Inarcassa. La Centrale unica di progettazione?

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“Una follia”. Il presidente di Inarcassa – Cassa Nazionale di Previdenza ed Assistenza per gli Ingegneri ed Architetti liberi professionisti -, Giuseppe Santoro, in un recente articolo pubblicato su “Il giornale dell’Ingegnere”, è laconico nel commentare la paventata entrata in vigore della “Centrale Unica di Progettazione”, prevista dall’articolo 1, (commi dal 162 al 170) della legge di Bilancio 2019, che avrebbe dovuto vedere la luce entro gennaio 2019, previo decreto del Consiglio dei Ministri.

“Secondo il disposto normativo – prosegue Santoro – il nuovo organismo dovrebbe occuparsi della progettazione di opere pubbliche, collaudi, direzione dei lavori, coordinamento per la sicurezza, supporto ai RUP e predisposizione di modelli di progettazione per opere simili e, come noto, molto altro”. Al contrario, la nuova struttura, che parrebbe replicare ciò che era il Genio Civile, mostra numerose contraddizioni e incagli. Già bocciata da Confindustria in sede di disegno di legge, e criticata da Rete Professioni Tecniche, in rappresentanza di oltre 650mila associati, e da OICE, tra le conseguenze “drastiche” che porterebbe l’approvazione della norma vi sarebbero effetti distorsivi per il mercato: “La disposizione normativa infatti non sembra vietare alla Centrale di partecipare, essa stessa, a gare di progettazione o a gare di supporto al RUP. In parole povere: una follia”.

Non solo: “L’idea che un unico soggetto possa assumere la veste di progettista di opere pubbliche, stazione appaltante e soggetto di committenza delegata da parte di altre amministrazioni collide con i principi stessi del Codice” continua Santoro, ricordando come sia indispensabile puntare a una chiara ed evidente distinzione tra controllori e controllati, riservando ai liberi professionisti e alle società di ingegneria la progettazione e ai pubblici dipendenti il controllo, dalla programmazione al collaudo.

Una nuova struttura da 300 dipendenti per un costo di 100 milioni annui che rischia di fungere da “collo di bottiglia” che allunga i tempi di produzione senza semplificare i processi: “Più si complica il quadro normativo e più si paralizza il sistema – sottolinea Santoro – È noto che gli investimenti pubblici siano il ‘grande malato’ d’Italia e che siano scesi in dieci anni dal 3% all’1,9% del Pil. Meno noto è che gli anni 2016, 2017 e 2018, successivi all’entrata in vigore del nuovo Codice Appalti (D. Lgs. n. 50/16), siano stati i peggiori”.

In conclusione, il giudizio del presidente di Inarcassa verso la Centrale Unica di Progettazione è lapidario: “Invece di investire risorse per un corposo piano di formazione delle stazioni appaltanti, ci si attiva per centralizzare l’attività progettuale, mettendo all’angolo gli operatori privati che investono in formazione, innovazione e ricerca per competere sul mercato” chiosa Santoro.