Home Centro studi Studi e ricerche resto del mondo L’Inps “da i numeri” e Boeri rivendica la busta arancione

L’Inps “da i numeri” e Boeri rivendica la busta arancione

Parte dalla flessibilitร  il Presidente Boeri per toccare altri punti dolenti come le “salvaguardie nate per gli esodati della riforma Fornero che, in quanto misure tampone, si sono mostrate costose e inadeguate”. Il rapporto annuale targato Inps (in allegato la relazione annuale del presidente Boeri) diventa l’occasione per il Presidente, oltre che per tracciare il quadro complessivo della situazione, per lanciare un messaggio forte e chiaro. “Sarebbe paradossale – dice Boeri – che il confronto tra governo e parti sociali in corso si concludesse ancora una volta con interventi estemporanei e parziali” e ricordaย  che la riforma Fornero ha creato “forti disagi sociali tra i lavoratori con piรน di 55 anni e reso piรน difficile lโ€™ingresso nel mercato del lavoro dei giovani, contribuendo ad aumentare la disoccupazione degli under 30”.ย  ย Il riferimento รจ alle sette salvaguardie pensate inizialmente per i cosiddetti esodati creati dalla riforma Fornero, ovvero coloro rimasti senza nรฉ lavoro nรฉ pensione a seguito del drastico innalzamento dell’etร  pensionabile determinato dalla riforma. Secondo l’Inps, tali misure “hanno eroso fino a un sesto dei risparmi conseguiti dalla riforma del 2011”, con un costo amministrativo ombra di quasi 34 milioni di euro causato dal personale dell’istituto distolto da altre attivitร .

E il dato preoccupante contenuto nel rapporto annuale รจ quello cheย evidenzia come quasi sei milioni di pensionati in Italia (il 38% del totale) hanno redditi da pensione inferiori a 1.000 euro al mese.ย In particolare, il 10,8% del totale (pari a 1.686.944 pensionati) percepisce meno di 500 euro e il 27,2% (4.275.706) tra 500 e 1000 euro. Netta sproporzione fra donne e uomini in entrambe le fasce: sotto i 500 euro il 12,4% delle donne e l’8,9% degli uomini; fra 500 e 1000 euro il 34,9% delle donne e il 18,5% degli uomini. Una fascia che ย assorbe solo il 15,6% della spesa complessiva ricevendo nel 2015 poco piรน di 43 miliardi di euro. Si tratta soprattutto di donne (3,95 milioni).ย Ed รจ proprio annunciando questi dati che il Presidente ha sottolineato come sia indispensabile mettere in campo interventi di contrasto alla povertร , alle nuove povertร .

Con i nuovi criteri รจ naturalmente aumentata di numero anche la fascia dei ‘benestanti’: coloro che possono contare su oltre 3.000 euro di reddito pensionistico al mese sono circa un milione (il 6,5% del totale), per circa tre quarti uomini (745.238 a fronte di 265.140 donne). La fascia tra i 1.000 e i 1.500 euro al mese (3,4 milioni di persone รจ pari al il 22% del totale dei pensionati mentre quella tra i 1.500 e i 2.000 รจ pari al 18,1%. Le prestazioni previdenziali sono 17,1 milioni (quasi un terzo delle quali, 5,8 milioni,ย  di anzianitร  o anticipate) mentre quelle assistenziali sono 3.837.802.

Ma oltre ai numeri Boeri si รจ molto soffermato su due temi che stanno o hanno caratterizzato l’azione di Governo. Il primo, come dicevamo, riguarda la flessibilitร .

“E’ molto positivo che le parti sociali e il Governo si stiano confrontando per individuare i possibili correttivi, con forme di flessibilitร  in uscita. Ci sono forme di flessibilitร  sostenibile alla nostra portata, che darebbero risposte sia a coloro che vogliono uscire dal mercato del lavoro, pur consapevoli che una scelta anticipata ridurrebbe per sempre il loro trattamento pensionistico, sia a coloro che devono entrare nel mercato del lavoro. Ma, alla luce della complessitร  delle soluzioni รจ fondamentaleย  assicurare che tutti coloro che potranno un domani esercitare opzioni di uscita flessibile siano in grado di capire fino in fondo le implicazioni delle loro decisioni”.

“Non si puรฒ negare – ha continuato Boeri – che rate ventennali di ammortamento di un prestito costituiscano una riduzione permanente della pensione futura. Nรฉ si puรฒ negare che, continuando a lavorare, il contribuente avrebbe diritto a una pensione piรน alta. Ecco perchรฉ lโ€™obiettivo dell’Ape, non dovrebbe essere certo quello di spingere piรน persone possibile a uscire dal mercato del lavoro, bensรฌ quello di garantire maggiore libertร  di scelta consapevole, senza aumentare il debito pensionistico e senza creare generazioni di pensionati poveri”.

Poi c’รจ il Jobs act e soprattutto quell’articolo 18 che aveva scatenato polemiche e contrasti. Boeri ha spiegato che la cancellazione dell’articolo 18 con il superamento della reintegra per i licenziamenti senza giusta causa e giustificato motivo previsto dal Jobs act non ha portato a un aumento dei licenziamenti: nel 2015 l’incidenza dei licenziamenti รจ diminuita del 12% sull’anno precedente. Secondo Boeri, le norme del Jobs act sui contratti a tutele crescenti hanno inciso sulle stabilizzazioni dei contratti nelle imprese soprattutto tra i 15 e i 19 dipendenti, anche se l’aumento dell’occupazione รจ stato determinato soprattutto dai massicci incentivi sul fronte della contribuzione. Nel 2015 i contratti a tempo indeterminato sono cresciuti di oltre mezzo milione rispetto all’anno precedente ma sono destinati nel 2016 a stabilizzarsi su questo livello.

E Boeri chiude togliendosi un sassolino dalla scarpa. “Stupisce notare che alcuni ci abbiano criticato per avere offerto troppe informazioni – ha detto il Presidente Inps – ย non sempre convergenti, a loro giudizio, con quelle fornite dal nostro istituto di statistica. Ma coerenza non significa coincidenza quando le fonti sono diverse e i dati servono per farsi unโ€™opinione solo se sono credibili”.

 

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