A sostenerlo l’Inapp nell’ultimo rapporto nel quale si sottolinea come esistano “4 tipi di lavoratori digitali, piรน alto รจ il grado di specializzazione piรน alta รจ la qualitร del lavoro, un quadro in linea con quanto accade in Europa. In diversi casi aumentano perรฒ anche lo stress e i ritmi di lavoro”.
โI risultati confermano, in generale, una relazione positiva tra gli investimenti in tecnologie digitali e le condizioni di lavoro se accompagnati da quelli sulle competenze dei lavoratori, ma evidenziano anche un aumento dei livelli di controllo delle prestazioni dei lavoratori con disagi di natura psicologica, sociale e salariale โ ha dichiarato Natale Forlani, presidente dellโInapp โ Questi fenomeni devono essere attentamente monitorati anche per lโatteso sviluppo delle applicazioni dellโintelligenza artificiale. Continueremo ad analizzare lโimpatto di queste innovazioni, ma sin da ora si manifesta lโesigenza di aumentare i livelli dโinvestimento sulle competenze dei lavoratori adeguando le politiche attive e la capacitร delle parti sociali di regolamentazione dellโimpatto delle tecnologie sulle condizioni di lavoro per evitare profonde spaccature tra i lavoratoriโ.
Il report in pillole
In Italia il 56% dei lavoratori utilizza almeno uno degli strumenti tipici delle tecnologie avanzate, come macchinari e sistemi automatizzati, sistemi informatici di condivisione delle informazioni, il cosรฌ detto cloud computing, Big data analytics, sistemi informatici di simulazione dei processi produttivi, la robotica collaborativa e le stampanti 3D associate allโadditive manufacturing. ร quanto emerge dallโIndagine Inapp sulla โQualitร del lavoroโ, condotta su un campione di 15mila lavoratori rappresentativo di tutti i settori economici, pubblicata sul nuovo numero della rivista SINAPPSI dedicato allo โSviluppo tecnologico, digitalizzazione, qualitร del lavoro e relazioni industrialiโ presentato durante un convegno presso lโAuditorium dellโIstituto.
Lโindagine individua quattro tipologie di lavoratori sulla base dellโutilizzo delle tecnologie digitali:
ยท gli โhard digitalโ (24%) che impiegano tutte le tecnologie hardware diffuse nei sistemi produttivi italiani che negli ultimi anni hanno investito nel modello Industria 4.0;
ยท i โcloud digitalโ (17%) che ricorrono massivamente a strumenti di cloud computing e interagiscono con macchinari e sistemi automatizzati;
ยท i โsoft digitalโ (7%), occupati soprattutto in attivitร che richiedono il ricorso a Big data analytics e allโimpiego del cloud computing;
ยท gli โintegratiโ (7%), un segmento che sperimenta a 360 gradi lโimpiego di tecnologie software associandolo ai classici dispositivi tecnologici di tipo hardware.
Lโanalisi svolta conferma una relazione diretta tra lโimpiego delle tecnologie, la crescita delle competenze dei lavoratori ed il miglioramento delle condizioni di lavoro in particolare per i lavoratori soft digital e cloud digital.
Circa il 40% di questi dichiara infatti โdi aver migliorato la propria condizione economica, le prospettive di sviluppo e carriera e i livelli di autonomia sul lavoroโ, a fronte di un dato medio, tra i lavoratori non digitali, che sui tre aspetti raggiunge solamente il 20%. Allโopposto il 67% dei lavoratori โhard digitalโ,che utilizzano in maniera routinaria i dispositivi hardware, considera il proprio lavoro gravoso in termini di disagio e sforzo fisico, e circa i due terzi di questi lavoratori non ha migliorato, o ha addirittura peggiorato, la propria situazione rispetto ad autonomia, prospettiva di carriera e condizione economica.
Nella rivista SINAPPSI sono pubblicati anche i risultati dellโindagine EU-OSHA OSH Pulse condotta dallโAgenzia della Commissione Europa sulla Salute e Sicurezza sul Lavoro. I dati evidenziano, in linea con il dato italiano, unโampia diffusione delle tecnologie di base tra i lavoratori (73%), ma anche lโemergere, seppur marginale, dellโimpiego di dispositivi indossabili (11%), come smart watches, smart glasses, activity tracker .Le tecnologie digitali sono utilizzate dai datori di lavoro per supervisionare o monitorare le prestazioni (25,3%), per assegnare compiti, orari di lavoro o turni (29,9%) o per valutare le prestazioni dei lavoratori da parte dei clienti o pazienti (26,9%). Lโindagine europea evidenzia lโaumento dei rischi psicosociali per i lavoratori: per il 52,3% determina un aumento dei ritmi di lavoro; per il 40% un incremento dei livelli di sorveglianza sul lavoro e per il 33% una riduzione dellโautonomia lavorativa.





