In Sardegna il 13,7% dei cittadini rinuncia alle cure, il dato piรน alto a livello nazionale.ย ร quanto emerge dal Report dellโOsservatorio Gimbe sulla spesa sanitaria privata in Italia nel 2023, commissionato dallโOsservatorio Nazionale Welfare & Salute (Onws) e presentato nei giorni scorsi al Cnel.
Lo studio ha analizzato il peso economico crescente sostenuto dalle famiglie e le criticitร del sistema della sanitร integrativa.
“Abbiamo affidato alla Fondazione Gimbeย โ spiegaย Ivano Russo, Presidente di Onwsย โย unโanalisi indipendente sulla spesa sanitaria delle famiglie, con lโobiettivo di identificare la quota che puรฒ essere realmente intermediata dalla sanitร integrativa”.
“In un contesto di crescenti difficoltร del Servizio Sanitario Nazionale – si legge nello studio – la spesa sanitaria delle famiglie ha superato i 40 miliardi di euro nel 2023, registrando un incremento del 26,8% tra il 2012 e il 2022”. Ma ad “impensierire” gli analisti รจ lโincapacitร di spesa delle famiglie e la conseguente rinuncia a prestazioni per reali bisogni di salute. “Di conseguenza, lโipotesi ventilata dalla politica di ridurre la spesa out-of-pocket semplicemente aumentando quella intermediata da fondi sanitari e assicurazioni non appare realistica”.
“Lโaumento della spesa out-of-pocket non รจ solo il sintomo di un sottofinanziamento della sanitร pubblica โ afferma Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione Gimbe โ ma anche un indicatore delle crescenti difficoltร di accesso al Ssn. Lโimpossibilitร di accedere a cure necessarie a causa delle interminabili liste di attesa determina un impatto economico sempre maggiore, specie per le fasce socio-economiche piรน fragili che spesso non riescono a sostenerlo, limitando le spese o rinunciando alle prestazioni”.
LE FONTI.
In Italia, la spesa out-of-pocket รจ rilevabile attraverso quattro dataset istituzionali: tre dellโIstat (Sha, Conti Nazionali e indagine campionaria sulle famiglie) e il Sistema Tessera Sanitaria, che raccoglie i dati per la dichiarazione dei redditi precompilata. Questi dataset differiscono per metodologia di raccolta dati, fonti e livello di dettaglio analitico, determinando variazioni nellโentitร della spesa out-of-pocket e nelle categorie che la compongono.
I NUMERI.ย
Secondo i dati Istat-Sha, nel 2023 la spesa sanitaria totale in Italia ha raggiunto โฌ 176,1 miliardi di cui โฌ 130,3 miliardi di spesa pubblica (74%), โฌ 40,6 miliardi di spesa privata pagata direttamente dalle famiglie (23%) e โฌ 5,2 miliardi di spesa privata intermediata da fondi sanitari e assicurazioni (3%) (figura 2). Considerando solo la spesa privata, lโ88,6% รจ a carico diretto delle famiglie, mentre solo lโ11,4% รจ intermediata (figura 3).
“Questi valoriย โ commenta Cartabellotta โย riflettono tre fenomeni chiave: il sottofinanziamento pubblico, lโipotrofia del sistema di intermediazione e il crescente carico economico sulle famiglie. Siamo molto lontani dalla soglia suggerita dallโOrganizzazione Mondiale della Sanitร : per garantire equitร e accessibilitร alle cure, la spesa out-of-pocket non dovrebbe superare il 15% della spesa sanitaria totale”.
LE DIFFERENZE TRA REGIONI.
Parametrando la spesa sanitaria trasmessa al Sistema Tessera Sanitaria alla popolazione residente Istat al 1ยฐ gennaio 2023, il valore nazionale รจ di โฌ 730 pro-capite, con un range che va dai โฌ 1.023 della Lombardia ai โฌ 377 della Basilicata (figura 4). Questa distribuzione evidenzia che le Regioni con migliori performance nei Livelli Essenziali di Assistenza (Lea) registrano una spesa pro-capite superiore alla media nazionale, mentre quelle del Mezzogiorno e/o in Piano di rientro si collocano al di sotto.
