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InvestEU alla prova dei fatti: tra difesa, cybersecurity e le incognite sul post-2027

In vista dell’audizione del 2 settembre con Nathalie Berger (Direttrice per il Coordinamento della Competitività presso la DG GROW della Commissione UE), le commissioni BUDG ed ECON del Parlamento Europeo hanno tracciato il bilancio di InvestEU, il programma strategico per la mobilitazione degli investimenti privati nell’Unione. Tra un effetto leva record e il potenziamento verso la difesa e la transizione verde, il briefing mette in luce sia i traguardi raggiunti sia le principali criticità aperte sul controllo parlamentare e sulla transizione verso il prossimo quadro finanziario.

Governance e architettura finanziaria del programma

InvestEU nasce con l’obiettivo di integrare in un unico strumento gli interventi finanziari dell’Unione Europea a sostegno di priorità cruciali, quali la transizione ecologica, l’innovazione e le piccole e medie imprese. Il funzionamento del sistema si basa su un meccanismo di condivisione del rischio: la garanzia di bilancio offerta dall’UE riduce l’esposizione creditizia per le banche, favorendo l’afflusso di capitali privati verso settori ad alto impatto sociale ed economico.

A seguito del recente aggiornamento normativo con il pacchetto Omnibus II, la garanzia complessiva dell’UE è stata incrementata da 26,2 a 29,1 miliardi di euro, supportata da un tasso fisso di accantonamento del 40%, pari a 11,6 miliardi di euro. L’attuazione operativa vede la gestione del 75% della garanzia affidata al Gruppo BEI, mentre il restante 25% fa capo alle banche promozionali nazionali e a varie istituzioni finanziarie internazionali. L’architettura del programma suddivide le risorse tra quattro ambiti principali: Infrastrutture Sostenibili (40%), Finestra PMI (32%), Ricerca, Innovazione e Digitalizzazione (21%) e Investimenti Sociali e Competenze (7%).

 

I dati dell’impatto: mobilitazione dei capitali e distribuzione geografica

I dati consolidati evidenziano un’accelerazione significativa nell’impiego delle risorse disponibili. A fronte di 83,9 miliardi di euro di operazioni già approvate, sono stati sottoscritti contratti per 57,9 miliardi di euro (sostenuti da 17,6 miliardi di garanzia UE) con un’erogazione reale di 13,6 miliardi di euro.

Questa attività ha generato un tasso di leva finanziaria pari a 13.6x, un risultato che supera le stime iniziali e prospetta una mobilitazione finale di risorse private fino a 427 miliardi di euro. Dal punto di vista settoriale, il comparto energetico assorbe la quota maggioritaria degli investimenti con il 34%, seguito dal sostegno diretto alle PMI con il 14% e dai trasporti e mobilità con il 12%. In termini assoluti, i principali Paesi beneficiari delle risorse risultano essere Italia, Spagna, Portogallo, Francia e Germania; tuttavia, considerando l’impatto parametrato al Prodotto Interno Lordo, la classifica vede al vertice Portogallo, Romania, Bulgaria, Lituania e Lettonia.

Nuove priorità strategiche e i nodi aperti sul controllo parlamentare

Il raggio d’azione di InvestEU si è progressivamente ampliato per rispondere alle crescenti esigenze di autonomia strategica del continente. Le linee guida aggiornate consentono ora di destinare finanziamenti diretti all’industria della difesa — coprendo progetti a duplice uso civile e militare, catene di fornitura e mobilità militare — e al rafforzamento della sicurezza informatica.

Il programma si inserisce inoltre come leva di de-risking a supporto della Clean Energy Investment Strategy e del Biotech Act, introducendo stringenti requisiti di cybersecurity sulle infrastrutture energetiche critiche, come gli inverter per impianti solari ed eolici. Ciononostante, emergono dubbi sul principio di addizionalità: un effetto leva particolarmente alto rischia di spingere i partner finanziari a privilegiare progetti a basso rischio anziché iniziative realmente innovative. A ciò si aggiungono le critiche del Parlamento Europeo relative alla limitata trasparenza sulle singole operazioni firmate e alla carenza di dati disaggregati su base regionale.

 

Le prospettive per il MFF 2028-2034 e il Fondo Europeo per la Competitività

Nel quadro del prossimo bilancio pluriennale dell’Unione Europea, la struttura di InvestEU è destinata ad evolvere per confluire all’interno del nuovo Fondo Europeo per la Competitività (ECF). La proposta elaborata dalla Commissione prevede di innalzare il tetto massimo della garanzia fino a 70 miliardi di euro, portando contemporaneamente il tasso di accantonamento dal 40% al 50% con una dotazione iniziale minima di 11 miliardi di euro.

Questa fase di transizione solleva tuttavia preoccupazioni operative, in particolare per il rischio di un effetto “cliff-edge”, ovvero un’interruzione di continuità nei finanziamenti tra la chiusura dell’attuale ciclo e l’effettivo avvio del nuovo strumento. Parallelamente, la Corte dei Conti Europea ha espresso riserve sulla necessità di aumentare l’accantonamento al 50%, evidenziando come le perdite reali registrate storicamente dal programma siano risultate inferiori rispetto alle stime prudenziali adottate.

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