Resilienza, sostenibilità e innovazione

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di Giuseppe Santoro, Presidente Inarcassa, sulla rigenerazione urbana

La ‘Giornata Mondiale delle città’, istituita dalle Nazioni Unite, ha dedicato l’edizione 2021, chiusa lo scorso 31 ottobre, ad accrescere la consapevolezza sulle sfide che ci attendono per garantire uno sviluppo delle aree urbane innovativo e sostenibile. Entro il 2050, quasi il 70% della popolazione mondiale risiederà in città che assumeranno un peso sempre maggiore in campo politico, culturale ed economico; si distingueranno per qualità della vita e creazione di posti di lavoro; saranno poli di crescita economica e luoghi dell’innovazione e della produzione.

Il modello è la città resiliente, capace di sopravvivere, adattarsi, fronteggiare scenari di crisi e innovarsi in modo sostenibile verso un modello di inclusione sociale, dove sempre più determinanti saranno pianificazione strategica e progettualità. La convivenza urbana è la dignità di vivere in forma inclusiva e non esclusiva attraverso i tanti temi sul tavolo: protezione del suolo, azione ambientale e i molti, validi, programmi internazionali che vanno incontro alle Smart Cities e agli obiettivi di sviluppo sostenibile, determinati all’interno dell’Agenda 2030 dai Paesi appartenenti all’ONU.

Che ruolo avranno architetti e ingegneri?

Le trasformazioni tecnologiche in atto stanno cambiando il lavoro. Digitalizzazione e automazione hanno già cominciato ad investire come un ciclone la libera professione. Dobbiamo però uscire dalla logica delle città focalizzate sui singoli progetti, ancorati soprattutto alla “digitalizzazione” e ai servizi pubblici locali. La sfida è passare dai progetti alla scala di tutta la città, con una piattaforma integrata basata sul risparmio energetico, viabilità, servizi e inclusione sociale.

Inarcassa, come le altre Casse privatizzate, è interessata a partecipare agli investimenti, con un adeguato ritorno previdenziale, e contribuisce già a sostenere il mercato di riferimento della categoria degli Ingegneri e degli Architetti liberi professionisti con la sua Fondazione. Guida e concorda già concorsi di progettazione per ogni possibilità di investimento. Ma non è la sua Mission.

Ognuno deve fare la sua parte.

La politica, pretendere che un compenso sia pagato con un sistema che valorizzi il lavoro dei professionisti sulla qualità; chiarire ruoli e funzioni tra chi lavora nel settore pubblico e liberi professionisti; semplificare le norme. Le Università, ripensare al ruolo formativo creando specializzazioni adeguate. Gli Ordini, guardare ad un aggiornamento professionale qualificato e non routinario.  E tutti insieme guardare oltre le competenze professionali.

Continuiamo a registrare lo sviluppo di nuove professioni e quei confini, un tempo ben delineati fra l’una e l’altra, appaiono sempre più evanescenti. Tuttavia, è proprio questa l’opportunità a cui dobbiamo guardare per continuare a crescere. Serve abbattere muri per contaminarsi con chi oggi non possiede ancora un’identità professionale rispetto ai nostri canoni generazionali. Come le maglie delle nostre professioni si sono allargate, anche Inarcassa saprà accogliere ed integrare i giovani portatori di creatività e competenza.