Home Adepp-Europa Newsletter AdEPP in Europa Fiscalità d’impresa: il Parlamento europeo chiede un quadro più coordinato per affrontare...

Fiscalità d’impresa: il Parlamento europeo chiede un quadro più coordinato per affrontare la nuova competizione internazionale

La fiscalità delle imprese europee si trova davanti a una fase di profonda trasformazione, determinata dall’evoluzione delle regole internazionali, dalla crescente digitalizzazione dell’economia e dalla necessità di rafforzare la competitività delle imprese senza indebolire il contrasto all’elusione e all’evasione fiscale. È in questo contesto che si inserisce la relazione del Parlamento europeo sull’approccio dell’Unione alla politica fiscale delle imprese in un ambiente internazionale in costante cambiamento.  Il rapporto, elaborato dalla commissione per i Problemi economici e monetari (ECON) su iniziativa della relatrice Kinga Kollár, è stato approvato in commissione il 10 settembre 2026 e presentato per l’esame dell’Aula il 21 settembre. Il voto del Parlamento è indicativamente previsto per il 5 ottobre. Si tratta di una relazione d’iniziativa, quindi non di un atto legislativo vincolante, ma di un documento attraverso il quale il Parlamento formula indirizzi e priorità politiche sulla futura evoluzione della fiscalità europea.

 Il nuovo scenario della tassazione internazionale

Uno degli elementi centrali della relazione è la necessità di collocare la politica fiscale europea all’interno di un sistema internazionale sempre più complesso. Negli ultimi anni, infatti, l’Unione europea ha partecipato ai lavori dell’OCSE e del G20 per definire nuove regole sulla tassazione delle imprese multinazionali, con l’obiettivo di limitare la concorrenza fiscale dannosa e contrastare lo spostamento artificiale dei profitti verso giurisdizioni caratterizzate da una tassazione più favorevole. Il quadro si è ulteriormente complicato con l’evoluzione delle norme fiscali statunitensi e con il recente accordo sul cosiddetto Side-by-Side approach, destinato a disciplinare la coesistenza tra il sistema statunitense NCTI e le regole del secondo pilastro dell’accordo OCSE sulla tassazione minima globale. Proprio le conseguenze di questo nuovo assetto rappresentano uno degli elementi evidenziati nel lavoro della commissione ECON.

Per il Parlamento europeo, la sfida consiste nel mantenere un sistema fiscale coerente con gli impegni internazionali, evitando al tempo stesso che la crescente complessità normativa si trasformi in un ostacolo per le imprese che operano nel mercato unico. Una parte rilevante della discussione riguarda quindi l’attuazione della tassazione minima globale prevista dal cosiddetto “Pillar Two” dell’accordo internazionale sulla riforma della fiscalità delle multinazionali. Il nuovo approccio internazionale pone il problema di come coordinare le diverse legislazioni fiscali e, in particolare, di come evitare sovrapposizioni, costi amministrativi e possibili distorsioni competitive tra imprese europee e concorrenti internazionali. La relazione considera il principio di coordinamento internazionale un elemento importante per garantire condizioni di concorrenza comparabili. Allo stesso tempo, richiama l’esigenza di rendere le norme più semplici e prevedibili, soprattutto per le imprese che devono applicare contemporaneamente regole nazionali, europee e internazionali.

Meno frammentazione, più semplificazione

Un altro tema centrale riguarda la frammentazione dei sistemi fiscali all’interno dell’Unione europea. Sebbene la fiscalità diretta rimanga in larga misura di competenza degli Stati membri, la presenza di 27 sistemi differenti può generare costi amministrativi significativi per le imprese che operano oltre i confini nazionali. La relazione richiama quindi l’esigenza di proseguire il lavoro sulla semplificazione e sul coordinamento delle norme fiscali, anche attraverso iniziative europee come BEFIT, il progetto volto a creare un quadro comune per la determinazione della base imponibile delle imprese che operano nell’UE. L’obiettivo non è soltanto ridurre gli adempimenti. Un quadro maggiormente coordinato dovrebbe rendere più prevedibile il contesto fiscale nel quale le imprese prendono decisioni di investimento e di sviluppo, riducendo gli oneri derivanti dalla necessità di confrontarsi con discipline differenti nei diversi Stati membri.

