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Covid 19. Emergenza globale. Lo studio Confindustria

Economia italiana colpita al cuore

Uno shock imprevedibile ha colpito lโ€™economia italiana a febbraio 2020, quando รจ iniziata la diffusione nel Paese del virus COVID-19. Si tratta di uno shock congiunto di offerta e di domanda: al progressivo blocco, temporaneo ma prolungato, di molte attivitร  economiche sul territorio nazionale, necessario per arginare lโ€™epidemia, si รจ associato un crollo della domanda di beni e servizi, sia dallโ€™interno che dallโ€™estero.

Le prospettive economiche, in questa fase di emergenza sanitaria, sono perciรฒ gravemente compromesse. Non รจ chiaro, inoltre, con quali tempi esse potranno essere ristabilite neppure dal lato dellโ€™offerta. Nelle previsioni che qui presentiamo, ipotizziamo che nel settore manifatturiero saranno attive queste percentuali di imprese nei prossimi mesi, nellโ€™ipotesi che la fase acuta dellโ€™emergenza sanitaria si vada esaurendo alla metร  del secondo trimestre dellโ€™anno. Aprile: 40% allโ€™inizio; 60% alla fine del mese; maggio: 70% allโ€™inizio; 90% alla fine del mese; giugno: 90% allโ€™inizio; 100% alla fine del mese. Anche con queste ipotesi, la caduta stimata del PIL nel secondo trimestre rispetto a fine 2019 รจ attorno al 10% (Grafico A). Inoltre, la ripartenza nel secondo semestre sarร  comunque frenata dalla debolezza della domanda di beni e di servizi.

Non solo economia

Le relazioni sociali ed economiche sono colpite in modi gravi, imprevedibili fino a poche settimane orsono. I consueti comportamenti individuali e collettivi, le relazioni tecnologiche tra fattori produttivi ed output, i meccanismi consolidati di trasmissione delle politiche pubbliche, i rapporti internazionali di scambio, sono alterati ed in alcuni casi del tutto saltati. Piรน che quello di prevedere il futuro, questo รจ il tempo di agire affinchรฉ il nostro Paese, la nostra societร , possano affrontare adeguatamente questa fase drammatica e risollevarsi quando lโ€™emergenza sanitaria sarร  mitigata.

Occorre tutelare il tessuto produttivo e sociale della Nazione, lavoratori, imprese, famiglie, con strategie e strumenti inediti e senza lesinare risorse in questo momento per garantire il benessere futuro. Occorre agire subito, senza tentennamenti o resistenze: altri paesi si stanno giร  muovendo in questa direzione.

Nessuno conosce, ad oggi, la dimensione complessiva degli interventi necessari, che saranno comunque massivi e che saranno condizionali agli sviluppi sanitari ed economici. Ma a tutti รจ chiaro che solo mettendo in sicurezza i cittadini e le imprese, la recessione attuale potrร  non tramutarsi in una depressione economica prolungata.

Del realismo, o dellโ€™eccessivo ottimismo di queste ipotesi, solo i prossimi mesi diranno. Nel caso in cui la situazione sanitaria non evolvesse positivamente, in una direzione compatibile con questo scenario dellโ€™offerta, le previsioni economiche qui presentate andrebbero riviste al ribasso. Nel 2020 un netto calo del PIL รจ comunque ormai inevitabile: lo prevediamo al -6,0%, sotto lโ€™ipotesi che la fase acuta dellโ€™emergenza sanitaria termini appunto a maggio. Si tratta di un crollo superiore a quello del 2009, e del tutto inatteso a inizio anno (Tabella A). Ogni settimana in piรน di blocco normativo delle attivitร  produttive, secondo i parametri attuali, potrebbe costare una percentuale ulteriore di Prodotto Interno Lordo dellโ€™ordine di almeno lo 0,75%.

Lโ€™azione di politica economica, immediata ed efficace, deve essere diretta in questa prima fase a preservare il tessuto produttivo del Paese, impedendo che la recessione profonda di questi mesi distrugga parte del potenziale e si traduca in una depressione prolungata, con un aumento drammatico della disoccupazione ed un crollo del benessere sociale. Non appena possibile, occorrerร  poi mobilitare risorse rilevanti per un piano di ripresa economica e sociale. In entrambe le fasi, unโ€™azione comune o almeno coordinata a livello europeo sarebbe ottimale; in assenza di questa possibilitร , la risposta della politica economica nazionale dovrร  essere comunque tempestiva ed efficace.

