatrica non vive momenti floridi.

Previdenzialmente “resiliamo”, continuando a fare il massimo possibile, come sempre abbiamo fatto, per il miglior futuro possibile dei nostri partecipanti.

Questo bilancio preventivo, infatti, non deve far paura, il patrimonio è stato accumulato con criterio per pagare le pensioni – indicizzate – della pletora attesa. La gobba di pensionamenti era prevista e le proiezioni attuariali ne tenevano già conto.

A proposito: vista l’evidente sproporzione numerica tra i medici attuali e la generazione che li ha preceduti, sicuri che sia stata una buona scelta passare dalla cosiddetta pletora medica a una, per quanto selettiva, penuria? Per questo e per i rinnovi contrattuali ritardati, il flusso contributivo delude. E anche il capitale, sempre più presente in sanità, privilegia i fatturati e non certo le contribuzioni.

Il patrimonio dell’Enpam con l’inflazione ogni anno perde potere d’acquisto; fare investimenti che recuperino l’inflazione e diano in più un rendimento, non è agevole, specie per noi che per finalità istituzionale dobbiamo agire a prudente protezione del capitale.
La diagnosi è forse impietosa, ma indispensabile per poter rilanciarsi con efficacia.

L’obiettivo resta il “massimo per tutti purché sostenibile dal sistema”. Che diventa efficienza se fatto al minor costo possibile, cioè realizzando il “meglio con meno”.

È in tal senso che va letta la nostra iniziativa di Casa di comunità “spoke”, per rilanciare il territorio, il rapporto fiduciario e la motivazione professionale, senza costi aggiuntivi per il Ssn.

Così come rivolgiamo attenzione massima alle reti convenzionali odontoiatriche o specialistiche che mortificano il libero professionista escluso e condizionano quello ricompreso, e al ruolo del capitale di medicina, affinché la convenienza di budget non detti l’esercizio professionale.

Noi ambiamo a un sistema integrato, dove generazioni che subentrano le une alle altre sono legate da un patto implicito centrato sulla professione attuale e futura. Una professione che offra un appagamento dal punto di vista economico, ma anche morale.

Una visione comune, per la quale agire con un piano d’azione per priorità.

*Presidente AdEPP e Enpam