Lo studio dei fenomeni legati alla demografia sarร sempre, o dovrร essere sempre, di piรน al centro delle politiche future. Lo dimostrano i report e lโattenzione dei maggiori organismi europei e mondiali.
Secondo le proiezioni contenute nellโAgeing Report 2018ย della Commissione Europea la popolazione totale nell’Unione europea aumenterร i da 511 milioni nel 2016 a 520 milioni nel 2070, ma la popolazione in etร lavorativa (15-64 anni) diminuirร significativamente da 333 milioni del 2016 a 292 milioni nel 2070, dando cosรฌ luogo alla vera sfida che dovrร essere affrontata dagli Stati membri perchรฉ gli effetti dellโinvecchiamento della popolazione e il relativo impatto fiscale e sociale sono giร evidenti e sempre piรน lo saranno nei prossimi anni.
โComplessivamente nell’UE โ si legge nel report – ย il costo totale dell’invecchiamento (spesa pubblica per pensioni, assistenza sanitaria, assistenza a lungo termine, istruzione e indennitร di disoccupazione) dovrebbe aumentare di 1,7 punti percentuali al 26,7% del PIL tra il 2016 e il 2070.
โI costi di assistenza e assistenza a lungo termine contribuiranno maggiormente all’aumento della spesa legata all’invecchiamento della popolazione, aumentando di 2,1 punti percentuali. Si prevede che la spesa pubblica per le pensioni aumenterร fino al 2040 prima di tornare vicino ai livelli attuali entro il 2070โ.ย Secondo lโOrganizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, nel 2050 ci saranno 74 persone con oltre 65 anni ogni cento persone, con unโetร tra i 20 e i 64 anni. Oggi sono 38 (erano 23 nel 1980).ย Numeri che in futuro faranno dellโItalia il terzo paese piรน anziano, dopo il Giappone (78 persone over 65 su 100) e la Spagna (76 su 100 ).
Ma non solo.
Nel Rapportoย Preventing ageing unequallyย (โCome prevenire le disuguaglianze legate allโinvecchiamentoโ), lโOcse sostiene che, per le nuove generazioni italiane, si preannuncia un futuro decisamente a tinte fosche: meno occupazione e piรน povertร rispetto a quelle che le hanno precedute. Il tasso di occupazione, tra il 2000 e il 2016 รจ cresciuto del 23% tra gli anziani di 55-64 anni, dell’1% tra gli adulti di etร media (54-25 anni) ed รจ crollato dell’11% tra i giovani (18-24 anni).
โIn Italia – spiega l’Ocse – le ineguaglianze tra i nati dopo il 1980 sono giร maggiori di quelle sperimentate dai loro parenti alla stessa etร e poichรฉ le diseguaglianze
tendono ad aumentare durante la vita lavorativa, una maggiore disparitร tra i giovani di oggi comporterร probabilmente una maggiore diseguaglianza fra i futuri pensionati, tenendo conto del forte legame che esiste tra ciรฒ che si รจ guadagnato nel corso della vita lavorativa e i diritti pensionisticiโ.
Cosa fare?
Secondo l’Ocse โoccorre agire su piรน fronti: l’educazione, la salute e
il reddito. E’ piรน efficiente prevenire le ineguaglianze nella fase iniziale piuttosto che rimediare alle loro conseguenze”.
Inoltre si possono introdurre misure per mitigare gli effetti delle diseguaglianze โassicurando un equo accesso alle cure sanitarie, l’adozione di politiche inclusive nel mercato del lavoro e una transizione piรน soft verso la pensione. Occorre migliorare il reintegro nel mercato del lavoro di chi resta disoccupato, specie se a tarda etร . In futuro occorre soprattutto aggiornare le competenze dei lavoratori nel corso della loro vita lavorativa, attraverso la formazione e l’aggiornamento professionale, che dovranno tener conto della rivoluzione digitale in corso. Infine occorre far fronte alle ineguaglianze fornendo pensioni e cure a lungo termine adeguate e garantendo in modo sostenibile assistenza sociale e finanziariaโ.