Siamo in una recessione atipica, che non nasce dallโ€™interno del sistema economico italiano, nรฉ in quello internazionale. Non nasce dallโ€™incepparsi di qualche meccanismo dei mercati finanziari o dalla necessitร  di โ€œcorreggereโ€ qualche eccesso. Lo shock viene dallโ€™esterno, colpisce lโ€™economia come un meteorite.

I consumi delle famiglie, nella prima metร  del 2020, risentiranno delle conseguenze dellโ€™impossibilitร  di realizzare acquisti fuori casa, ad esclusione di alimentari e prodotti farmaceutici. Il totale della spesa privata risulterร  decisamente inferiore rispetto a quello dellโ€™anno scorso (-6,8%). Al suo interno si determinerร  una sostanziale ricomposizione del paniere, a sfavore di vari capitoli di spesa, quali lโ€™abbigliamento, i trasporti, i servizi ricreativi e di cultura, i servizi ricettivi e di ristorazione.

Gli investimenti delle imprese sono la componente del PIL piรน colpita nel 2020 (-10,6%). Calo della domanda, aumento dellโ€™incertezza, riduzione del credito, chiusure forzate dellโ€™attivitร : in questo contesto รจ proibitivo per unโ€™azienda realizzare nuovi progetti produttivi, visto che la stessa prosecuzione dellโ€™attivitร  corrente รจ compromessa o a forte rischio, come mostra la caduta della produzione industriale. Gli investimenti privati, perciรฒ, crolleranno nella prima metร  di questโ€™anno.

Lโ€™export dellโ€™Italia non viene risparmiato dal calo generale dellโ€™attivitร  economica (-5,1% nel 2020). Lโ€™attesa di una riduzione delle vendite estere รจ dovuta a quella prevista negli scambi mondiali e, soprattutto, nelle filiere di produzione nei paesi europei, a causa della pandemia che ha colpito tutto il mondo, o quasi. Poichรฉ il calo dellโ€™attivitร  sarร  particolarmente forte nei principali mercati di destinazione dei prodotti italiani e i nostri esportatori saranno piรน penalizzati da difficoltร  produttive e logistiche, lโ€™export รจ atteso cadere piรน della media mondiale. Peraltro, i rischi sono qui fortemente al ribasso, perchรฉ un blocco dellโ€™attivitร  piรน lungo e diffuso a livello internazionale potrebbe portare a un crollo del commercio mondiale comparabile a quello del 2009. Inoltre, concorrenti esteri potrebbero approfittare delle attuali difficoltร  della manifattura italiana per sottrarre quote di mercato.

Imprese a rischio, Italia a rischio

Tutto ciรฒ esercita una pressione senza precedenti sulla capacitร  di resilienza del nostro sistema produttivo. Dalla sua tenuta dipendono le prospettive di rilancio, una volta terminata lโ€™emergenza sanitaria.

In particolare, dallโ€™industria dipendono direttamente o indirettamente un terzo circa di tutti gli occupati nel nostro Paese e originano circa la metร  delle spese in R&S e degli investimenti necessari ad aumentare il potenziale di crescita dellโ€™economia.

Oggi รจ urgente evitare che il blocco dellโ€™offerta ed il crollo della domanda provochino una drammatica crisi di liquiditร  nelle imprese: a fronte delle spese indifferibili (tra cui quelle per gli adempimenti retributivi, fiscali e contributivi) e degli oneri di indebitamento, le mancate entrate prodotte dalla compressione dei fatturati potrebbero mettere a repentaglio la sopravvivenza stessa di intere filiere produttive. Bisogna evitare che la crisi di liquiditร  diventi un problema di solvibilitร , anche per imprese che prima dellโ€™epidemia avevano bilanci e prospettive solide.