“Questo dato โ spiega il Presidente โย conferma sia che il livello di reddito รจ una determinante fondamentale della spesa out-of pocket, sia che il valore della spesa delle famiglie, al netto del sommerso, non รจ un parametro affidabile per stimare le mancate tutele pubbliche, perchรฉ condizionato dalla capacitร di spesa individuale”.
ITALIA SOPRA LA MEDIA DEI PAESI UE PER SPESA OUT-OF-POCKET, MA INDIETRO PER QUELLA INTERMEDIATA.ย
La spesa sanitaria out-of-pocket pro-capite, pari a $ 1.115, supera sia la media Ocse che quella dei paesi Ue (entrambe pari a $ 906), con una differenza di $ 209. Tra gli stati membri dellโUe, solo Portogallo, Belgio, Austria e Lituania spendono piรน dellโItalia (figura 5). Tuttavia, lโItalia resta nettamente indietro rispetto agli altri Paesi europei per quanto riguarda la spesa intermediata; con un valore pro-capite di $ 143, il dato italiano รจ meno della metร della media Ocse ($ 299) e ben al di sotto della media dei paesi Ue ($ 262). Tra gli stati membri dellโUe, ben 12 spendono piรน dellโItalia, con differenze che vanno dai +$ 33 della Danimarca ai +$ 688 dellโIrlanda, mentre altri 9 paesi spendono meno: dai -$ 5 della Grecia ai -$ 116 della Repubblica Slovacca (figura 6).
PER COSA SPENDONO LE FAMIGLIE.
Secondo i dati Istat-Sha, le principali voci di spesa sanitaria delle famiglie includono lโassistenza sanitaria per cura (comprese le prestazioni odontoiatriche) e riabilitazione, che rappresenta il 44,6% del totale (โฌ 18,1 miliardi). Seguono i prodotti farmaceutici e apparecchi terapeutici (36,9%, pari a โฌ 15 miliardi) e lโassistenza a lungo termine (Ltc), che assorbe il 10,9% della spesa complessiva, per un totale di โฌ 4,4 miliardi (Figura 7).
“Tuttaviaย โ spiega il Presidente โ le stime effettuate nel report indicano che circa il 40% della spesa delle famiglie รจ a basso valore, ovvero non apporta reali benefici alla salute. Si tratta di prodotti e servizi il cui acquisto รจ indotto dal consumismo sanitario o da preferenze individuali quali ad esempio esami diagnostici e visite specialistiche inappropriati o terapie inefficaci o inappropriate2.
RINUNCIA ALLE CURE.
La spesa sanitaria delle famiglie รจ sempre piรน โarginataโ da fenomeni che incidono negativamente sulla salute delle persone: limitazione delle spese sanitarie, che nel 2023 ha coinvolto il 15,7% delle famiglie, indisponibilitร economica temporanea per far fronte alle spese mediche (5,1% delle famiglie nel 2023) e rinuncia alle cure. In particolare, nel 2023 circa 4,5 milioni di persone hanno dovuto rinunciare a visite o esami diagnostici, di cui 2,5 milioni per motivi economici, con un incremento di quasi 600.000 persone rispetto al 2022. Le differenze regionali sono marcate: 9 Regioni superano la media nazionale (7,6%), con la Sardegna (13,7%) e il Lazio (10,5%) oltre il 10%. Al contrario, 12 Regioni si collocano sotto la media, con la Provincia autonoma di Bolzano e il Friuli Venezia Giulia che registrano il valore piรน basso (5,1%) (figura 8).
SANITร INTEGRATIVA: UN RUOLO ANCORA MARGINALE.
La spesa intermediata attraverso fondi sanitari, polizze individuali e altre forme di finanziamento collettivo rimane limitata: nel 2023 ammonta a โฌ 5,2 miliardi, ovvero il 3% della spesa sanitaria totale e lโ11,4% di quella privata.
“Il ruolo integrativo dei fondi sanitari rispetto alle prestazioni incluse nei Leaย โ commentaย Cartabellottaย โย รจ limitato da una normativa frammentata e incompleta e la spesa intermediata compensa solo in parte il carico economico sulle famiglieยป. Dal report emergono due dati di particolare rilevanza. Il primo รจ che il 31,6% della spesa intermediata viene assorbito dai costi di gestione, mentre poco meno del 70% รจ destinato a servizi e prestazioni per gli iscritti. Il secondo evidenzia che tra il 2020 e il 2023 i fondi sanitari integrativi hanno progressivamente aumentato le risorse destinate allโerogazione di prestazioni, riducendo il margine rispetto alle quote incassate. ยซIn altri termini โ continua il Presidente โ la crisi della sanitร pubblica e, soprattutto, la sua incapacitร di garantire prestazioni tempestive stanno spostando sempre piรน bisogni di salute sui fondi sanitari, mettendo a rischio la loro stessa sostenibilitร ”.