Sul fronte pensioni lo studio โAgeing Report 2018โ sottolinea come โLe riforme pensionistiche hanno permesso di stabilizzare la spesa pensionistica pubblica in percentuale del PIL a lungo termine, attraverso l’aumento dell’etร pensionabile e le modifiche ai parametri dei sistemi pensionistici, compresa l’indicizzazione delle pensioni. Di conseguenza, il rapporto pensionistico pubblico, che descrive la pensione pubblica media in relazione al salario medio, dovrebbe diminuire di 10,6 punti percentuali in media nell’UE. Negli Stati membri con regimi pensionistici integrativi privati, il valore totale delle pensioni rispetto alle retribuzioni medie dovrebbe essere superiore di 10,5 punti percentuali rispetto agli Stati membri senza. Inoltre, l’etร della pensione sarร piรน alta nel futuro in generaleโ.ย La relazione del 2018 sull’adeguatezza delle pensioni della Commissione europea Occupazione, affari sociali e inclusione, pubblicata lo scorso marzo, evidenzia che, sebbene gli Stati membri prestino sempre maggiore attenzione, nell’ambito delle loro riforme, a pensioni adeguate e sostenibili, in futuro sarร necessario adottare ulteriori misure.
La stessa Commissaria Marianneย Thyssen, durante la presentazione dello studio, ha dichiarato: “ Pensioni adeguate sono essenziali per prevenire la povertร e l’esclusione sociale fra le persone anziane in Europa, in particolare le donne. Dobbiamo inoltre garantire che le persone che svolgono lavori atipici o i lavoratori autonomi non siano esclusi. La nostra prioritร deve consistere nel proseguire le riforme in corso che promuovono pensioni adeguate per tutti.”
Secondo la relazione del 2018 sull’adeguatezza delle pensioni โGli Stati membri hanno posto in primo piano, al centro del loro impegno politico, le misure intese a salvaguardare l’adeguatezza delle pensioni, in particolare quelle a basso reddito, ma occorre fare qualcosa in piรน. Per garantire l’adeguatezza e la sostenibilitร delle pensioni attuali e future, i sistemi pensionistici devono promuovere l’allungamento della vita lavorativa, anche alla luce della sempre maggiore aspettativa di vita. Tale obiettivo puรฒ essere conseguito incoraggiando l’apprendimento lungo tutto l’arco della vita, offrendo un ambiente di lavoro sicuro e sano, adeguando l’etร pensionabile, premiando chi posticipa il pensionamento e scoraggiando l’uscita anticipata dalla vita attiva. Le opzioni lavorative flessibili, che comprendano la possibilitร di combinare la pensione con un reddito da lavoro, e gli incentivi fiscali atti a promuovere il posticipo del pensionamento, si stanno diffondendo sempre di piรน e continueranno a svolgere un ruolo rilevanteโ.
Unโanalisi condivisa dallo stesso Consiglio economico europeo che pur โriconoscendo che le riforme, anche recenti , messe inย ย campo dagli Stati membri, hanno prodotto un impatto positivo contenendo le dinamiche della spesa pubblica e contribuendo all’innalzamento dell’etร media di uscita dal mercato del lavoroโ sottolinea la necessitร che il cammino prosegua, che โ gli Stati membri adottino ulteriori misure, anche se a livelli diversi, per innalzare l’etร pensionabile effettiva, tra l’altro evitando un’uscita precoce dal mercato del lavoro, promuovendo l’invecchiamento attivo, rafforzando gli incentivi a rimanere nel mercato del lavoro e potenziando gli elementi di sostenibilitร nel regime pensionistico, ad esempio con il collegamento dell’etร pensionabile o delle prestazioni pensionistiche alla speranza di vitaโ.




