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Professionisti italiani, altro che fuga di cervelli!

Libera circolazione delle idee, cosรฌ l’Europa definisce l’abbattimento delle frontiere lavorative, culturali, formative. Ma, secondo il centro studi del Consiglio nazionale degli ingegneri รจย  poco piรน che una bella intenzione. A fronte della promozione da parte dellโ€™UE di politiche tese ad agevolarla, i flussi in entrata in Italia si rivelano ancora una volta estremamente ridotti e caratterizzati, per la maggioranza (77,5%), da cittadini italiani “di rientro”.

Nel nostro Paese, infatti, rientrano iย laureati italiani che chiedono il riconoscimento del titolo professionale conseguito allโ€™estero, dove le procedure di abilitazione sono meno complesse. In questo modo, i timori di una eccessiva presenza di professionisti stranieri sembrano ormai definitivamente svaniti almeno secondo la ricerca โ€œIl riconoscimento dei titoli italiani conseguiti allโ€™estero โ€“ 2014โ€, pubblicata dal Centro Studi del Consiglio Nazionale degli Ingegneri.

Nellโ€™anno passato, il numero degli italiani che hanno ottenuto il riconoscimento รจ stato di appena 458 unitร , un centinaio in meno rispetto al 2013. Se poi si tiene conto che in due casi su tre si tratta di cittadini italiani, laureatisi in Giurisprudenza in Italia, che chiedono il riconoscimento del titolo abilitante in Spagna, i flussi in entrata sono praticamente irrilevanti: 48 ingegneri, 20 biologi, 12 assistenti sociali e a seguire le altre professioni.

โ€œLo scarso numero di richieste di riconoscimento dei titoli professionali conseguiti allโ€™estero โ€“ commenta Luigi Ronsivalle, Presidente del Centro Studi CNI โ€“ non sorprende. Lโ€™Italia, infatti, in questo periodo esporta professionisti piรน di quanto ne importi. Sarebbe forse piรน corretto parlare di emigrazione dei professionisti italiani, soprattutto ingegneri, che non trovano nel nostro Paese condizioni di lavoro soddisfacenti. La condizione professionale in Italia non รจ infatti rosea a causa di remunerazioni troppo basse, tassazione eccessiva, burocrazia esasperataโ€.

โ€œLโ€™amara considerazione che viene da fare โ€“ prosegue Ronsivalle – รจ che, al di lร  del superamento dei vincoli imposti dalla legislazione vigente sul riconoscimento dei titoli, la modesta affluenza di professionisti stranieri in Italia si puรฒ spiegare con la scarsa attrattivitร  del nostro Paese dal punto di vista economico e del mercato del lavoro. Non possiamo perciรฒ sentirci rasserenati dalla minore concorrenza proveniente dagli altri Paesiโ€.

Escludendo gli italiani,ย  il gruppo piรน consistente รจ rappresentato da cittadini rumeni (6,3%), seguiti a distanza dagli albanesi (2,6%) e dagli spagnoli (2,4%). Tra gli ingegneri che hanno ottenuto il riconoscimento del titolo professionale, non cโ€™รจ una nazionalitร  che spicca nettamente: i 48 ingegneri provengono da ben 22 nazioni diverse. Tra questi, l’81,3% ha ottenuto il riconoscimento della validitร  del titolo per lโ€™accesso alla sezione A, mentre il restante 18,1% รจ composto da ingegneri iuniores.

Per quanto riguarda il genere, per la prima volta il numero di laureate cui รจ riconosciuto il titolo รจ superiore al corrispondente numero dei colleghi uomini: 57,2% contro il 42,8% dei maschi. Questi ultimi prevalgono solo tra gli ingegneri (68,8%) e tra i dottori commercialisti (66,7%). Da rimarcare la consistenza della componente femminile rilevata tra gli ingegneri, visto che in Italia la quota di donne iscritte all’albo degli ingegneri รจ notevolmente inferiore (circa il 13%). Lโ€™etร  media dei professionisti che ottengono il riconoscimento dei titoli conseguiti all’estero รจ compresa tra i 36 e i 37 anni.

In definitiva, i risultati della ricerca del Centro Studi del CNI mostrano come il nostro paese riveli ben altri problemi rispetto alla temuta eccessiva pressione da parte di professionisti stranieri. In realtร , il dato che dovrebbe preoccupare piรน di tutti รจ il grande flusso di laureati in uscita causato dalle ridotte opportunitร  lavorative, dai salari nettamente inferiori rispetto a quelli degli altri paesi europei e dalle tipologie contrattuali che penalizzano i giovani che si affacciano sul mercato del lavoro.

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