Amadasi: “In campo azioni per il lavoro”

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Presidente la prima domanda non può non toccare il Parere del Consiglio di Stato nel quale si tratta il tema della percentuale di immobili all’interno del sistema investimenti delle Casse nonché il tempo per l’eventuale dismissione

“Il fatto che siano stati inseriti dei tempi che oggi sono più coerenti con una ipotesi di dismissione, cioè 10 anni,   vuol dire che chi ha come noi un patrimonio importante immobiliare perché storicamente avevamo l’obbligo di acquisire immobili, ci permette di individuare strategie che possono portarci ad affrontare questo percorso senza dove svendere o fare attività di dismissione forzata degli immobili. In questo senso il provvedimento ha colto le indicazioni che erano venute dalle Casse di andare a mitigare l’effetto che inizialmente era stato impostato”.

Avete appena affrontato, in una giornata di studio, sia il tema degli “ imbullonati” sia quello dei fondi europei aperti ai liberi professionisti.

“Sono due temi molto rilevanti che possono portare un poco di sereno almeno nel mondo dei geometri professionisti. Questa attività è una prima parte di un percorso che era già disegnato dalla riforma del catasto, quella riforma che è stata abortita quando ormai era in dirittura finale ma che le tracce si ritrovano in quello che sta avvenendo e stiamo toccando con mano nei primi provvedimenti che l’Agenzia delle Entrate sta in ogni caso attuando, un percorso che va in quella direzione ossia verso la revisione di tutto il sistema catastale. La storia di Ugo Leonardi, che era molto sponsorizzata dagli addetti ai settori industriali e quant’altro ma che in realtà sembrava effettivamente un qualche cosa di un po’ anomalo, era uscita fuori in forza di sentenze di Cassazione che entrano in merito di principio ma non dell’effetto che poi la sentenza può avere. Il concetto di avere un impianto di produzione che poi deve scontare una tassa come fosse una immobile beh lasciava molto perplessi gli addetti ai lavori. Il catasto fabbricati era del ’39, da allora ad oggi ha avuto si degli adeguamenti ma ha bisogno di essere rivisto. Per quel che riguarda la parte sui fondi europei aperti anche ai liberi professionisti dopo l’equiparazione alle Piccole e medie imprese è la sfida importante che i professionisti devono cogliere. Il fatto che possano essere beneficiari di questi fondi è una cosa non indifferente perché sempre più spesso ci si trova, per quanto riguarda gli appalti importanti, a confrontarci con colleghi che provengono da Paesi comunitari che utilizzano in modo corretto, se non altro per la formazione e per molte altre attività. C’è poi da tener presente un altro aspetto che riguarda una specifica formazione sul settore dei fondi europei che fino ad oggi è stata trascurata a tutti i livelli. Ad esempio nelle università dove nulla si dice sul diritto comunitario, non trovo dei percorsi universitari dove ci sia un corso che vada a formare chi domani si troverà ad operare come professionista su questo settore e credo che uno dei motivi che non consente al nostro Paese di sfruttare al meglio queste opportunità sia anche la mancanza di una formazione adeguata dei professionisti su questo tema. Oggi, ad un cliente, una società, una industria che vuole accedere ai fondi europei può rispondere solo una grande azienda che ha una struttura adeguata ma le piccole e medie si trovano sempre ad avere scarsità di professionisti che siano veramente adeguati e preparati a seguire questo settore. Come professionisti dovremmo cogliere anche l’opportunità di seguire queste aziende.

Long term care. Si rinnova la polizza che la Cassa ha messo in campo gratuitamente per i propri iscritti

“Noi l’abbiamo studiata nell’ottica di coprire quella zona di welfare che il libero professionista non ha mai avuto, una copertura, ad esempio erogata dall’Inps, che ha, invece, un dipendente. Noi ci siamo sempre preoccupati di dare un qualche cosa di più ai professionisti. In questo caso, la copertura assicurativa di una platea intera offre delle opportunità di avere delle valutazioni che sono anche abbastanza vantaggiose. Una polizza sanitaria che lei va a fare personalmente non può costare meno di mille e cinquecento euro, fatta invece per una massa di centomila persone fa sì che si vada ad ottenere costi scontati assolutamente inimmaginabili per proporzione. La stessa cosa è avvenuta con la long term care. Noi abbiamo fatto pesare il discorso della mutualità e della massa critica in nostro possesso per poter portare delle agevolazioni e coperture che se richieste singolarmente sarebbero ottenibili a costi improponibili”

Quando parliamo di buone pratiche parliamo di Arpinge . Ci fa un bilancio dell’attività?

“E’ nata nel 2012 da una idea che abbiamo sviluppato insieme a Inarcassa e Cassa dei periti industriali, in un momento in cui tutto il mondo stava bloccando tutte le iniziative e gli investimenti nel mondo delle infrastrutture. Proprio perché qualcuno accusa sempre le Casse di non fare investimenti per il sistema Paese, noi abbiamo capito che l’unico modo che avevamo per cercare di ridare qualche segnale di recupero dell’attività nel nostro settore particolare, specifico, che è proprio quello delle infrastrutture e dell’edilizia, ci fossero iniziative che andassero in quella direzione. Siamo partiti cercando di metter insieme iniziative trovandoci di fronte anche a difficoltà burocratiche. La nostra iniziativa oggi è una delle poche che sta operando nel settore dell’efficientamento energetico, Arpinge sta lavorando con alcune catene importanti di supermercati proprio per fare attività di efficientamento energetico coniugando quello che è l’attività con l’incarico a professionisti che operano su quel territorio, mettendo insieme quelle che sono opportunità di lavoro per i settori infrastrutturali con opportunità di lavoro dei nostri iscritti. Potevamo investire nel settore sanitario ma magari interessava più ai medici che agli architetti, ingegneri, geometri e periti. Arpinge sta diventando una realtà che sviluppa in quel settore delle pratiche attenzionate anche da altri investitori che oggi hanno chiesto di poter partecipare a questa iniziativa. il CDA di Arpinge sta trattando con altre Casse che credo siano direttamente interessate a sviluppare iniziative di questo genere”.

Dove dovrà andare secondo lei l’Adepp?

“Io mi auguro che la nuova Adepp recuperi appieno quello spirito che aveva portato le Casse ad attivare questa struttura. Io sono abbastanza fiducioso , non parlo di vecchia o nuova Adepp, ma credo che sia arrivato il momento affinché Adepp sia veramente rappresentativa di quel milione e duecento mila professionisti che hanno affidato alle Casse il proprio futuro, la propria serenità, il momento di accesso alla pensione in un mondo molto complicato, che vive tutte le problematiche e le difficoltà che sta avendo il sistema pubblico di previdenza e quant’altro. Noi stiamo cercando di fare il nostro lavoro con molta fatica e forse è arrivato anche il momento di fare un salto di qualità e diventare gli interlocutori adeguati al mondo politico, ai regolatori e quant’altro ma con uno spirito forse un po’ più costruttivo, determinato e partecipato”.