Pnrr, Gelmini: “Investiamo risorse in politiche attive del lavoro”

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La ministra per gli Affari regionali e le Autonomie, al videoforum promosso da Italia Oggi in collaborazione con la Cnpr
Guerra (Mef): “Rivedere patent box”
Pichetto Fratin (Mise): “La sfida è spendere bene i fondi, ma la storia non depone bene per noi”
Marattin (Comm. Finanze): “No ad interventi spot, serve accordo sistemico”
De Nuccio (commercialisti): “Passare da una politica fiscale di sostegno a una politica fiscale di rilancio”
“Il Pnrr è parte centrale dell’attività del governo. Ci stiamo concentrando sulla sua attuazione costruendo le regole della governance e la cabina di regìa, mettendo al tavolo diversi i livelli di governo, regioni, province e comuni. Accanto a questo abbiamo avviato il tavolo di partenariato economico e sociale con le imprese e i sindacati. Alla verticalizzazione del Piano va applicato il principio di sussidiarietà in modo che lo stesso rispetti le esigenze del Paese nel suo complesso ed abbia la massima attuazione sul territorio”. Queste le parole di Maria Stella Gelmini, ministra per gli Affari regionali e le Autonomie, nel corso del videoforum “Il cantiere delle riforme del governo Draghi 2021”, promosso da Italia Oggi in collaborazione con la Cnpr, presieduta da Luigi Pagliuca.
“Da un lato l’obiettivo è quello di portare avanti la transizione ecologica e digitale; dall’altro è quello di superare il divario tra Nord e Sud del Paese su infrastrutture, occupazione e valorizzazione del capitale umano. Delle 53 riforme che compongono il cronoprogramma buona parte sono già state realizzate. Ma bisogna portarle a termine tutte. Per realizzare la riforma fiscale – ha proseguito la ministra – ci sono 18 mesi di tempo. Abbiamo fortemente voluto una legge di bilancio espansiva con 8 mld per il taglio dell’irap e per la revisione dell’irpef; più complessivamente la metà delle risorse sono impiegate per il taglio delle tasse.  Accanto a questo abbiamo previsto una stretta sul reddito di cittadinanza che è punto qualificante della manovra. Non possiamo disperdere denaro pubblico in assistenzialismo. Doveroso è contrasto alla povertà ma no ad assistenzialismo fine a se stesso. Le risorse risparmiate devono essere investite in politiche attive e di formazione e apprendistato. Vi sono ancora misure a sostegno della famiglia con l’assegno unico per sostenere la genitorialità, la conferma del congedo parentale, misure a sostegno edilizia, il rinvio della sugar tax e della plastic tax. Tutto questo – ha concluso Gelmini – concorre a disegnare un cronoprogramma di riforme che l’Europa ci chiede. Le aspettative del Paese sono altissime e non vanno deluse”.
Della necessità si alcuni correttivi al Dl fiscale ha parlato Maria Cecilia Guerra, sottosegretario all’Economia: “Il governo ha inteso lasciare campo aperto per il confronto con il Parlamento per definire meglio gli interventi su Irpef e Irap con diverse ipotesi allo studio. Due interventi che richiedono risorse importanti e sono parte importante della più ampia legge di riforma fiscale. Un decreto che risponde già alle tante istanze sollevate, ad esempio sull’estensione dei termini per i pagamenti delle tasse e delle rateizzazioni, ma che necessita di alcuni ritocchi. Come ad esempio per il ‘patent box’ sul quale sono state rilevate alcune criticità. Le risorse devono essere dirette verso il sostegno alla ripresa economica con il rifinanziamento di misure per la transizione 4.0 per le imprese”.
Sull’indirizzo da dare alle risorse economiche ha posto l’accento Luigi Marattin, presidente della Commissione Finanze della Camera: “Il Parlamento è sovrano e può cambiare i termini della legge delega sulla riforma fiscale, ma il punto è come e all’interno di quale quadro. Alle spalle c’è un lavoro parlamentare di un anno con una larga condivisione. Si deve decidere adesso su come utilizzare gli 8 mld di euro destinati alla riduzione delle tasse e poi sui diversi decreti legislativi. Vorrei che ci fosse un accordo complessivo sistemico che valorizzi il lavoro svolto da parlamento e governo, altrimenti temo seriamente che ci troveremo a spendere queste risorse in modo disomogeneo. Con 4 o 5 interventi da 1 mld l’uno senza produrre alcun effetto macroeconomico. Le risorse – ha osservato Marattin – vanno concentrate in un’unica direzione. Riusciremo a farlo in questo bailamme che coinvolge anche l’elezione del Capo dello Stato? Il lavoro istruttorio c’è già; adesso si deve decidere con un ampio accordo politico”.
Sull’impiego dei fondi europei è intervenuto anche Gilberto Pichetto Fratin, viceministro allo Sviluppo economico: “Dobbiamo riuscire a conciliare le spese che i fondi europei ci consentono con l’esigenza di realizzare grandi infrastrutture, trasporti, banda larga e ancora l’impegno sulla formazione e valorizzazione del capitale umano. Per centrare questi obiettivi abbiamo a disposizione circa 192 mld di euro più 30 di fondi complementari ai quali vanno aggiunti oltre a 80 mld di fondi ordinari e  79mld del Fondo Sviluppo e coesione. E’ una sfida che il Paese deve vincere spendendo bene questi fondi anche se la storia dell’impiego dei fondi europei da parte dell’Italia non depone bene per noi.  Un’altra gamba del contratto che abbiamo siglato con l’Europa è quella delle riforme per creare le condizioni per un’Italia più moderna e vicina all’Europa nelle regole. Bisognerà trovare una mediazione tra le diverse forze politiche che compongono questa ampia maggioranza – ha sostenuto il viceministro al Mise – , per trovare nuovi accordi su occupazione, sul fisco e su tutti i punti per i quali abbiamo gli occhi puntati dei partner europei”.
Elbano de Nuccio, presidente dell’Ordine dei dottori commercialisti e degli esperti contabili di Bari ha sottolineato la necessità di passare da una politica fiscale di sostegno a una politica fiscale di rilancio destinando le risorse a disposizione per creare un nuovo modello sistemico e non interventi spot. “L’ultima riforma vera – ha evidenziato – è stata realizzata con il decreto Visentin. Oggi quel meccanismo non funziona più. Il sistema tributario è vecchio e discriminatorio, ad esempio nei rapporti tra lavoratori autonomi e lavoratori dipendenti. A questo aggiungiamo che nel corso degli anni ci sono state centinaia di modifiche che hanno introdotto una stratificazione che rende confliggente e iniquo il sistema fiscale. Questo comporta la difficoltà di applicare le norme e, dunque, l’inefficacia delle norme stesse. Serve una semplificazione fiscale, non una mera revisione, come emerge dal testo del disegno di legge, che esplicita a parole i temi della semplificazione e della lotta all’evasione. Ma su come attuarle ci sono molte ombre e poche luci. Occorre un approccio sistemico – ha aggiunto de Nuccio – che preveda la riorganizzazione del corpus di norme fiscali, un incremento della compliance tra fisco e contribuenti e il coinvolgimento dei professionisti nei tavoli tecnici”.