Il futuro che vorremmo. E che dobbiamo realizzare

748

d Nunzio Luciano *

Il 2020 sarà purtroppo ricordato come un annus horribilis: la pandemia globale di Covid-19 che ci ha colpito ha ingenerato una crisi mondiale di enormi proporzioni. Ne derivano costi ingenti per tutti i Paesi, in termini umani ed economici. La pandemia ha agito come moltiplicatore di necessità che già conoscevamo, ampliandole: è sotto gli occhi di tutti l’esigenza di garantire alle nostre società assistenza sanitaria, sostegno al reddito, strumenti di politica lavorativa e occupazionale. Il nostro Paese, in particolare, si è trovato a fare i conti con mezzi e risorse limitati rispetto al bisogno ingenerato dalla emergenza sanitaria, anche a causa dei problemi già noti da tempo: scarsa crescita economica, un mercato del lavoro che penalizza i giovani e le donne, un sistema di welfare inadeguato e un rapporto debito/PIL tra i più elevati della zona euro.

Analogamente ai principali partner europei, per l’Italia si prevede una marcata contrazione del Pil nel 2020 (-8,9%) e una ripresa parziale nel 2021 (+4,0%). L’Istat precisa che le previsioni sono fortemente condizionate dall’evoluzione dell’emergenza sanitaria e dalla disponibilità e dalla tempistica di somministrazione del vaccino. Allo stesso tempo, la definizione delle misure legate al Recovery and Resilience Facility Program della Commissione europea potrebbero rappresentare un ulteriore e robusto stimolo agli investimenti.

Abbiamo tutti un lavoro da svolgere per far ripartire l’Italia. Le Casse di previdenza durante l’emergenza sanitaria hanno garantito il pagamento delle prestazioni previdenziali e potenziato le misure assistenziali, per offrire agli iscritti effettive forme di tutela e sostegno per l’attività professionale e per le necessità personali e familiari. La pandemia ha evidenziato il fondamentale ruolo del sistema di welfare per la gestione degli impatti socio- economici della crisi rispetto ai bisogni dei cittadini. Ruolo che sarà sempre più forte, data la sfida che ci attende anche dal punto di vista demografico: quella dell’invecchiamento della popolazione.

La popolazione dell’UE al 1° gennaio 2018 era stimata a 512,4 milioni di persone. I giovani fino a 14 anni costituivano il 15,6 % della popolazione dell’UE, mentre le persone considerate in età lavorativa (15-64 anni) ne rappresentavano il 64,7 %. La percentuale di anziani (di età pari o superiore ai 65 anni) si attestava al 19,7 %.

In Italia, prosegue la crescita, in termini assoluti e relativi, della popolazione di 65 anni e più. Al 1° gennaio 2019, infatti, gli over 65enni sono 13,8 milioni e rappresentano il 22,8% della popolazione totale. Negli ultimi 40 anni la speranza di vita alla nascita in Italia è passata per gli uomini da 69,6 anni nel 1976 a 80,1 nel 2015 e a 81.1 nel 2019. Per le donne, da 76,1  nel 1976 a 84,6 nel 2015 ea  85,4 nel 2019.

Gli over 65, cd. Silver, dispongono di una ricchezza mobiliare e immobiliare media superiore del 26,5% rispetto al dato comprendente le altre fasce della popolazione e negli ultimi 25 anni hanno incrementato i propri consumi del 23,3%, a fronte di altre fasce costrette viceversa a ridurli. Ricerche recenti ci mostrano che gli ultrasessantacinquenni hanno in linea di massima una posizione familiare ed economica ormai consolidata e propensione ad acquistare o usufruire di beni e servizi riguardanti la cura della persona e della salute, i servizi definiti white economy, nonché ricreativi: l’impatto dei Silver sull’economia italiana si può stimare in un totale di consumi pari a 304,7 miliardi di euro, che a propria volta genera un’occupazione di 5,6 milioni di persone e un PIL complessivo pari a circa 417 miliardi.

Il welfare in Italia

Il sistema di welfare italiano, nato con natura prevalentemente pubblica e obbligatoria, si trova a fronteggiare diversi fattori che ne metteranno a rischio la tenuta. L’andamento demografico, innanzitutto: in Italia, come si è visto, l’aspettativa di vita è sempre più elevata e questo fattore, unito alla contrazione della natalità, ci porta ad essere un paese caratterizzato da un costante invecchiamento della popolazione, con uno “sbilanciamento” del welfare verso questa fascia della popolazione “non attiva” in un contesto in cui la popolazione attiva in grado di versare contributi è in costante diminuzione. Altro grande problema è la scarsa crescita economica e occupazionale. Negli ultimi 20 anni la crescita economica dell’Italia è stata in media quattro volte più bassa rispetto all’UE. Nel nostro Paese ciò ha portato ad un crescente intervento nel welfare state di imprese, assicurazioni, banche, fondazioni, cooperative, imprese sociali, gruppi di volontari e altre realtà del terzo settore, associazioni datoriali, organizzazioni sindacali ed enti bilaterali. L’epidemia da Covid-19 ha dilatato la necessità di assistenza sanitaria, di sostegno al reddito e di protezione della continuità lavorativa.  La pandemia ha posto il luce le carenze del SSN, caratterizzato da rilevanti disomogeneità regionali e il settore privato è intervenuto ad integrarlo mediante misure di sostegno ex-post, rivolte ai soggetti colpiti o agli assicurati che hanno subito perdite economiche, nonché con ampliamento delle prestazioni e dei servizi offerti, seppur con ampi spazi di manovra nell’ottica di una vera e propria sinergia tra pubblico e privato.

