Ocse: il Sistema pensioni ha ancora qualche problema di sostenibilità

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“Pensions at a Glance 2015” è l’ultimo nato in casa Ocse ed arrivano già i primi guai per il nostro Paese. Secondo la ricerca pubblicata dall’Organismo il nostro Paese ha ancora notevoli problemi di sostenibilità del Sistema Pensioni nonostante le riforme messe in campo in questi anni e nonostante la Fornero che decise, da ministro, di stressare le Casse di previdenza privatizzate chiedendo di presentare bilanci attuari che dimostrassero la loro sostenibilità a 50 anni.
Un test anzi uno stress test che gli Enti superarono tirando un sospiro di sollievo. Ora è tutto il Sistema ad essere messo sotto lo studio dell’Ocse che scrive “Anche se la normale età pensionabile raggiungerà i 67 anni nel 2019 sia per gli uomini che per le donne e aumenterà automaticamente in linea con la speranza di vita a 65 anni di età dopo il 2018, la sostenibilità finanziaria del sistema pensionistico richiede ulteriori sforzi negli anni a venire. Nel breve periodo ulteriori risorse sono necessarie per ridurre al minimo l’impatto della recente sentenza della Corte Costituzionale. Nel medio e lungo periodo è necessario stimolare la partecipazione dei lavoratori anziani: ad oggi, l’età effettiva di uscita dal mercato del lavoro rimane la quarta più bassa dell’Ocse e il tasso di occupazione per i lavoratori di età tra i 60 e i 64 anni è pari a circa il 26%, contro il 45% in media dell’Ocse. Eppure molti pensionati oggi ricevono prestazioni pensionistiche relativamente generose nonostante un basso livello di contributi versati”.

Ma non solo. Siamo primi al mondo per spesa pensioni e primi per aliquota contributiva più alta e siamo il Paese  europeo dove una donna che trascorra cinque anni fuori dal mercato del lavoro per badare ai propri figli subirà, una volta in pensione, le conseguenze più pesanti in termini di abbassamento dell’importo dell’assegno, laddove in almeno un terzo dei Paesi Ocse una “aspettativa” quinquennale non avrebbe il minimo effetto sui trattamenti pensionistici futuri

Per fortuna che qualche dato rassicurante c’è. Per Stefano Scarpetta, direttore del Dipartimento per l’impiego, il lavoro e gli affari sociali dell’Ocse: ”La rapida transizione verso il sistema contributivo nazionale per tutti i lavoratori dal gennaio 2012, l’aumento dell’età del pensionamento e la sua equiparazione per uomini e donne permetteranno, secondo le proiezioni del gruppo di lavoro sull’invecchiamento dell’Unione europea di ridurre, all’orizzonte 2060, la spesa pubblica per pensioni di circa due punti di Pil, rispetto ad una riduzione media di 0,1% nell’Unione europea”. Una buona notizia che viene affiancata da un altro dato positivo contenuto nel report.  “Negli ultimi 10 anni, – si legge nello studio – grazie alle riforme del sistema previdenziale il tasso di occupazione degli italiani tra i 55 e i 64 anni è cresciuto di 15 punti passando dal 31% al 46%”.