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Finanza sostenibile, oltre 1.200 miliardi di investimenti green nell’UE dal 2021: cresce il ricorso alla tassonomia europea

Secondo i dati pubblicati dalla Commissione europea il 20 ottobre, nel 2025 gli investimenti allineati ai criteri ambientali stabiliti a livello UE hanno superato i 320 miliardi di euro. Il settore energetico raccoglie la quota maggiore dei finanziamenti, mentre le obbligazioni verdi europee raggiungono circa 60 miliardi di emissioni complessive dall’introduzione della tassonomia nel dicembre 2024. 

Oltre 1.200 miliardi di euro investiti in attività sostenibili nell’Unione europea dal 2021. È quanto emerge dai nuovi dati pubblicati recentemente dalla Commissione europea, che confermano la progressiva diffusione della tassonomia europea e degli strumenti comunitari per orientare i capitali verso attività economicamente e ambientalmente sostenibili. Nel solo 2025, gli investimenti in attività allineate ai criteri della tassonomia hanno superato i 320 miliardi di euro, con il comparto energetico in prima linea, trainato soprattutto dai fornitori di elettricità.

I risultati, presentati nel rapporto di aggiornamento “The EU Taxonomy’s uptake on the ground”, evidenziano il ruolo della finanza sostenibile nel collegare la crescita economica agli obiettivi di decarbonizzazione dell’Unione. Come noto, il quadro europeo punta a favorire lo sviluppo e la diffusione delle tecnologie pulite e delle infrastrutture necessarie alla transizione, contribuendo contemporaneamente a rafforzare l’autonomia strategica e la sicurezza energetica dei Paesi membri. Gli investimenti nelle energie rinnovabili, nell’elettrificazione e nelle altre tecnologie a basse emissioni possono ridurre la dipendenza dalle importazioni di combustibili fossili e sostenere la competitività dell’economia europea.

Al centro del sistema si trova la tassonomia dell’UE, il quadro di classificazione che consente alle imprese e agli investitori di identificare le attività economiche considerate ambientalmente sostenibili sulla base di criteri comuni. Lo strumento mira a migliorare la trasparenza delle informazioni disponibili sul mercato, facilitando la valutazione degli investimenti e la comparabilità delle dichiarazioni rese dagli operatori economici. Secondo i dati della Commissione, nel 2025 gli investimenti in conto capitale allineati alla tassonomia hanno raggiunto 323,8 miliardi di euro, portando il totale cumulato dichiarato dal 2021 a circa 1.224 miliardi. La quota degli investimenti allineati sul totale degli investimenti delle imprese dichiaranti è salita al 28,58%, rispetto al 25,29% del 2024.

La distribuzione settoriale mostra una forte concentrazione nel comparto energetico. Le attività legate alla fornitura di elettricità, gas, vapore e aria condizionata rappresentano il 51,8% degli investimenti allineati dichiarati nel 2025. Il contributo più consistente proviene dai fornitori di elettricità, che hanno dichiarato investimenti allineati per circa 168 miliardi di euro. Seguono il settore manifatturiero, con il 26,8%, e quello dei trasporti e del magazzinaggio, con il 10,2%. 

I dati confermano quindi il peso delle infrastrutture energetiche nella transizione ecologica, in particolare per quanto riguarda la produzione e la distribuzione dell’elettricità e lo sviluppo delle tecnologie necessarie a sostenere l’elettrificazione dell’economia. Accanto agli investimenti, il rapporto considera anche il fatturato riconducibile alle attività allineate, che nel 2025 ha raggiunto 913 miliardi di euro, pari al 14,41% del fatturato complessivo delle imprese dichiaranti.

Un altro elemento evidenziato dalla Commissione riguarda la crescita delle obbligazioni verdi europee, conosciute come European Green Bonds (EuGB). Dall’entrata in applicazione dello standard europeo, nel dicembre 2024, le emissioni hanno raggiunto un valore complessivo di circa 60 miliardi di euro. Di cui 39 miliardi sono stati collocati tra il 1º gennaio e il 7 ottobre 2026. Il volume registrato nei primi nove mesi del 2026 è quindi quasi doppio rispetto a quello dell’intero primo anno di applicazione dello standard, a indicare la crescente diffusione di questo strumento tra gli operatori finanziari.

Lo standard europeo per le obbligazioni verdi rappresenta il quadro volontario destinato alle emissioni utilizzate per finanziare attività sostenibili allineate alla tassonomia dell’UE. Il suo obiettivo è rafforzare la trasparenza sull’impiego dei proventi e rendere più chiaro il collegamento tra le risorse raccolte sui mercati e gli investimenti che contribuiscono agli obiettivi ambientali europei. Le obbligazioni verdi europee possono finanziare attività riconducibili a diversi obiettivi ambientali, tra cui la trasmissione e la distribuzione di elettricità, la produzione di energia solare fotovoltaica e gli interventi sugli edifici. La loro diffusione offre pertanto un ulteriore canale per mobilitare capitali privati a sostegno della transizione, attraverso strumenti che collegano le emissioni obbligazionarie a criteri ambientali definiti a livello europeo. Il mercato coinvolge emittenti di diversi Paesi e categorie. Le imprese rappresentano il 51% del volume complessivo, gli istituti bancari il 31%, mentre il restante 18% è riconducibile a emittenti sovrani, sovranazionali e agenzie. Tra i principali Paesi per volume di emissioni figurano Germania, Paesi Bassi, Spagna e Francia. L’Italia rappresenta circa il 10% del mercato dell’UE, con cinque emittenti e un valore equivalente a circa 6,1 miliardi di euro. 

L’aggiornamento della Commissione esamina anche il ricorso alla tassonomia da parte degli istituti bancari. Nel 2025 il Green Asset Ratio (GAR), indicatore che misura la quota delle attività bancarie coperte che diretta a finanziare attività allineate ai criteri ambientali europei, è salito al 5,68%, rispetto al 2,8% dell’anno precedente. La variazione deve tuttavia essere interpretata tenendo conto delle modifiche introdotte agli obblighi di rendicontazione, che hanno inciso sul perimetro delle esposizioni considerate nel calcolo. La tassonomia si inserisce nel più ampio quadro europeo della finanza sostenibile, che comprende strumenti di classificazione, obblighi di comunicazione e standard volontari destinati a migliorare la qualità delle informazioni a disposizione degli investitori. Attraverso criteri condivisi, l’Unione mira a ridurre il rischio che dichiarazioni ambientali poco trasparenti inducano a valutazioni fuorvianti, nonché a rendere più agevole l’individuazione delle attività che contribuiscono agli obiettivi climatici e ambientali.

I dati pubblicati il 20 ottobre mostrano una crescente mobilitazione di capitali verso attività allineate alla tassonomia e un progressivo sviluppo del mercato delle obbligazioni verdi europee. Per la Commissione, questi strumenti rappresentano una componente del percorso verso un’economia europea più sostenibile, resiliente e competitiva, capace di sostenere la decarbonizzazione e rafforzare la propria autonomia energetica e industriale. Intanto, la Commissione europea sta proseguendo il lavoro di semplificazione del quadro normativo, con l’obiettivo di rendere più agevole l’applicazione da parte delle imprese e degli operatori finanziari degli indicatori di finanza sostenibile. La sfida è ridurre gli oneri amministrativi e migliorare la fruibilità delle regole, preservando al contempo la trasparenza e l’affidabilità delle informazioni utilizzate per orientare gli investimenti. 

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