Le Casse previdenziali dei liberi professionisti hanno reagito ai cambiamenti sociali ed economici, interpretando i tradizionali strumenti di assistenza secondo le nuove modalità di welfare. L’assistenza agli iscritti si declina oggi in diverse modalità: come è stato evidenziato dall’Adepp, l’associazione che riunisce gli enti previdenziali privatizzati dei liberi professionisti, gli interventi delle Casse spaziano dal welfare assistenziale e strategico nei settori della salute, della famiglia, del professionista, dell’accesso al credito, alle misure di welfare attivo, finalizzate a potenziare la professione mediante la formazione, le sinergie e i partenariati anche mediante l’utilizzo delle risorse dei Fondi europei. Senza dimenticare il sostegno alle necessità determinate dalla epidemia da Covid-19, che hanno reso necessario per le Casse stanziare nuove ingenti risorse per rispondere all’emergenza, attivando misure straordinarie per le esigenze immediate di tutti gli iscritti.

Verso il futuro

Cosa possiamo fare? Tendere ad un nuovo modello di welfare, al quale dobbiamo collaborare tutti: soggetti territoriali appartenenti al settore pubblico, privato e no-profit, per affrontare insieme le sfide sociali della nostra comunità, la quale è sempre più un soggetto che va oltre il confine territoriale dello Stato, puntando alla integrazione e alla sinergia con i partner europei. La pandemia ci ha ricordato anche questo, che insieme siamo più forti. Per contribuire a riparare i danni economici e sociali causati dalla pandemia di Coronavirus, la Commissione europea, il Parlamento europeo e i leader dell’UE hanno concordato un piano di ripresa che aiuterà l’UE ad uscire dalla crisi e getterà le basi per un’Europa più moderna e sostenibile. Il 10 novembre 2020, in sede di Consiglio, il Parlamento europeo e gli Stati membri hanno raggiunto un accordo sul prossimo bilancio a lungo termine dell’UE e su NextGenerationEU. L’accordo andrà a rafforzare programmi specifici nel quadro del bilancio a lungo termine per il periodo 2021-2027, per un totale di 15 miliardi di euro di finanziamenti. A ottobre la Commissione Europea ha presentato il Programma di Lavoro per il 2021, articolato su sei obiettivi prioritari:

  1. Green Deal europeo, per raggiungere l’obiettivo di un’Europa a zero impatto ambientale entro il 2050.
  2. Un’Europa pronta per l’era digitale, con obiettivi su connettività, le competenze e i servizi pubblici digitali.
  3. Un’economia al servizio delle persone: al fine di arginare le conseguenze della crisi in atto anche dal punto di vista sociale, la Commissione presenterà un ambizioso piano d’azione per attuare pienamente il pilastro europeo dei diritti sociali al fine che nessuno venga lasciato indietro nella ripresa dell’Europa. Verrà inoltre presentata una garanzia europea per l’infanzia in grado di garantire l’accesso a servizi di base come la sanità e l’istruzione per tutti i bambini. Al fine di rafforzamento l’Unione Economica e Monetaria (EMU), verrà inoltre rivista la gestione dei fallimenti bancari, si adotteranno misure per gli investimenti transfrontalieri e si intensificherà la lotta contro il riciclaggio di denaro.
  4. Un’Europa più forte nel mondo: la Commissione è intenzionata a rafforzare il ruolo Europeo a livello internazionale.
  5. Promozione del nostro stile di vita europeo: in risposta alla pandemia COVID-19, la Commissione proporrà la costruzione di un’Unione Sanitaria Europea più forte, con una consolidazione del ruolo delle agenzie esistenti e l’istituzione di una nuova agenzia biomedica di ricerca e sviluppo.
  6. Un nuovo slancio per la democrazia europea: la Commissione proporrà nuove strategie sui diritti dei minori e delle persone con disabilità, nonché una proposta per combattere la violenza di genere.

Sarà una grande sfida realizzare gli obiettivi europei, che richiedono lavoro in “team” ma, prima, necessariamente, nei singoli paesi membri. E il nostro Paese soffre di pressanti bisogni sociali ed economici, che hanno radici lontane.

