Stella, Confprofessioni “Dalle Casse sempre più welfare”

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Vanno segnalate le sempre più numerose fattispecie di welfare offerte dalle Casse previdenziali dei liberi professionisti, e sulle quali AdEPP ha opportunamente promosso uno specifico monitoraggio”, così il Presidente di Confprofessioni, Gaetano Stella, presentando il Rapporto 2018 sulle Libere Professioni in Italia, curato dal Professore Paolo Feltrin, che punta la lente di ingrandimento su tutti i professionisti, sia ordinistici sia non iscritti ad alcun ordine o collegio professionale..

“Negli ultimi dieci anni i liberi professionisti sono l’unica componente del mercato del lavoro che ha retto gli urti della crisi economica, in netta controtendenza rispetto agli altri segmenti occupazionali del mercato del lavoro indipendente – ha spiegato Stella. – Una tendenza che si rispecchia anche in altri indicatori economici che mostrano incoraggianti segnali di ripresa. Il Rapporto 2018 sulle libere professioni segna infatti un aumento del numero degli iscritti agli ordini e alle casse professionali; i professionisti si attestano intorno a 1.400.000 unità e tra questi cresce la componente dei datori di lavoro“.

“Come mostrano bene i dati del Rapporto 2017  l’effetto più visibile della crisi è stato una netta riduzione dei redditi dei professionisti – ha sottolineato il Presidente Stella –  specie nel caso delle professioni collegate al mercato dell’edilizia. E, allo stesso tempo, a causa delle trasformazioni strutturali del nostro mondo, in questi anni di crisi i liberi professionisti sono aumentati, non diminuiti. Dunque, riassumendo: una platea più ampia, più diversificata al suo interno, meno affluente in termini di redditi”.

Ed è partendo da queste “evidenze” che si pone un’altra questione ossia l’azione di rappresentanza che deve essere messa in campo per tutelare i liberi professionisti.

“Sotto questo profilo – ha continuato il Presidente di Confprofessioni –  è interessante osservare che il numero di liberi professionisti è più elevato nelle regioni più ricche (come pure negli Stati europei con prodotto interno lordo più elevato) e che al loro interno crescono di più le professioni non tradizionali. Questo panorama che le statistiche ci restituiscono spiega bene il successo registrato dalle iniziative di welfare contrattuale rivolto ai liberi professionisti, Osservatorio delle libere professioni 8 come pure, su un terreno diverso ma a noi vicino, vanno segnalate le sempre più numerose fattispecie di welfare offerte dalle Casse previdenziali dei liberi professionisti, e sulle quali AdEPP ha opportunamente promosso uno specifico monitoraggio”.

 

Professionisti e Europa: +15,2%

In Europa il numero di liberi professionisti nelle attività professionali, scientifiche e tecniche e nella sanità è salito costantemente negli ultimi anni, crescendo di oltre 100 mila unità ogni anno: dai 4 milioni 800 mila del 2009 agli oltre 5 milioni 600 mila del 2016. Mediamente, il tasso di crescita nel periodo è stato pari al 15,2% (tasso medio annuo 2,5%). La crescita ha riguardato tutti i Paesi dell’Unione Europea, con le sole eccezioni della Grecia – dove si è registrata una crescita nulla – e della Norvegia (-10,2%).

Singolare il dato italiano: unica nazione a superare il milione di professionisti (a partire dal 2012), l’Italia concentra ben il 19% dei liberi professionisti censiti nei 28 Paesi dell’Unione. In termini di densità l’Italia conta 17 liberi professionisti ogni mille abitanti, seconda solo ai Paesi Bassi (19 liberi professionisti per mille abitanti). In media la densità di professionisti a livello europeo è di 10,9 : 1.000.

“Negli ultimi dieci anni i liberi professionisti – spiega Stella – sono l’unica componente del mercato del lavoro che ha retto gli urti della crisi economica, in netta controtendenza rispetto agli altri segmenti occupazionali del mercato del lavoro indipendente”.

