Oliveti, il Pnrr e il nodo della prossimità

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di Alberto Oliveti

Presidente AdEPP/Enpam

In un romanzo distopico pubblicato nei primi anni ’30, Aldous Huxley descrisse un mondo nuovo suddiviso in caste plasmate, oggi si direbbe geneticamente, affinché svolgessero il ruolo assegnato. L’organizzazione di questa società visionaria e omologante aveva come obiettivo il benessere comunitario.

Qualsiasi espressione di individualità veniva subordinata a un efficientismo produttivo e razionale di interesse collettivo.

Ogni problema appariva risolto, ma la realtà era nei fatti disumanizzante. In modo molto meno fantascientifico il richiamo comunitario torna oggi con le nuove proposte sulla medicina del territorio.

Il Covid ha espresso l’esigenza di due priorità d’intervento: i vaccini e la prossimità delle cure. Mentre il percorso vaccinale procede spedito, del secondo aspetto si occupa il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) che, nelle sue proposte, prevede sostanzialmente tre presìdi: la casa della persona, la casa della comunità e l’ospedale della comunità. Il tutto supportato da telemedicina e gestione efficiente dei dati.

Per i casi gravi e cronici si investe sull’assistenza e sulle cure direttamente al domicilio delle persone, mentre con l’ospedale di comunità si crea un luogo delle cure intermedie fra il territorio e l’ospedale vero e proprio.

Il luogo di primo accesso per le esigenze di salute del cittadino diventa invece la Casa della Comunità, e non più lo studio del medico di medicina generale. L’obiettivo dichiarato è rafforzare l’equità d’accesso, la vicinanza territoriale e la qualità dell’assistenza. I numeri parlano chiaro: in Italia ci sarà una Casa della Comunità ogni 115 chilometri quadrati.

Mentre oggi c’è un sistema di studi medici diffuso capillarmente sul territorio, per il domani si immagina che il cittadino possa percorrere diversi chilometri, per raggiungere il punto di accoglienza, dove accanto ai medici, e a vari operatori sanitari e sociali, assumeranno un ruolo gestionale importante i nuovi infermieri di famiglia.

Come l’acqua del mare sul bagnasciuga, quella immaginata nel Pnrr è dunque una ‘prossimità’ che in ogni caso concettualmente si ritrae rispetto alla pur non ottimale situazione attuale, se non prevedrà il potenziamento della rete degli studi professionali periferici in stretta interrelazione con il nodo centrale. Si centra la riforma dell’assistenza primaria in via prioritaria sui presìdi, e sul loro finanziamento iniziale, ma si lasciano solo tratteggiati funzioni, attività e compiti professionali, sorvolando sulla relazione medico-paziente.

Di fatto, si declina la prossimità prendendo distanza dalla possibilità di libera espressione dell’insieme dei bisogni e dei problemi di salute dei singoli cittadini, riservando l’assistenza a casa solo per quelli “fragili”.

Il rapporto fiduciario, che caratterizza la relazione individuale, invece non è mai menzionato.

Non si può certo affermare che il sistema della medicina territoriale oggi sia perfetto. Tutt’altro. Parafrasando Benedetto Croce nella sua critica al panlogismo hegeliano, dovremmo però anche in questo caso distinguere cosa c’è di vivo e cosa c’è di morto nell’attuale assistenza primaria, passare da una dialettica degli opposti, a tipo bello-brutto, ad una dialettica dei distinti in cui trovino spazio le valutazioni su appropriato, condiviso, aggiornato, solo per dirne alcuni.

Credo non ci possa essere una soluzione solo incentrata sul finanziamento di nuovi presìdi strutturali alla questione delle cure primarie.

La medicina di comunità è importantissima, perché proprio la comunità è uno dei luoghi, insieme alla famiglia e al lavoro, dove si realizza la personalità umana. Deve integrare, non sostituire, il ciclo fiduciario di assistenza che lega nel tempo il cittadino al suo medico di scelta, notoriamente il più efficiente nel rapporto tra costo, volumi di attività e beneficio, se ben condotto e supportato.

Arretrare togliendo di fatto all’individuo la referenza di un proprio medico di fiducia, operante in un team multi professionale integrato, non può essere il futuro del nostro Ssn.