Nel corso del 2025 e inizio 2026, il comitato EurelPro di ESIP ha discusso di come la salute mentale dei liberi professionisti sia collegata alle pensioni di invalidità in Europa. A tal fine la commissione ha esaminato le procedure di concessione di una pensione di invalidità dei rispettivi regimi pensionistici in Germania, Italia, Spagna, Portogallo e Paesi Bassi e ha valutato se vi sia un nesso con i problemi di salute mentale.
Nel complesso, dalle discussioni e dalle presentazioni è emersa sia una convergenza strutturale sia notevoli divergenze nazionali nel modo in cui l’invalidità e l’inabilità al lavoro sono affrontate nell’ambito dei regimi pensionistici per i liberi professionisti in Europa. Infatti, sebbene sia riconosciuta la crescente importanza della salute mentale come fattore che incide sulla capacità lavorativa, vi è un’evidente carenza di dati specifici.
Una caratteristica comune fondamentale dei regimi pensionistici è data dal ruolo centrale della valutazione medica nel determinare l’inabilità al lavoro. Che si tratti di Germania, Spagna, Italia o Portogallo, le decisioni si basano su valutazioni mediche di esperti, che spesso coinvolgono più professionisti. I problemi di salute mentale sono formalmente riconosciuti come uno dei motivi validi di incapacità; tuttavia, la loro valutazione è considerata molto complessa, in particolare quando si tratta di determinare l’invalidità temporanea o permanente. Questa complessità è causa di un processo decisionale prudente e di frequenti rivalutazioni dello stato di invalidità.
Analogamente, le pensioni di invalidità sono raramente concesse in via permanente e i regimi pensionistici delle libere professioni dei diversi paesi che siedono in Eurelpro impongono ai loro beneficiari di sottoporsi a esami medici supplementari per prolungare la loro copertura di invalidità nel tempo. Le visite mediche periodiche, pur mirando a garantire l’accuratezza e l’equità, possono creare instabilità per i beneficiari che potrebbero essere dichiarati idonei al lavoro dopo un periodo di prolungata inabilità (e assenza) al lavoro.
Un altro aspetto discusso è stato il reinserimento nel mercato del lavoro dei liberi professionisti che percepiscono una pensione di invalidità. È stato osservato che in diversi paesi manchino strumenti strutturati di reintegrazione, come la riqualificazione.
In conclusione, l’ assenza di dati sistematici disponibili sull’inabilità al lavoro connessa alla salute mentale tra i liberi professionisti non ha consentito di formulare conclusioni definitive sul quesito iniziale, ossia: se i problemi di salute mentale rientrino tra le cause principali per cui i regimi pensionistici delle libere professioni concedono pensioni di invalidità ai loro iscritti. In tutti i paesi discussi, la stigmatizzazione sociale, le preoccupazioni in materia di privacy e il timore di danni alla reputazione scoraggiano la divulgazione aperta dei dati relativi alla invalidità per malattia mentale, rendendo ancora più difficile la raccolta di dati conclusivi.