“La sanitร integrativaย โ aggiungeย Russoย โย sostiene la salute dei lavoratori e delle loro famiglie, si alimenta grazie alle scelte delle parti sociali in sede di Ccnl e rappresenta una forma avanzata di welfare sussidiario a supporto di quello pubblico. Tuttavia, puรฒ svilupparsi solo se realmente integrativa rispetto ad un Ssn in buona salute per intermediare la quota di spesa ad elevato valore delle famiglie, grazie alle auspicate riforme che il settore attende da anni”.
In questa prospettiva, dati e analisi del report Gimbe offrono una fotografia chiara delle dinamiche della spesa out-of-pocket e individuano gli ambiti di intervento prioritari per il legislatore, sia sul fronte della riforma della sanitร integrativa che delle detrazioni per le spese sanitarie.
“Innanzituttoย โ spiega Cartabellotta โ il dibattito sullโentitร della spesa out-of-pocket da intermediare si basa su un quadro distorto. La spesa delle famiglie, infatti, รจ da un lato โarginataโ dalle difficoltร economiche, che lasciano insoddisfatti reali bisogni di salute, dallโaltro รจ โgonfiataโ dalla spesa a basso valore, indotta da inappropriatezza, consumismo sanitario e capacitร di spesa individuale”.
“In secondo luogoย โ continua il Presidente โ le tre componenti della spesa sanitaria (pubblica, out-of-pocket e intermediata) non obbediscono alla legge dei vasi comunicanti. Le nostre stime dimostrano che poco piรน del 60% della spesa out-of-pocket รจ di valore elevato, mentre il restante quasi 40% รจ destinato a prestazioni di basso valore, la cui intermediazione non apporterebbe alcun beneficio in termini di salute. Di conseguenza, risulta totalmente infondata lโipotesi di rilanciare il Ssn โmettendo a sistemaโ gli oltre โฌ 40 miliardi di spesa out-of-pocket attraverso la sanitร integrativa”.
“Ridurre la spesa out-of-pocketย โ aggiunge Cartabellotta โ richiede un approccio di sistema articolato in tre azioni. Innanzitutto, un progressivo e consistente rilancio del finanziamento pubblico, da destinare in primis alla valorizzazione del personale sanitario per rendere piรน attrattiva la carriera nel Ssn. In secondo luogo, una maggiore sensibilizzazione dei cittadini per contrastare gli eccessi di medicalizzazione e una formazione mirata dei medici per limitare le prescrizioni inappropriate. Infine, una rimodulazione del perimetro dei Lea, oggi insostenibili per il numero di prestazioni incluse rispetto alle risorse pubbliche disponibili, per restituire al secondo pilastro il ruolo primario dโintegrazione rispetto alle prestazioni non incluse nei Lea, come lโodontoiatria e la long-term-care, alleggerendo cosรฌ la spesa delle famiglie”.
“Infineย โ precisa Cartabellotta โย considerato che la richiesta di rimborsi da parte dei fondi sanitari cresce proporzionalmente allโincapacitร del Ssn di garantire prestazioni in tempi adeguati, si rischia di compromettere la sostenibilitร stessa della sanitร integrativa, delineando uno scenario critico. Da un lato lโaumento della spesa out-of-pocket e delle polizze assicurative individuali per chi puรฒ permettersele; dallโaltro, la crescita dei fenomeni di riduzione delle spese per la salute e di rinuncia alle cure, con peggioramento degli esiti di salute. In definitiva, il secondo pilastro, previa adeguata riforma, puรฒ essere sostenibile solo se integrato in un sistema pubblico efficace. Altrimenti rischia di crollare insieme al Ssn, spianando definitivamente la strada alla vera privatizzazione della sanitร , che alimenta iniquitร e diseguaglianze e tradisce per sempre lโarticolo 32 della Costituzione e i princรฌpi fondanti del Ssn”.













