“Studiare per passione o studiare per un lavoro?”

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Lavoro, redditi, aspettative e delusioni: è quanto emerge dalla ricerca pubblicata dall’Osservatorio Talents Venture “Studiare per passione o studiare per un lavoro?” che, dopo aver elaborato i dati di Almalaurea, ha stilato una vera e propria classifica.

“La scelta dell’università è sempre accompagnata da un dilemma: seguire le proprie passioni o le richieste del mercato del lavoro? Detto in altre parole – scrivono i ricercatori – le motivazioni per la scelta di un corso universitario sono prevalentemente legate ad un interesse per le discipline insegnate o alle opportunità occupazionali offerte dal corso?”.

“In questo studio l’Osservatorio Talents Venture ha voluto adottare una prospettiva ex-post, analizzando i dati per capire se vi fosse qualche tipo di correlazione (e non di causalità) tra le prospettive occupazionali di un determinato corso di laurea e l’effettiva soddisfazione degli studenti che lo hanno frequentato”.

Ed eccoli allora i dati, gli umori, le “distanze” evidenziate dalla ricerca.

Innanzitutto vi è una forte correlazione negativa tra il tasso di occupazione e la percentuale di persone che ha valutato non adeguata l’istruzione ricevuta. In altri termini, al diminuire del tasso di occupazione, aumentano i laureati che hanno valutato come inadeguata la formazione professionale acquisita all’università.

Ad esempio, se a fronte di un tasso di occupazione del 65% per i laureati del gruppo Politico-Sociale, il 60% di questi valuta la formazione ricevuta come inadeguata, condizione opposta emerge invece per i laureati del gruppo di Ingegneria Industriale dove, a fronte di un tasso di occupazione pari all’87%, solamente, il 39% dei laureati ritengono inadeguata la formazione ricevuta.

Chi trova lavoro riconosce il valore della laurea

Un tasso di occupazione maggiore, è associato, in media, ad una maggiore utilità riconosciuta del titolo di laurea da parte dei laureati. I laureati in Ingegneria Elettronica non hanno troppe difficoltà a trovare un lavoro (92%) e di conseguenza solamente una minima parte di loro ritiene che sia possibile svolgere il proprio ruolo con un titolo non universitario (5%).

Al contrario invece, per i laureati in Psicologia il tasso di occupazione è decisamente contenuto (45%) e d’altra parte quasi quattro laureati su dieci (38%) ritengono che, per lo svolgimento dell’attività lavorativa per la quale sono attualmente impiegati, non serva il titolo universitario. Queste tendenze di sintesi vengono confermate anche se si guarda alla soddisfazione per il lavoro svolto dai laureati. I più soddisfatti per il lavoro svolto sono gli studenti del gruppo Difesa e Sicurezza, seguiti dai laureati in Ingegneria Elettronica e dell’Informazione. Tra i meno soddisfatti invece i laureati di Psicologia e del Gruppo Geo-Biologico.

Non c’è da stupirsi se si considera che gli stipendi netti medi ad un anno dalla laurea, siano rispettivamente 680 euro mensili (meno del neo nato reddito di cittadinanza) nel caso di Psicologia e 959 euro mensili per il gruppo Geo-Biologico, contro i 1.471 euro mensili nel caso di Ingegneria Elettronica.