di Marina Macelloni
Presidente Inpgi
Quello che sta succedendo allโInpgi รจ che il ministero del Lavoro in una stanza chiede allโIstituto di tagliare le prestazioni presenti e future per stabilizzare i propri conti e nellโaltra stanza si appresta a firmare nuovi stati di crisi che finiranno per appesantire ulteriormente i conti dellโistituto. In pratica si chiede allโInpgi di tagliare le pensioni dei propri iscritti per finanziare gli stati di crisi degli editori. Nessuno di noi nega la crisi del settore editoriale. Chi meglio di noi la conosce questa crisi? Negli ultimi dieci anni abbiamo pagato oltre 500 milioni di ammortizzatori sociali, risorse nostre che hanno contribuito a stabilizzare il sistema e tutelare migliaia di colleghe e colleghi. Ma non si puรฒ pensare di risolvere questa crisi ricorrendo ad un unico strumento: il taglio del costo del lavoro facendo pagare il conto ai giornalisti due volte: con la perdita di posti di lavoro e con il taglio delle pensioni. Come se fossimo noi i responsabili della crisi. Noi non siamo i responsabili, siamo le vittime e questo non รจ piรน accettabile.
E nessuno rifiuta la necessitร di ulteriori sacrifici da parte della categoria per salvare lโIstituto. Noi siamo pronti a fare la nostra parte ma devono essere sacrifici utili, accompagnati da un percorso che porti allโIstituto anche i ricavi, le entrate, i nuovi iscritti. Altrimenti i tagli e i sacrifici saranno solo lo scalpo di una categoria giร molto provata.
Per questo chiediamo un confronto ampio con il Governo, una cabina di regia a Palazzo Chigi dove si affronti la crisi del settore nel suo insieme. Dove si parli di lavoro, di crescita, di sviluppo, di investimenti e non solo di tagli. Ne va di un diritto fondamentale dei cittadini, quello di avere unโinformazione libera e di qualitร .





