“Cโeโ un settore industriale, nel mondo e in Italia, fortemente permeato dalla digitalizzazione ma che non ha avuto benefici dallโeconomia digitali, anzi ne eโ stato travolto con effetti recessivi ormai da un decennio”, cosรฌ la presidente dell’Istituto di previdenza dei giornalisti, Marina Macelloni, intervendo al convegno โDistruptive Effects of Democraphy and Digitization on Social Security of Liberal Professionals” organizzato da AdEPP e ABV lo scorso 6 giugno a Bruxelles.
“Negli ultimi cinque anni il giro dโaffari mondiale dellโindustria dellโinformazione eโ calato dellโ8,4 per cento, passando da 167 a 153 miliardi di dollari. Nello stesso periodo sono aumentati i ricavi della pubblicitaโ digitali (+32%) e della diffusione digitale (+254%), ma il 91% del giro dโaffari mondiale del settore viene ancora dalla carta (diffusione e pubblicitaโ).ย Questo succede percheโ la pubblicitaโ digitale non arriva nelle casse degli editori: eโ stato calcolato che su un euro speso in pubblicitaโ digitale dallโinserzionista, solo 29 centesimi arrivano allโeditore, il resto va alle cosiddette advertising tech companies, i giganti del web, in particolare Google e Facebook.”
“In Italia la situazione eโ se possibile ancora peggiore. Negli ultimi cinque anni – ha spiegato la Presidente Macelloni – il giro dโaffari dellโeditoria eโ sceso del 30%, da 5 a 3,7 miliardi di euro. Nello stesso periodo i grandi operatori del settore hanno accumulato perdite per 2 miliardi. La diffusione cartacea eโ scesa del 33 per cento in cinque anni. Questo ha comportato da parte di tutti gli operatori del settore un forte taglio dei costi che ha interessato ovviamente anche il costo del lavoro (-27% in cinque anni)”.
“Per la professione giornalistica gli effetti sono stati devastanti: il 15 per cento di rapporti di lavoro attivi peso in 5 anni, mentre nello stesso periodo lโoccupazione in Italia eโ cresciuta dellโ1,5 per cento. Il reddito medio annuo dei giornalisti dipendenti eโ calato da 62mila euro a 59mila euro ma i nuovi assunti hanno redditi medi che non superano i 24mila euro. Lโespulsione di giornalisti dipendenti dalle redazioni ha comportato una crescita vistosa e costante del lavoro autonomo: gli iscritti alla gestione separata, sempre negli ultimi cinque anni, sono aumentati del 28%. Ma si tratta di lavoratori con redditi molto bassi: la media annua dei giornalisti autonomi eโ di circa 10mila euro e sui 33mila iscritti oltre 6mila guadagnano meno di 2mila euro lโanno”.
“I numeri ci dicono che siamo di fronte a un cambiamento epocale della nostra professione. Cambia il modello produttivo – ha concluso la Presidente dell’Inpgi –ย cambiano le modalitaโ di fruizione, cambiano gli attori del sistema, cambia profondamente il nostro lavoro. Dobbiamo cambiare anche noi che, come cassa di Previdenza, abbiamo il dovere di interrogarci sul futuro dei nostri iscritti: la sfida per noi oggi eโ diventare la cassa che rappresenta e tutela il lavoro che cambia. Eโ una sfida che allโInpgi oggi eโ imposta dai numeri ma che deve coinvolgere tutte le casse dei professionisti italiani. Ne va della sostenibilitaโ dei nostri conti e di conseguenza della nostra capacitaโ di restare autonomi e di continuare a garantire diritti sociali e protezione per tutti i nostri iscritti anche in futuro”.