 

Professionisti e Italia. Un Paese più rosa

Negli ultimi 8 anni sono le donne a portare a casa il primato del segno + : 176 mila unità, mentre i maschi si fermano a quota 80 mila. La maglia rosa, è il caso di dirlo, va alle psicologhe e alle biologhe e nella professione veterinaria le donne addirittura superano gli uomini, mentre nell’area legale esiste la quasi parità di genere già dal 2011, con un gap che si è quasi annullato nel 2016.

“Stiamo assistendo a un profondo ricambio generazionale, con una marcata tendenza al ribilanciamento di genere – commenta Paolo Feltrin, curatore del Rapporto –  Il peso delle generazioni più giovani e, al loro interno, delle donne, cresce sempre di più. Tra il 2009 e il 2017 gli over 45 che escono dal mercato del lavoro libero professionale sono per quasi l’80% uomini, mentre nello stesso il contributo delle donne alla crescita dei liberi professionisti (+255 mila unità) è del 67%”.

Le donne però dispongono di un accesso molto limitato a professioni numericamente importanti (80-90 mila occupati) come gli ingegneri, i tecnici in ambito ingegneristico e gli agenti di commercio, che si configurano come mondi al maschile, con oltre l’80% di specializzazione di genere. Di converso, l’unica professione numerosa declinata quasi esclusivamente al femminile è quella della psicologa / psicoterapeuta, dove le donne pesano quasi l’80%.

 

Ma quanti sono i liberi professionisti nel nostro Paese?

I più numerosi sono gli avvocati e i procuratori legali (14,2% del totale) seguiti dai medici (9,1%). I notai risultano, invece, essere la categoria meno numerosa. Nonostante la lista delle libere professioni risulti molto articolata, la distribuzione dei professionisti si concentra su un numero limitato di grandi gruppi professionali: le prime 6 professioni (avvocati; medici; commercialisti; architetti; agenti di commercio e tecnici in ambito ingegneristico) assommano oltre il 50% del campione. Le prime 10 professioni raccolgono complessivamente il 70% degli occupati

 

Redditi su, ma non per tutti.

Se il fatturato complessivo dei liberi professionisti è cresciuto negli ultimi sei anni, anche i redditi medi delle professioni ordinistiche confermano una dinamica positiva. Ma sono dati da prendere con le molle avverte il Rapporto 2018 Confprofessioni, perché ogni fonte utilizza criteri di classificazione differenti. Secondo i dati Mef, il volume di affari dei professionisti è passato dai 188 miliardi del 2011 ai 207 miliardi del 2016, segnando una leggera contrazione tra il 2015 e il 2016 che ha limato al 12,4% (da 12,8%) il contributo dei professionisti al Pil. Altro criterio è quello utilizzato dal Sose (riferito ai soggetti interessati dagli studi di settore) che al 2016 fissa il reddito medio dei professionisti sui 52 mila euro, in crescita del 12% rispetto all’anno precedente. Permane, comunque, un profondo divario tra le diverse professioni: si passa dai 22 mila euro annui degli studi di psicologia ai 285 mila delle attività notarili. Nella parte alta della classifica si collocano anche farmacisti (121 mila euro annui) e studi medici (66 mila euro), mentre nelle retrovie, insieme agli psicologi, si trovano veterinari, geometri e architetti. Anche i dati di lungo periodo indicano una chiave di lettura in chiaro scuro. Tra il 2006 e il 2016 sono calati drasticamente i redditi medi di notai e farmacisti, rispettivamente -40% e -10%. In flessione anche i redditi di architetti (-16%), ingegneri (-12%) e geometri (-5%), penalizzati dalla crisi dell’edilizia e dal blocco degli appalti pubblici. In salita, invece, i redditi di veterinari (+50%), contabili, periti e consulenti (+29%) e psicologi (+22%). Negli ultimi due anni, tuttavia, il Rapporto 2018 di Confprofessioni registra un’inversione di tendenza che ha spinto in avanti le dinamiche reddituali di quasi tutte le categorie professionali.