AdEPP. Oliveti su Milano Finanza “La ripresa passa dai professionisti

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Di seguito l’editoriale del Presidente dell’Enpam e dell’Adepp, Alberto Oliveti , pubblicato nei giorni scorsi sul quotidiano Milano Finanza

Le Casse previdenziali private, sono pronte a offrire il proprio sostegno e il proprio apporto ai progetti di sviluppo e investimento legati al Pnrr. Quelle aderenti all’Adepp rappresentano infatti un patrimonio per l’intero Paese, sia per il capitale umano di 1,7 milioni di professionisti intellettuali, sia per gli altri numeri: 100 miliardi di euro di patrimonio gestito, 11,5 miliardi di contributi previdenziali incassati e 7,7 miliardi di prestazioni erogate ogni anno.

Ma il contributo di questi enti al rilancio del Sistema Paese deve realizzarsi in continuità con quelle che sono già ora le loro linee di condotta.

Le Casse previdenziali, infatti, devono ricercare rendimenti stabili nel tempo a fronte di un livello di rischio coerente con la loro missione. In questo senso troviamo poco appropriati i richiami che spesso vengono fatti affinché si investa di più in Italia.

Già oggi infatti i nostri impieghi sono per circa il 20% rivolti al mercato domestico. Con una quota che sale addirittura al 75% se si allarga lo sguardo al contesto dello spazio economico europeo. Sempre su questo fronte non sono da sottovalutare poi le sinergie di scopo che il mondo delle Casse previdenziali ha in corso con soggetti rilevanti per lo sviluppo come Banca d’Italia o F2i. Senza dimenticare gli impegni specifici che diversi nostri enti associati hanno avviato anche con Cassa depositi e prestiti.

Sul fronte finanziario generale il contesto d’inflazione e le mosse delle banche centrali hanno avuto e stanno avendo una forte influenza quasi imponendo una strategia di bilanciamento tra bassi rischi e alti rischi sul fronte obbligazionario e un approccio neutro a livello azionario.

Come Casse dei professionisti possiamo però imprimere una vera spinta con investimenti più mirati, correlati alla nostra missione istituzionale. Nostro scopo è assicurare previdenza e welfare ai professionisti, dunque tutto ciò che favorisce il lavoro da cui nascono i contributi previdenziali assume un valore strategico. Quindi per chi rappresenta professionisti sanitari, di area tecnica, economico-giuridica o sociale è sensato investire nell’ambito immobiliare sanitario, residenziale, nella rigenerazione urbana, commerciale  e logistica o in infrastrutture sociali, telecomunicazioni, trasporti, energia, utilities e ancora logistica. I medici, per fare un esempio, avrebbero una motivazione particolare a entrare in partenariati pubblico-privati investendo sulle case di comunità: in questo modo si potrebbe attuare il Pnrr rinnovando e potenziando la rete degli studi professionali fiduciari distribuiti capillarmente sul territorio.

Ha anche senso investire sul capitale umano, per esempio – sempre restando sui camici bianchi – aggiornando i medici sull’uso di nuove tecnologie per la salute.

Inoltre, in un’Italia che ha appena perso l’occasione di garantire per legge il principio dell’equo compenso per i lavoratori autonomi, sarebbe più che giusto incentivare forme di welfare attivo per sostenere i liberi professionisti durante la vita lavorativa. Una mossa anche razionale visto che è solo in presenza di una rete di protezione un professionista può pensare di rischiare di più, e quindi creare crescita per l’economia del Paese.

Questa spinta propulsiva potrà però pienamente esprimersi soltanto se le Casse verranno messe nelle condizioni migliori per agire, cosa che oggi non avviene. Abbiamo infatti una fiscalità pesante, decisamente non europea. Per liberare risorse ci sarebbe invece bisogno di una defiscalizzazione della gestione patrimoniale delle Casse di previdenza e una semplificazione normativa e nei controlli, che oggi sono davvero troppi e talvolta non coordinati.

Così come occorrerebbe rivedere gli anacronistici parametri di sostenibilità che oggi sono fissi e obbligano a tenere riserve enormi (i 100 miliardi di euro) senza tenere conto del fatto che sempre di più le Casse sono chiamate a una funzione di sostegno ai redditi e di supplenza dello Stato.

In conclusione, non c’è buona previdenza se non c’è buon lavoro. E oggi più che mai dobbiamo investire sui professionisti affinché siano motori di sviluppo, e quindi di ripresa e resilienza.