Bruxelles ospita un confronto sulla mobilità lavorativa in Europa

Il 16 settembre la vicepresidente esecutiva per i diritti sociali, le competenze, i lavori di qualità e la preparazione, Roxana Mînzatu, promuove un momento di dialogo attuativo sull’equa mobilità del lavoro nell’UE (fair labour mobility). Si tratta di una delle iniziative di “ascolto” degli stakeholder e della cittadinanza, che la Presidente Ursula von der Leyen ha voluto inserire nelle lettere di ingaggio dei vari Commissari e Vicepresidenti della Commissione che la affiancano nel suo secondo mandato. All’incontro, infatti, partecipa un gruppo ristretto di stakeholder di alto livello tra i quali le autorità nazionali, le parti sociali europee, le imprese, gli ispettorati del lavoro nazionali, le istituzioni di sicurezza sociale e i servizi pubblici per l’impiego. Si tratta, dunque, di una platea selezionata in rappresentanza dell’intero ecosistema della mobilità del lavoro in Europa. 

Al centro della discussione ci sono tre pilastri fondamentali delle politiche europee: la libera circolazione dei lavoratori, il distacco transnazionale e il coordinamento dei sistemi di sicurezza sociale. L’obiettivo dichiarato è duplice: semplificare e ridurre gli oneri amministrativi senza compromettere la tutela dei diritti di cittadini e lavoratori. 

Il dialogo si articolerà attorno a due quesiti chiave: quali sono le principali sfide e opportunità nell’attuazione e nell’applicazione della regolamentazione europea sulla mobilità dei lavoratori? E in che modo la digitalizzazione può contribuire a rendere tali procedure più semplici ed efficaci?

I risultati del confronto contribuiranno a dare forma al Pacchetto per l’equa mobilità del lavoro (Fair Labour Mobility Package), una delle iniziative centrali della Commissione europea, che si inserisce nel percorso tracciato dalla presidente Ursula von der Leyen con le linee politiche a favore di un’Europa più semplice e sburocratizzata. Il diritto alla libera circolazione, infatti, resta uno dei capisaldi del mercato unico e della competitività dell’Unione. Secondo l’ultimo rapporto sulla mobilità intra-UE (edizione 2024), circa 14 milioni di cittadini europei vivono e/o lavorano in uno Stato membro diverso dal proprio. Dagli anni ’50 a oggi, l’Unione europea ha costruito un ampio quadro normativo per favorire gli spostamenti di lavoratori e lavoratrici, garantendo diritti sociali e parità di condizioni per tutti (imprese e lavoratori). Tuttavia, come ribadito nella missione affidata alla vicepresidente esecutiva, Mînzatu, occorre fare un ulteriore passo avanti, ossia, rendere la mobilità più fluida e accessibile, pur senza sacrificare l’efficacia dei controlli. 

Per scaricare il rapporto sulla mobilità nell’UE cliccare qui