Il cambiamento del welfare italiano

Proprio il forte sostegno agli iscritti che le Casse hanno prestato durante l’emergenza da Covid-19 ci ha mostrato come sia necessario e non più rinviabile che il sistema di welfare affronti una nuova evoluzione, che porti alla differenziazione dei ruoli tra pubblico e privato, sulla base della capacità dimostrata dagli enti di rispondere in modo efficace ai bisogni dei liberi professionisti, evitando duplicazioni delle prestazioni e dei servizi offerti e rendendo più efficiente l’allocazione  delle risorse pubbliche. Sono molti i settori su cui dobbiamo intervenire, caratterizzati da squilibri e disomogeneità che generano costi e rallentano la crescita. La crisi da Covid-19 ha messo in luce forti diseguaglianze che interessano tutti i cittadini italiani ed anche la platea dei liberi professionisti: le difficoltà nell’accesso al lavoro per i giovani, nella conciliazione delle esigenze lavoro-famiglia soprattutto per le donne, che spesso si fanno carico del maggior peso della gestione familiare, il gender pay-gap, la disomogeneità delle risorse sanitarie regionali, ecc. Alcune criticità sono divenute evidenti con il lockdown: pensiamo alla disponibilità di risorse digitali, che hanno consentito di lavorare in remoto, la didattica a distanza, la fruizione di servizi sanitari, ecc. Fonte di nuova diseguaglianza sociale è la mancanza di connettività, della banda larga sul territorio, di competenze digitali. La dotazione e le conoscenze digitali sono molto eterogenee sul territorio e collegate a fattori sociodemografici ed economici a cui si deve aggiungere, nella stragrande maggioranza dei casi, la necessità di condividere sia l’uso di apparecchi (pc, tablet, ecc.) tra più membri dello stesso nucleo familiare, sia l’inadeguatezza degli spazi all’interno delle abitazioni. Dai dati pubblicati da Agcom, risulta che durante il lockdown oltre 10 ragazzi su 100 sono rimasti esclusi dal processo educativo. Inoltre, un ulteriore 20% ha potuto frequentare i corsi soltanto in maniera saltuaria, senza poter svolgere regolarmente le lezioni relative all’anno scolastico in corso.

Quanto a capitale umano digitale, l’Italia è ultima tra i Paesi europei. Solo il 42% degli italiani ha almeno competenze digitali di base (a fronte del 58% nella media UE), mentre il 22% dispone di competenze digitali superiori a quelle di base (a fronte del 33% nella media UE). Il gap complessivo in termini di competenze riguarda, inoltre, anche i più giovani.[11]

Una delle priorità è che la ripresa economica coniughi produttività e inclusività. A chi guiderà il Paese, il compito di realizzare gli obiettivi strategici di lungo termine, in linea con le priorità indicate dalla Commissione Europea agli Stati Membri. Sono molte le aree tematiche strutturali di intervento, nelle quali servono azioni concrete per superare la crisi e rilanciare l’economia: salute, digitalizzazione, innovazione e competitività del sistema produttivo, rivoluzione verde e transizione ecologica. Ma anche infrastrutture per la mobilità, istruzione, formazione, ricerca. E, soprattutto, equità sociale, di genere e territoriale. Ci occorre coesione, politica prima ancora che economica. Tutte le componenti dello Stato, pubblica, privata, no profit sono chiamate a collaborare al cambiamento che vogliamo realizzare.

Le Casse previdenziali dei liberi professionisti, con il loro background di competenze e con le loro risorse, debbono raccogliere la sfida per superare il tradizionale modello assistenziale. Unite nell’Adepp, le Casse possono dare vita al nuovo modello di welfare: sinergia è la parola magica, il nostro “asso nella manica”: l’unione di forze e risorse ci consentirà di affiancare alle misure assistenziali tradizionali altre iniziative che svolgano anche la funzione di incentivo e investimento per il futuro dei professionisti, ad esempio nel settore della formazione.

Desideriamo contribuire allo sviluppo delle professioni e del Paese, coniugando i valori della sostenibilità economica con quelli della sostenibilità sociale. Un esempio del nuovo modello di welfare è l’intesa raggiunta tra Adepp e il Fondo di Garanzia per le PMI (Fondo PMI) di Cassa Depositi e Prestiti, per favorire l’accesso al credito dei liberi professionisti, che possono ricevere finanziamenti a costi più bassi, di importo superiore e senza garanzie aggiuntive rivolgendosi a tutti gli intermediari finanziari abilitati ad operare con il Fondo PMI. La collaborazione avviata è nata nel contesto normativo che prevede la possibilità per CDP di costituire sezioni speciali dedicate ai professionisti nell’ambito del Fondo PMI, il principale strumento italiano di supporto dell’accesso al credito. Mediante iniziative innovative e strategiche, le Casse possono contribuire alla ripresa e alla crescita economica del Paese inclusivamente, coinvolgendo anche i soggetti in condizioni di svantaggio che rischierebbero l’esclusione dal sistema produttivo e dal mercato del lavoro. Cassa Forense è pronta a lavorare a fianco delle istituzioni per risolvere i problemi del Paese, in sinergia con le altre Casse, per sostenere gli iscritti e guardare insieme con fiducia al futuro.

*Presidente di Cassa Forense