Pur con alcune differenze tra i diversi comparti e con sfumature diverse tra imprese di piccole, medie o grandi dimensioni, il tema della tenuta del tessuto produttivo italiano durante la fase emergenziale รจ cruciale per tutte le aziende. Le imprese e le persone che vi lavorano sono il vero patrimonio dellโ€™Italia. Solo la loro tutela, quindi la tutela dellโ€™occupazione, in questa fase delicata consentirร  al Paese di tornare a crescere in futuro.

Bisogna agire immediatamenteย Servono, perciรฒ, interventi di politica economica, immediati e di carattere straordinario, su scala sia nazionale che europea. Per sostenere la tenuta e poi la ripartenza dellโ€™attivitร  economica giร  nella seconda parte del 2020 e quindi nel corso del 2021.

In Europa, dopo i consueti balbettamenti assai gravi in questa situazione, in queste settimane sono state giร  prese decisioni importanti. I massicci interventi della BCE, che hanno fermato per ora lโ€™impennata dello spread sovrano per lโ€™Italia; la sospensione di alcune clausole del Patto di Stabilitร  e Crescita, per la finanza pubblica; le misure temporanee sugli aiuti di Stato.

Queste azioni, perรฒ, vanno accompagnate con un cruciale passo in piรน: lโ€™introduzione di titoli di debito europei, fin troppo rimandata.ย Lโ€™Europa รจ chiamata a compiere azioni straordinarie per preservare i cittadini europei da una crisi le cui conseguenze rischiano di essere estremamente pesanti e di incidere duraturamente sul nostro modello economico e sociale.

In Italia, gli interventi auspicabili sono molti e vanno in diverse direzioni. Alcune delle quali giร  recepite nel recente decreto legge โ€œCura Italiaโ€, che ha adottato prime misure per il rafforzamento del sistema. Il DL รจ dichiaratamente solo un primo passo per la tutela del sistema economico e sociale. Al netto di alcune sgrammaticature, gli intenti sono condivisibili ma la dimensione degli interventi รจ largamente insufficiente, anche tenendo conto delle risorse messe in campo da altri paesi europei e non. รˆ stata anticipata da parte del Governo lโ€™intenzione di varare un ulteriore intervento in aprile, di portata analoga a quello di marzo (circa 25 miliardi), di cui perรฒ al momento non sono disponibili i dettagli sulle singole misure.

Il Centro studi stima che, se le nuove misure in cantiere fossero analoghe a quelle del primo intervento e finanziate integralmente con risorse europee, si potrebbe avere โ€“ a paritร  di altre condizioni e nello scenario di ripresa delle attivitร  produttive delineato sopra – un minor calo del PIL in Italia nel 2020 per circa 0,5 punti rispetto allo scenario di base, senza impatti sul deficit pubblico.

Nel riconoscere lo sforzo compiuto dal Governo, รจ tuttavia chiaro che occorre rafforzare massicciamente la diga a difesa della nostra economia, anche con strumenti innovativi. รˆ cruciale che si definisca fin dโ€™ora il quadro delle prossime azioni, necessarie per restituire fiducia a famiglie e imprese, rispetto a un percorso di salvaguardia del sistema produttivo da un evento cosรฌ profondamente negativo.

Il nostro Paese deve muoversi subito, con una ingente dotazione di risorse volte a generare effetti positivi per tutte le imprese italiane. Attivando un flusso di liquiditร  che consenta di diluire nel lungo termine lโ€™impatto della crisi per le imprese, senza appesantire eccessivamente il debito pubblico.

Confindustria ha definito una serie di proposte concrete, per garantire la tenuta del sistema economico italiano. Solo se si mantiene in efficienza la macchina dellโ€™economia, per quanto al momento quasi ferma, sarร  possibile rimetterla in moto subito, al termine dellโ€™emergenza sanitaria. Queste azioni devono comprendere: un piano anti-ciclico straordinario, finanziato con risorse europee; interventi urgenti per il sostegno finanziario di tutte le imprese, piccole, medie e grandi; strumenti di moratoria e sospensione delle scadenze fiscali e finanziarie; unโ€™operazione immediata di semplificazione amministrativa, per rendere subito effettiva lโ€™azione di politica economica.

