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Crisi demografica…non solo economia

di Beniamino Franceschini, docente di Geopolitica presso la Scuola Superiore per Mediatori Linguistici di Pisa, vicepresidente del Caffรจ Geopolitico e coordinatore del desk Africa.

Il calo demografico e lโ€™invecchiamento della popolazione incidono negativamente sulle prospettive economiche e politiche dellโ€™UE. Le migrazioni sono spesso indicate come una parte della soluzione, ma la loro gestione oggi รจ critica per ragioni di sicurezza e di consenso interno. Lโ€™Europa รจ di fronte a una contraddizione: ha bisogno di energie e flussi di persone in ingresso, ma fatica a governarli, mentre le politiche per la natalitร  producono pochi risultati.

La crisi demografica europea

Dal 2004 al 2024 lโ€™etร  mediana nellโ€™UE รจ passata da 39,3 anni a 44,7 anni, con lโ€™aumento degli ultraottantenni dal 3,8% al 6,1% e la riduzione degli under-15 dal 16,2% al 14,6%, una tendenza destinata a proseguire se le condizioni restassero quelle attuali. La contrazione di giovani e persone in etร  lavorativa non comporta solo una maggiore pressione sulle finanze pubbliche, ma anche i rischi di una minore spinta innovativa, di approcci politici piรน conservativi e di uno svantaggio nella competizione globale. Aggiungendo al quadro una gestione inefficace e conflittuale delle migrazioni โ€“ sia dei flussi, sia dei processi di integrazione โ€“ le difficoltร  che potrebbe affrontare lโ€™Europa sarebbero sistemiche, con un prevedibile aumento delle tensioni sociali e una riduzione del peso rispetto alle aree del mondo in espansione demografica.

Lโ€™impatto sullโ€™economia

Il primo effetto del declino demografico รจ misurabile sui conti pubblici. Lโ€™aumento della popolazione anziana nellโ€™UE e la riduzione di quella attiva โ€“ dai 264 milioni nella fascia 20-64 nel 2022 ai 207 milioni del 2050 โ€“ inciderร  sulla capacitร  di sostenere i costi di pensioni, sanitร  e assistenza sociale. Nel 2024 la spesa pubblica per le prestazioni di protezione sociale nellโ€™UE ha superato i 4.900 miliardi di euro, il 40% dei quali (circa 1.900 miliardi) per le pensioni. La tendenza รจ in ascesa (dallโ€™attuale 11% del PIL europeo al 12-13% del 2050), anche considerando che secondo la Commissione Europea nel 2050 gli over-65 saranno il 30% della popolazione. Rimanendo nellโ€™ambito economico, lโ€™inverno demografico โ€“ che sta giร  comportando lโ€™allungamento volontario o per legge della vita lavorativa โ€“ causerร  anche un ammanco di posti di lavoro giร  oggi stimabile in milioni di unitร , con la necessitร , oltre che di prevedere flussi migratori in ingresso, di trovare forme di adattamento a dinamiche difficilmente invertibili in tempi brevi.