La sfida della tassazione dell’economia digitale

La trasformazione dell’economia rappresenta un ulteriore elemento della riflessione parlamentare. La crescente digitalizzazione ha infatti reso più complesso il collegamento tra luogo in cui viene generato il valore economico e luogo in cui viene tassato il reddito. Il tema della tassazione dell’economia digitale rimane quindi strettamente legato ai negoziati internazionali sulla riforma delle regole fiscali. La relazione richiama il lavoro sull’OECD Pillar One, che mira proprio a ridefinire alcuni criteri di attribuzione dei diritti impositivi alle giurisdizioni in cui operano le grandi imprese multinazionali. Per l’UE, il coordinamento internazionale assume particolare rilevanza per evitare la proliferazione di soluzioni nazionali non coordinate e mantenere un sistema fiscale capace di seguire l’evoluzione dei modelli di business. La relazione guarda inoltre alla crescente importanza del processo negoziale in sede ONU sulla cooperazione fiscale internazionale. Il rafforzamento del ruolo delle Nazioni Unite apre infatti una nuova fase nel confronto globale sulle regole fiscali, accanto ai tradizionali percorsi sviluppati attraverso OCSE e G20. Il Parlamento europeo sottolinea la necessità che l’Unione partecipi in modo coordinato a questi processi, contribuendo alla definizione di standard internazionali e salvaguardando gli interessi del mercato unico. La cooperazione internazionale viene così considerata una componente essenziale della politica fiscale europea, soprattutto in un’economia caratterizzata da una crescente mobilità dei capitali, delle attività immateriali e dei servizi digitali.

Trasparenza e contrasto allo spostamento dei profitti

Accanto alla semplificazione, il rapporto mantiene alta l’attenzione sulla trasparenza fiscale e sul contrasto alle strategie attraverso cui i profitti possono essere trasferiti artificialmente verso giurisdizioni a bassa imposizione. Tra gli strumenti richiamati nel dibattito rientra anche il public country-by-country reporting, che consente di aumentare la disponibilità di informazioni sulle attività e sulla distribuzione dei risultati economici delle grandi multinazionali nei diversi Paesi. La trasparenza viene quindi considerata complementare alle regole sulla tassazione minima: da un lato si punta a stabilire un livello minimo di imposizione, dall’altro a migliorare la capacità di monitorare dove le imprese realizzano attività, ricavi e profitti.

Particolare attenzione alle PMI

La revisione del quadro fiscale europeo non riguarda soltanto le grandi multinazionali. La relazione dedica attenzione anche agli effetti della complessità normativa sulle piccole e medie imprese. Per le PMI, infatti, la capacità di operare in più Stati membri può essere condizionata dai costi amministrativi e dalla necessità di rispettare discipline fiscali differenti. Un sistema più semplice e prevedibile potrebbe quindi incidere anche sulla possibilità di espansione transfrontaliera delle imprese di dimensioni più ridotte.Questo aspetto si inserisce in una riflessione più ampia sulla competitività europea: la politica fiscale viene considerata non soltanto come uno strumento per garantire entrate pubbliche, ma anche come una componente del contesto nel quale le imprese effettuano investimenti, assumono lavoratori e sviluppano nuove attività.

Fiscalità e competitività: il nodo da sciogliere

La relazione mette dunque in evidenza una tensione destinata a rimanere centrale nel dibattito europeo: da una parte la necessità di assicurare un sistema fiscale equo, contrastando l’erosione delle basi imponibili e lo spostamento artificiale degli utili; dall’altra l’esigenza di evitare che la stratificazione delle norme renda il mercato europeo meno competitivo. Il Parlamento guarda per questo a un maggiore coordinamento tra le iniziative europee e il processo di riforma della fiscalità internazionale, con particolare attenzione alla coerenza tra il Pillar Two, il nuovo assetto “Side-by-Side”, la tassazione dell’economia digitale e le iniziative di semplificazione. La relazione non introduce nuove norme fiscali, piuttosto guarda all’individuazione delle priorità che il Parlamento europeo intende porre al centro del confronto sulla futura politica fiscale dell’Unione. Il prossimo passaggio sarà l’esame in plenaria, previsto indicativamente per il 5 ottobre 2026.

La discussione europea sulla fiscalità d’impresa si trova quindi davanti a una fase decisiva: il quadro internazionale sta cambiando rapidamente e l’UE è chiamata a conciliare coordinamento fiscale, contrasto all’elusione, semplificazione degli adempimenti e competitività delle imprese, mantenendo un equilibrio tra le competenze nazionali e la situazione internazionale.

Consulta la relazione A10-0238/2026 del Parlamento europeo

 

 

Previous articleEnergia, a Dublino il confronto tra i ministri UE: al centro transizione, competitività e sicurezza degli approvvigionamenti
Next articleESIP ha rilasciato un comunicato stampa a seguito della presentazione del Pacchetto sulla mobilità lavorativa equa.