Perché dobbiamo investire oggi in benessere psicologico

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di Felice Damiano Torricelli*

Siamo in un momento storico in cui c’è un grande bisogno di psicologia. Oggi, ancora più di ieri.

Martedì 11 gennaio, abbiamo infatti lanciato la campagna ENPAP “Stare bene aiuta a fare meglio”, #starebenefaremeglio, con l’intento di raccontare meglio ai cittadini quello che i professionisti psicologi possono fare per aiutarli a recuperare benessere e qualità di vita nella loro quotidianità, anche in questa fase particolarmente complicata e, al contempo, continuare a fare leva sulle Istituzioni affinché si attivino piani di intervento finalizzati a salvaguardare la salute mentale degli italiani. È a tutti evidente, come più volte ha sottolineato anche il Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi, che c’è un’onda lunga di disagi e disturbi psicologici che durerà anni e interessa quote crescenti della popolazione, man mano che si prolunga l’emergenza pandemica. Problemi psicologici conclamati riguardano almeno una persona su quattro nella popolazione generale e, tra i giovani, uno su due vive un disagio psicologico su cui è necessario intervenire al più presto. A oggi, però, i servizi di psicologia sono quasi esclusivamente nel privato e quindi accessibili solo a chi può permetterseli, per quanto gli Psicologi si stiano impegnando a tenere tariffe basse, anche grazie all’aumentata offerta di interventi online. Nell’iter dell’ultima Legge di Bilancio sono arrivate, da tutte le parti politiche, emendamenti per facilitare l’accesso agli interventi psicologici e garantire almeno un primo intervento immediato, nell’attesa di un’auspicata riforma strutturale dei servizi per la salute mentale. Con buona pace di tutte le dichiarazioni d’intenti e anche della convergenza delle diverse parti politiche su un testo unificato, in legge di bilancio non se ne è fatto niente. Trascurare ulteriormente il malessere psicologico di questi mesi, che si aggiunge drammaticamente a quello ormai strutturale nelle vite di tutti, è pericoloso.

Questa nostra campagna, dunque, è anche un modo per richiamare, ancora una volta, l’attenzione dei decisori pubblici sul bisogno immediato di servizi di psicologia accessibili a tutti. Dalle ricerche condotte negli anni da ENPAP, da cui prende il via #starebenefaremeglio, emerge che da tempo sono in corso cambiamenti importanti degli assetti identitari delle persone, oggi amplificati dalla pandemia. Stiamo assistendo al liquefarsi dei rapporti affettivi, familiari, lavorativi, con la precarizzazione oramai pervasiva di questi assetti che per secoli hanno definito l’identità delle persone per secoli. In questo periodo, l’esplodere della pandemia ci mette ulteriormente di fronte a vissuti di grande fragilità, di incertezza e impotenza, a una complessità grande e poco maneggevole. E tutto questo accade in un contesto in cui il senso di solitudine, che da tempo ci domina, viene reificato e amplificato dalla necessità concrete di distanziamento. Lasciandoci dentro un grande senso di frustrazione e di vuoto. Questi contenuti li abbiamo rilevati già nelle ricerche del 2015, ma nelle ultime, condotte nel 2020, a inizio pandemia, sono drammaticamente esplosi.

Questa campagna vuole, intanto, raccontare a tutti che recuperare benessere psicologico, qualità di vita, equilibrio, pure in questo momento così complicato, è possibile anche grazie all’aiuto professionale degli psicologi e rappresentiamo alcuni degli ambiti della vita quotidiana nei quali il nostro ausilio professionale può essere utile: le tensioni nelle relazioni familiari, la mediazione tra richieste lavorative e vita privata, la ricerca di soluzioni per problemi sempre nuovi, la gestione dello stress, la complessa realizzazione di sé. Lo facciamo attraverso una pagina pubblica su Facebook, “Stare bene fare meglio” (https://www.facebook.com/starebenefaremeglio), attraverso la quale i cittadini possono trovare informazioni sulle tematiche della campagna e sul lavoro degli psicologi ma anche interloquire direttamente con i Colleghi, che pure sono chiamati a condividere e rilanciare i contenuti della campagna. Gli psicologi, anche nella percezione collettiva, sono sempre più promotori del benessere oltre che curatori di un malessere, di questo la maggior parte degli italiani è al corrente. Ma grava ancora una quota di stigma sociale sulla figura dello psicologo: dai dati della nostra ultima rilevazione, sappiamo che dei professionisti della salute mentale si avvale circa il 30% della popolazione, ma il 75% dei fruitori, ancora adesso, dice che prova imbarazzo a raccontare agli altri che va dallo psicologo. Ci auguriamo che la campagna e la pagina pubblica contribuiscano a ridurre ulteriormente questo stigma. È importante diminuire il gap tra la nostra categoria e la cittadinanza.

Perché stiamo adoperandoci per promuovere il benessere psicologico delle persone? Farlo, vuol dire fare emergere il potenziale di ognuno di noi, ridare vita alla nostra creatività, mettere a servizio le intelligenze di cui disponiamo, ed essere più funzionali, per noi stessi e per gli altri. La nostra vita prima della pandemia è scomparsa in poche settimane e questo ci ha chiesto e ci chiederà degli adattamenti, degli aggiustamenti, che sono stressanti per tutti. Adattarsi ai cambiamenti dell’ambiente, oltre che fare i conti con i propri conflitti interiori (due aspetti che rischiano di minare il benessere e l’equilibrio psicologico), in questo momento, da soli, può risultare più complicato. La capacità di godere della propria vita, di guadagnarsi da vivere, avere relazioni soddisfacenti e mantenere un ruolo sociale sono fattori cruciali per benessere e salute. Proveremo a raccontare il perché, dal momento che tutti i contesti sono in qualche modo concatenati tra loro, sottolineando ciò che lo psicologo può fare per favorire il recupero dell’equilibrio.

Dai nostri dati emerge anche che uno degli ostacoli a rivolgersi allo psicologo è il costo delle sedute. Il servizio pubblico è drammaticamente sotto organico da molti anni, e questo va a scapito delle fasce più fragili della popolazione perché in questo modo la nostra professione è accessibile solo ai più abbienti, ma non può continuare a essere così. In questi mesi si è riusciti a ottenere qualche miglioramento di alcuni servizi, ad esempio in ambito scolastico, e alcune Regioni si sono mosse per ampliare dei servizi di psicologia ma non è ancora abbastanza. C’è bisogno di intervenire urgentemente, soprattutto per le fasce deboli, bambini e ragazzi in primis. Ma la Costituzione Italiana tutela la salute come diritto fondamentale dell’individuo e interesse della collettività e non c’è salute né benessere economico o sociale senza salute mentale e benessere psicologico. Vanno quindi riattivati in urgenza gli iter normativi per facilitare l’accesso ai servizi di psicologia in questo frangente – con bonus, voucher o altri applicazioni – ma, al contempo, deve partire l’elaborazione di un sistema di servizi per la salute mentale e il benessere psicologico accessibili, e questo sistema deve essere aggiornato alle necessità attuali dei cittadini.

*presidente ENPAP