Crisi identitaria, gestione delle migrazioni e risposte provvisorie

Dal punto di vista demografico, lโ€™UE sta scontando una calo della natalitร  derivante da un quadro multidimensionale reso complesso da fattori economici, cambiamenti culturali, trasformazione delle reti familiari e, non ultimo un diffuso senso di insicurezza tra le nuove generazioni. La tendenza รจ peggiore nei Paesi mediterranei, che contestualmente hanno anche una minore propensione allโ€™innovazione e allโ€™integrazione di stranieri extraeuropei. Il tema delle migrazioni รจ ormai da anni un terreno di scontro politico, amplificato dalla percezione di una profonda crisi identitaria sulla quale influiscono narrazioni sovraniste e nazionaliste. Gli argomenti della sostituzione etnica e dellaย remigrationย โ€“ condivisi anche negli USA da Donald Trump ed Elon Musk โ€“ spostano il confronto sul campo esistenziale, rendendo la governance politicamente piรน rischiosa. La polarizzazione informativa โ€“ condizionata da iniziative di guerra cognitiva, anche russe โ€“ preme sui Governi, che devono sia pianificare i flussi regolari, sia gestire gli arrivi irregolari, calati a 178mila nel 2025 (-26% rispetto al 2024). Lโ€™UE sta cercando di armonizzare lโ€™approccio dei membri in un nuovoย migration compact, anche acconsentendo a forme di esternalizzazione di controllo delle migrazioni โ€“ dal modello Albania dellโ€™Italia, allโ€™opzione Ruanda del Regno Unito, โ€“ che tuttavia sollevano dubbi sul rispetto dei diritti umani, creano dipendenze geopolitiche ed espongono a vulnerabilitร  reputazionali. Mentre aumentano le proposte per lโ€™adattamento alla situazione, come le politiche per lโ€™invecchiamento attivo e le riforme dei sistemi di welfare, un contributo potrebbe arrivare dalla tecnologia, sulla scia del Giappone, con la sostituzione della forza lavoro umana tramite IA e automazione, che pur aumentando la produttivitร , facilita concentrazioni di potere economico e squilibri tra settori e territori.

Trade-off per lโ€™Unione Europea

Ricorrere alle migrazioni per compensare il calo demografico

  • Si guadagna: ampliamento della base contributiva, crescita demografica (almeno nel medio periodo)
  • Si perde: aumento della spesa sociale, tensioni sociali e reazioni conservative-identitarie, weaponization delle migrazioni
  • Chi paga: Governi nazionali e amministrazioni locali (in misura minore UE), fasce della popolazione piรน esposte, immigrati non integrati
  • Chi sfrutta la frattura: attori che capitalizzano la polarizzazione oppure utilizzano le migrazioni come minaccia

Favorire politiche attive per la natalitร 

  • Si guadagna: minore impatto politico nel breve termine, miglioramento di investimenti in welfare, politiche di genere e istruzione
  • Si perde: fallimento con perdita di tempo non recuperabile
  • Chi paga: Governi nazionali
  • Chi sfrutta la frattura: attori politici che sfruttano la polarizzazione, attori dei settori economici correlati

Investire su IA e automazione

  • Si guadagna: innovazione e produttivitร  piรน alte in settoriย capital-intensive
  • Si perde: nuove disuguaglianze sociali e territoriali, esposizione verso grandi attori del settore IA e tecnologico
  • Chi paga: lavoratori non riconvertibili o impiegati in settoriย labour-intensive, regioni con disparitร  di partenza
  • Chi sfrutta la frattura: attori economici capaci di controllare conoscenze e capacitร  con tendenze di cartello, attori statali con maggiore potenza demografica che combinano tecnologia e massa lavoro

E l’Italia?

Declino demografico accentuato
Lโ€™Italia presenta uno dei peggiori rapporti di sostituzione generazionale in Europa. Il tasso di emigrazione รจ elevato (270.000 italiani espatriati nel 2023-24, il 39,9% in piรน rispetto al biennio precedente) e alcuni territori, soprattutto al Meridione, si stanno giร  spopolando. Il costo รจ una pressione crescente sulla spesa pubblica, con meno contribuenti e minore spinta innovativa.

Mercato del lavoro segmentato
Aalcuni settori si basano giร  ampiamente sulla manodopera straniera. Lโ€™automazione copre solo una parte limitata di questi fabbisogni, rendendo il sistema vulnerabile a restrizioni dei flussi. Accoglienza, integrazione e servizi ricadono sugli Enti locali, mentre i benefici macroeconomici sono sperequati e meno visibili. Questa asimmetria alimenta il conflitto politico locale e riduce la sostenibilitร  del modello nel lungo periodo.

Scarsa propensione allโ€™innovazione
Il sistema italiano รจ ancora legato a processi ad alta intensitร  di lavoro, con bassi investimenti in innovazione di qualitร  e carenza di competenze digitali. Questo incide anche sulla produttivitร , piรน bassa rispetto per esempio a Francia e Germania.

 

 

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