Passando dal tema della tenuta a quello del rilancio, anche questโ€™ultimo da progettare da subito per rendere attiva la ripartenza appena possibile ed anche nellโ€™anno in corso, il CSC ha realizzato due simulazioni con il modello econometrico. Le stime che emergono da queste analisi mostrano come, finanziando con risorse europee e nazionali gli ingenti interventi necessari per liquiditร  delle imprese, trasferimenti alle famiglie, investimenti pubblici e privati aggiuntivi in sanitร , tecnologia, ambiente, รจ possibile far ripartire il Paese lungo un sentiero sostenibile di medio termine.

Confindustria insieme con le Confindustrie tedesca e francese ha proposto un piano europeo straordinario di entitร  pari a 3000 miliardi di euro di investimenti pubblici. Considerando una prima tranche di entitร  pari a 500 miliardi su un periodo di 3 anni, fatta inizialmente anche di misure per la liquiditร  e, poi, soprattutto di investimenti in sanitร , infrastrutture e digitalizzazione, questo sarebbe in grado di alzare la crescita in Italia e nellโ€™Eurozona di rispettivamente 2,5 e 1,9 punti percentuali nellโ€™orizzonte di stima.

Fattori geoeconomici

La crisi economica globale generata dal COVID-19 necessita, quindi, di interventi eccezionali e immediati di politica economica, su cui รจ concentrato il dibattito nellโ€™opinione pubblica. Allo stesso tempo, perรฒ, come e piรน di quanto avvenuto nelle precedenti crisi del 2008 e del 2011, richiede un ripensamento profondo degli strumenti di policy a disposizione, in unโ€™ottica sovranazionale e di medio-lungo periodo. La crisi attuale, infatti, รจ due volte globale: sia nella diffusione dello shock sanitario che nei canali di trasmissione produttivi e finanziari.

Di conseguenza, mette a nudo tutte le criticitร , non risolte in precedenza, nella gestione multilaterale delle politiche economiche, che dovrebbe essere coordinata a livello europeo e mondiale.

Nel Rapporto del CSC sono esaminati quattro fattori geoeconomici cruciali, che identificano altrettante tematiche trasversali: i cambiamenti climatici, le regole europee, i legami finanziari USA-Europa e la governance multilaterale degli scambi.

Lotta ai cambiamenti climatici

Lโ€™emergenza sanitaria รจ connessa al tema, piรน ampio, della sostenibilitร  della crescita mondiale. Evidenzia, infatti, che lโ€™equilibrio economico รจ, necessariamente, anche un equilibrio ambientale e sociale. Lโ€™Europa, in particolare, ha urgente necessitร  di un ampio piano di investimenti per realizzare la transizione green, anche per contribuire al recupero macroeconomico dopo la crisi da COVID-19.

Regole europee

Giร  la crisi dei debiti sovrani del 2011 aveva mostrato le criticitร  dellโ€™architettura della casa comune europea. I limiti dellโ€™assetto dellaย governanceย europea sono nuovamente evidenziati dallโ€™attuale crisi sanitaria. Il piano proposto finora dalla Commissione UE รจ poca cosa e come al solito lascia ai singoli paesi la responsabilitร  di gestire la crisi. La sospensione del Patto di stabilitร  รจ emergenziale, indispensabile ma insufficiente. Le istituzioni europee sono allโ€™ultima chiamata per dimostrare di essere allโ€™altezza della situazione.

Legami finanziari USA-Europa

I mercati finanziari sono stati lโ€™origine e il primo canale di diffusione della crisi del 2008, dagli Stati Uniti allโ€™Europa e al resto del mondo. I successivi profondi interventi regolatori e prudenziali li hanno resi sensibilmente piรน robusti a fronte di shock negativi. Sono in grado di reggere lโ€™impatto della crisi da COVID-19?

Governance degli scambi mondiali

Il dibattito sul protezionismo, che รจ stato momentaneamente oscurato dalla crisi pandemica, ha costituito il principale elemento di tensione economica globale nei due anni passati. Anche ora i blocchi agli scambi giocano un ruolo rilevante, aggravando le conseguenze delle interruzioni lungo le catene internazionali di fornitura. Cโ€™รจ da attendersi che le tensioni commerciali tornino al centro del dibattito, una volta terminata lโ€™emergenza sanitaria?

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