Disoccupazione in aumento? Ai giovani ci pensa il Pnrr

256

Triste primato per il nostro Bel Paese visto che l’Italia continua ad avere il più alto tasso di ragazzi tra i 15 e i 29 anni non impegnati nello studio, nel lavoro o nella formazione (Neet). E questo nonostante nel 2019 la disoccupazione giovanile fosse scesa al 29,2% nel 2019, nel 2020 è risalita al 29,5%. Dal febbraio scorso, i 25-34enni hanno perso complessivamente 258 mila posti di lavoro (il 6,4%) su un totale di 945 mila.

Una situazione che il Piano nazionale di ripresa e resilienza conosce bene tanto che, nonostante non abbia previsto una missione specifica, ai giovani vengono destinate diverse iniziative. In particolare, le missioni che li riguardano più da vicino sono la numero 4, dedicata a istruzione e ricerca, e la 5 (coesione e inclusione) con possibilità occupazionali anche nelle missioni 1 e 2. Da sottolineare che per il 2024-2026, il Pnrr stima un incremento dell’occupazione giovanile del 3,2% e del 4,9% nel Mezzogiorno.

Missione 4 Istruzione e ricerca 

All’interno della Missione 4 si trovano le azioni per fronteggiare il gap nelle competenze di base, l’alto tasso di abbandono scolastico e lo skill mismatch, ovvero la mancata corrispondenza tra le competenze richieste dal mercato del lavoro e quelle apprese a scuola.

Per gli studiosi la disoccupazione giovanile non si risolve solo creando nuovi posti di lavoro ma anche orientando in modo più efficiente l’offerta formativa. Uno spazio importante è dedicato all’orientamento attivo, sia per incoraggiare il passaggio dalla scuola superiore all’università (con 250 milioni) che per affrontare gli abbandoni universitari negli anni successivi. Vengono infatti dedicati 500 milioni alle borse di studio per l’accesso all’università e poco meno di un miliardo per gli alloggi studenteschi.

Il Pnrr punta inoltre a potenziare gli istituti tecnici e il sistema Its della formazione professionale come alternativa all’università: con un investimento da 1,5 miliardi, si punta a raddoppiare iscritti e diplomati.

Viene poi affrontato il tema del post laurea con lo stanziamento di 430 milioni destinato a riformare ed estendere i dottorati, di oltre 1 miliardo e mezzo per i partenariati tra enti di ricerca, imprese e università e 1,3 miliardi per rafforzare gli “ecosistemi dell’innovazione”. Altri 2,5 miliardi vanno al “potenziamento delle condizioni di supporto alla ricerca e all’innovazione”, che include 300 milioni per le startup innovative, allargando così la platea di quelle supportate dal Fondo Nazionale per l’Innovazione.

La missione 5

Quest’area è dedicata alle azioni di “coesione e inclusione” con le sue tre priorità: la parità di genere, il superamento dei divari territoriali e la protezione e la valorizzazione dei giovani.

Il Pnrr struttura un “Servizio Civile Universale”, cui destina 650 milioni prevedendo l’impiego di migliaia di giovani che aiuteranno circa un milione di utenti ad acquisire competenze digitali di base. Altri 600 milioni vanno al “sistema duale”, che ha l’obiettivo di  “rendere i sistemi di istruzione e formazione più in linea con i fabbisogni del mercato del lavoro” e a favorire il passaggio dalla formazione all’occupazione stimolando il cosiddetto learning on the job: s’impara il mestiere sul campo.

La missione 1

Parole d’ordine “Digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura”. Qui gli obiettivi sono molteplici e da qualsiasi parte si guardino non possono che coinvolger ei giovani perché crea “opportunità nel mercato del lavoro” e “valorizza il capitale umano

All’interno di questa missione è previsto anche  il finanziamento della Sezione Speciale Turismo del Fondo Centrale di Garanzia (358 milioni di euro), pensata per facilitare l’accesso al credito per gli imprenditori che gestiscono un’impresa esistente o per i giovani che intendono avviare una propria attività, e l’offerta di fondi real estate con l’obiettivo di acquistare, rinnovare e riqualificare strutture alberghiere italiane, soprattutto nelle regioni del Sud.

La Missione 2

L’ultima che prendiamo in esame ma non certo per importanza visto che stiamo parlando della transizione ecologica. Questa, contribuirà all’occupazione giovanile in tutti i settori toccati dal Green Deal europeo, tra cui le energie rinnovabili, le reti di trasmissione e distribuzione, la filiera dell’idrogeno e della mobilità sostenibile.